Attacchi a Parigi. Allarme ascesa Le Pen: le conseguenze in Europa

Scenari futuri alla luce della crescita della popolarità di Marine Le Pen grazie agli attacchi terroristici di Parigi

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Mentre il popolo francese ancora si lecca le ferite dopo l’attacco terroristico a Charlie Hebdo, ecco che cominciano i regolamenti di conti all’interno dei partiti politici francesi. E se Marine Le Pen non è stata invitata al corteo repubblicano di commemorazione delle vittime, proprio il suo partito, il Front Nationale, potrebbe beneficiare più di tutti della strage al settimanale parigino in vista delle elezioni del 2017.

GOVERNO IMPUTATO – Inevitabile che il governo finisca sul banco degli imputati: perché la Francia non è stata in grado di prevedere e sventare l’attacco? Perché un così massiccio spiegamento di forze ha impiegato giorni per catturare tre uomini, nonostante i parecchi indizi lasciati per strada dai terroristi? Di chi è la responsabilità? Queste le domande per i Francesi e i Parigini, ancora sotto choc e in preda al panico. Difficile che Hollande e il Partito Socialista riescano a recuperare credibilità agli occhi dei Francesi dopo l’accaduto. La scarsa abilità mostrata dall’intelligence francese si aggiunge a una popolarità del governo già molto bassa dopo la sconfitta alle elezioni europee. Per Hollande piove sul bagnato.

LE PEN IN TESTA – Se la sinistra se la cava decisamente male, anche la destra tradizionale non versa in situazioni invidiabili: l’Ump di Sarkozy è poco più avanti nei sondaggi ma fatica a prendere quota a causa dei procedimenti giudiziari nei suoi confronti. E allora non resta che lei: Marine Le Pen. Il Front National ha da subito cavalcato l’onda emotiva popolare dopo l’attentato reagendo con commenti forti e mirati. In più, può “vantarsi” di aver posto in primo piano la critica all’Islam sin dagli anni ’80, e di aver più volte acclamato uno scontro con le altre forze politiche sulla questione. Questione che ora la Francia è obbligata a porsi. Se si tiene conto della vittoria alle scorse elezioni europee e della costante ascesa nei sondaggi del suo partito, che già sfiorava il 30%, ecco che le probabilità di vedere il Front Nationale all’Eliseo dal 2017 cominciano a prendere corpo.

SE VINCE LE PEN? – Tempo di calcoli allora: che Francia sarebbe con Marine Le Pen e il suo partito alla guida? Una Francia nazionalista e populista. Leggendo il programma di partito è chiara da subito la vena quasi no-global del programma del Front Nationale: uscita graduale dall’euro, protezionismo e il «capitalismo senza frontiere e i suoi scompensi». All’ordine del giorno salirebbero da subito la resa dei conti con i francesi musulmani, per i quali si prevedrebbe la revoca della cittadinanza in casi pericolosi, la sospensione di Schenghen, e un referendum sulla pena di morte. Poi gradualmente i negoziati con l’UE per uscire dall’euro e tasse sulle importazioni che andrebbero a finanziare contributi pubblici agli stipendi più bassi. Una posizione ironicamente molto diversa da quella sostenuta dal Front Nationale di suo padre, Jean-Marie Le Pen, negli anni ’80 campione di globalizzazione, deregolamentazione e neoliberismo.

LE CONSEGUENZE IN EUROPA – È quasi superfluo dirlo: la cura Le Pen che i Francesi sembrano acclamare – tra operai e ceto medio i consensi raggiungono addirittura il 40% – non farebbe per niente bene all’Europa. Da un punto di vista dell’Unione Europea, l’uscita dall’euro della seconda economia più forte dell’eurozona sarebbe un disastro per la forza e la credibilità della moneta unica, che perderebbe una delle sue punte di diamante e garanti di stabilità. Non solo, ma costituirebbe anche un appoggio per altri stati – vedi la Grecia – che potrebbero un giorno parimenti chiedere di uscire dalla moneta per qualunque motivo, forti di un precedente. Insomma, un colpo durissimo al futuro dell’euro, proprio mentre Draghi chiede più unità politica agli stati membri. Da un punto di vista ideologico invece, la vittoria di Le Pen confermerebbe l’avanzata schiacciante del populismo e dell’euroscetticismo nel vecchio continente, dando linfa alle altre ideologie simili nel resto d’Europa. Geert Wilters (Pvv, Olanda), Bernd Lücke (Alternative für Deutschland, Germania), Nigel Farage (Ukip, Uk), Grillo e Salvini guardano con piacere l’ascesa del Front Nationale.

marine le pen

La crescita continua delle ideologie populiste arriva proprio nel momento di massima urgenza di problemi sfide sovra-nazionali e globali: crisi economica, terrorismo e alcune multinazionali. La crisi dell’intelligence anti-terrorismo francese richiede più cooperazione tra nazioni piuttosto che meno, così come i comportamenti scorretti di alcune multinazionali dovrebbero indurre gli stati a collaborare anziché a rinchiudersi in se stessi. Nel momento di massima difficoltà, l’Europa sembra volersi dividere anziché unirsi. Da qualche parte, sia in Yemen, sia sui rooftop di alcuni grattacieli in ferro e vetro, si brinda.

Alessio Perrone

@alessioperrone

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