Aung San Suu Kyi è libera. Primo segnale di apertura del governo di Rangoon?

Aung San Suu Kyi

Rangoon – Il premio Nober per la Pace Aung San Suu Kyi è finalmente libera. La giunta militare birmana al potere ha posto fine agli arresti domiciliari del leader dell’opposizione al termine del suo periodo di detenzione. Il suo ritorno alla libertà è stato festeggiato da migliaia di sostenitori radunatesi intorno alla sua abitazione, in attesa del suo rilascio dopo gli ultimi 18 mesi di reclusione. È stata grande la gioia della folla alla vista dell’arrivo di alcuni ufficiali del governo che giungevano presso la sua abitazione per notificarle l’ordine di scarcerazione. “Ora sono libera” ha detto la leader dell’opposizione birmana pochi minuti dopo il suo rilascio, ha salutato tutti e ha aggiunto che “bisogna lavorare insieme, all’unisono, per raggiungere il nostro obiettivo”. Il suo primo discorso ufficiale è atteso per domani, domenica 14 novembre. Sono attese parole di lotta a favore del rispetto dei diritti umani, della democrazia e della libertà di espressione.

Aung San Suu Kyi ha rifiutato il divieto posto dalle autorità birmane di tornare a parlare dopo il suo rilascio. Attualmente si trova nella sua abitazione, libera e in compagnia di alcuni funzionari del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia. La notizia della sua scarcerazione è stata accolta con plauso da tutto il mondo occidentale. La Farnesina ha prontamente espresso la sua soddisfazione per il rilascio del premio Nobel birmano, auspicando che questo passo sia solo un primo segnale di apertura del governo di Rangoon verso un possibile dialogo con l’opposizione e l’affermazione dei diritti umani e delle libertà democratiche. Non si sono fatte attendere nemmeno le parole di gioia del presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso che ha espresso ufficialmente il suo compiacimento, augurandosi che da oggi in poi non venga più posta alcuna restrizione alla libertà di movimento e di espressione di San Suu Kyi. Lo stesso presidente francese, Nicolas Sarkozy ha lanciato un monito alla giunta militare al potere sottolineando come ogni ostacolo posto al leader dell’opposizione birmana sarà considerato inaccettabile e una negazione dei suoi diritti. Sono giunti rallegramenti anche dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dal primo ministro britannico David Cameron per l’importanza della liberazione di un “modello, un’ispirazione, una figura simbolica” per i cittadini di tutto il mondo in lotta per l’affermazione dei valori democratici e delle libertà fondamentali.

Aung San Suu Kyi

Il presidente Obama ha espresso parole di soddisfazione da Yokohama, dove sta partecipando al vertice dell’Ape, riferendosi più volte ad Aung San Suu Kyi come alla “mia eroina”. Dopo le felicitazioni però è arrivata una nota di rammarico per il fatto che la liberazione del leader dell’opposizione birmano e degli altri prigionieri politici non sia avvenuta prima delle elezioni dello scorso 7 novembre. Obama ha concluso il suo discorso con l’augurio che la liberazione del premio Nobel sia il primo passo verso la liberazione di tutti gli altri prigionieri condannati sulla base di norme vaghe, strumentalizzate per soffocare il dissenso politico.

Il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty ha ricordato che in Birmania ci sono ancora oltre 2.200 prigionieri politici, detenuti in condizioni disumane, torturati ad opera del personale penitenziario che aspettano di essere liberati. Anche l’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, Navi Pillay, si è unito all’appello per l’immediato rilascio di tutti i prigionieri politici.

Stasera a Rangoon sarà festa. Dopo venti anni di lotta, di arresti, di repressione della libertà di espressione e dopo gli ultimi 7 anni di reclusione, finalmente migliaia di persone potranno festeggiare la loro leader, simbolo della lotta per i diritti civili in Birmania. Nel Paese è già arrivato anche il figlio del premio Nobel che ha recentemente ottenuto il visto per entrare in Birmania, dopo che per anni le autorità di Rangoon gli avevano negato l’accesso. È davvero il tempo della gioia.

Margherita Kochi


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