ATM – Trappola mortale, ovvero prigionieri del bancomat

Uno degli aspetti peculiari di vivere nella società dell’informazione e del Grande Fratello (quello di Orwelliana memoria, non il “programma” televisivo) è l’essere continuamente osservati e di conseguenza sorvegliati. Uno sguardo, un controllo continuo avvertito in modo ambivalente e che, se da un lato ci priva della nostra intimità, dall’altro ci conferisce una certa sicurezza,  come se non fossimo abbandonati a mai in potenziale pericolo.

La contestazione del secondo punto di vista è alla base dell’idea di ATM- Trappola mortale: il regista (David Brooks) si propone di scardinare questa sicurezza e di mostrare come il senso di protezione sia effimiro, pronto a scomparire di fronte a circostanze impreviste.

Un punto di partenza potenzialmente affascinante ma, che purtroppo, non viene analizzato a fondo dal regista, più interessato ad inanellare una serie di cliché da film thriller piuttosto che a portare avanti un discorso coerente.

La trama in breve. Tre yuppie, David (Brian Geraghty) brooker insicuro e impacciato, Emily (Alice Eve) ragazza dolce e idealista che ha rinunciato al suo lavoro per impegnarsi nel sociale e Corey (Josh Peck) brooker cinico e dalla battuta pronta si ritrovano ad una festa aziendale. Per David è l’ultima occasione per poter parlare con Emily di cui è segretamente innamorato. Tutto sembrerebbe andare per il meglio quando la ragazza accetta il passaggio offerto dal timido brooker ma Corey, che non intende lasciare i due soli,  riesce a convincere David a prenderlo a bordo. Il “guastafeste”, per portare fino in fondo il suo ruolo di terzo incomodo, impone a David una sosta presso un bancomat, provvidenzialmente situato in un parcheggio in mezzo al nulla. I tre ragazzi si ritroveranno rinchiusi nel bancomat, sottoposto all’assedio di uno sconosciuto le cui intenzioni sarebbe eufemistico definire ostili nei loro confronti.

Inizia cosi uno snervante assedio fatto di false fughe, idee barbine e morti a dir poco imbarazzanti. Il regista esordiente David Brooks, pur partendo da delle premesse molto interessanti, come si diceva in apertura, non riesce a svilupparle e costruisce una sceneggiatura dove la tensione latita e le scene che fanno storcere il naso allo spettatore abbondano.

Far pronunciare in un attimo di lucidità quella che è la tesi del film a uno dei personaggi non è sufficiente a costruire un discorso profondo che tocchi il pubblico. L’unico attore che risulta interessante è Josh Peck che riesce a caratterizzare in maniera discreta il suo personaggio, pur eccedendo in tic e ammiccamenti nella seconda parte. Il duo di protagonisti, Geraghty e Eve, risulta monocorde e privo di una reale intensità emotiva, caratteristica che sarebbe fondamentale per implementare la tensione. Di certo non è di aiuto nemmeno la sceneggiatura, infarcita di cliché e di assurdità.

ATM – Trappola Mortale è un film che non riesce a mantenere la tensione e non riesce nemmeno a far riflettere lo spettatore su quello che dovrebbe essere il tema di fondo della pellicola. Un vero peccato perché il soggetto posto in mani più esperte (leggasi John Carpenter, esperto in assedi cinematografici) avrebbe portato ad un film godibile con un grande elemento di riflessione sull’era attuale.

Verdetto? Un film di cui si può fare a meno senza avere il timore di un buco intollerabile nella propria cineteca.

Davide Schiano di Coscia

Foto| www.comingsoon.itwww.cabiriamagazine.it

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