Arrestato ad di Tributi Italia: rubata l’Ici in 400 comuni

Giuseppe Saggese

Un altro arresto con accusa di peculato, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate e omesso versamento Iva. E’ finito in manette il 52enne di Rapallo Giuseppe Saggese, amministratore delegato di una società di consulenza concessionaria per la riscossione dei tributi in circa 400 comuni italiani, la Tributi Italia Spa, dopo la scoperta di una sottrazione di circa 20 milioni di euro (a livello personale di Saggese) e di oltre 100 (a livello generale e totale).

Quella che doveva essere l’alternativa comunale ad Equitalia si è rivelata l’ennesima truffa ai danni della collettività e la Guardia di Finanza ha così eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Chiavari. La società Tributi Italia si occupava – su incarico del comune – della riscossione delle tasse locali, ma le somme incassate non venivano poi riversate nelle casse dei vari enti, bensì trattenute su conti estranei, tra cui quelli personali di Saggese.

Contestualmente all’arresto dell’ad di Tributi Italia la procura ha disposto il sequestro per un equivalente di 9 milioni di euro e diverse perquisizioni nei confronti di altri soggetti coinvolti e indagati, sia in provincia di Genova (Rapallo, Recco, Cogorno) che di Piacenza (Borgonovo del Tidone), arrivando fino a Roma, dove la società ha sede legale. Anche per Saggese, un po’ come per Fiorito nel Lazio, spese folli per vizi lussosi (auto di grossa cilindata, yacht, vacanze in località prestigiose, feste e concerti), mentre molti dei dipendenti della società – che non navigava in una rosea situazione finanziaria – finivano licenziati o in cassa integrazione. L’impresa di riscossione aveva ricevuto da parte di vari comuni truffati numerose denunce e in molti avevano revocato le concessioni.

Il meccanismo con cui la società guidata da Saggese operava era quantomeno “perverso”. Le indagini hanno portato alla luce l’esistenza di altre società parallele – sempre a lui riconducibili – e di varie imprese allo stesso modo collegate all’ad che servivano per giustificare spese e mascherare le deviazioni di capitali. Sulla vicenda Franco Martina della Filcams-Cgil ha detto: «La sottrazione indebita, l’indebitamento e la mancata retribuzione per svariati mesi di oltre 1200 lavoratori hanno portato la società ad un regime di amministrazione straordinaria. Chi ha fatto le spese della condotta illegale degli ex amministratori sono stati i lavoratori. La notizia dell’arresto conferma la cattiva e irresponsabile gestione del servizio, che ha portato alla crisi aziendale. Questo, come gli scandali politici emersi negli ultimi giorni, devono portare a un cambio di rotta: gli interessi e i profitti personali non possono prevalere sugli impegni presi davanti all’elettorato e ai cittadini. Dobbiamo impegnarci tutti a combattere ogni forma di illegalità».

Laura Dabbene

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