Antonangelo Liori: da promettente giornalista a imprenditore truffaldino

Giornalista e intellettuale, l’ex direttore de L’Unione Sarda si trova ora al centro di un’inchiesta giudiziaria che ha portato al fallimento due società con quasi duemila dipendenti. Un curriculum giudiziario fuori dal comune, tanto che la domanda ricorrente fra i suoi colleghi giornalisti era «Ma è  ancora a piede libero?»

di Sabina Sestu

Antonangelo Liori

Davvero una lunga carriera quella di Antonangelo Liori. Ma più che in quella di giornalista e intellettuale, l’ex direttore de L’Unione Sarda ha speso la maggior parte delle sue energie e del suo tempo nell’attività, ben più remunerativa, di gestione di società in modo non del tutto limpido. Almeno questo è quello che emerge dal suo curriculum giudiziario, che i suoi ex colleghi definiscono “un piccolo compendio del codice penale”. Ha subito, infatti, condanne per ricettazione, truffa, diffamazione a mezza stampa e bancarotta fraudolenta, tanto per citare le più importanti. Una carriera di tutto rispetto che lo ha portato in carcere solo a luglio di quest’anno, ma che è iniziata già nei primi anni ’90.

Nel 1992 Liori, amministratore di Agritec e Agrisalus, in affari con una socia venne accusato di concorso in truffa, falso ideologico e altri reati fiscali ai danni della Cee. Secondo il Pm vi fu un guadagno illecito di oltre 700 milioni di vecchie lire (La Nuova Sardegna, 17 marzo 1999). È stato indagato per favoreggiamento nel caso del sequestro di Silvia Melis, per diffamazione a mezzo stampa su diversi personaggi del mondo della politica, della Magistratura e della carta stampata. Famosa la sua battuta poco felice diretta all’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi, che Liori accusò di essere un criminale, un terrorista e un fascista: «Nessuno le sparerà, sarebbe una pallottola sprecata». Ha subito una condanna a un anno e due mesi di carcere per aver denigrato Federico Palomba, all’epoca Presidente della Regione Sardegna, nel 1997. Chiamò persino assassino e imbroglione un magistrato, Vittorio Aliquò, della procura di Palermo, che gli costò una condanna a un anno e otto mesi.

La carriera giornalistica di Liori finì nel 1999 con la radiazione dall’albo dei giornalisti professionisti, perché «con la sua condotta ha gravemente compromesso -  questa lo dichiarazione resa dal consiglio dell’Ordine della Sicilia il 24 luglio 1999 – la dignità professionale fino a rendere incompatibile con la dignità stessa la sua permanenza nell’Albo». «La vicenda Liori e la sanzione dell’Ordine – affermarono il 17 agosto del ‘99 Serventi Longhi e Franco Siddi, all’epoca rispettivamente segretario generale e vicesegretario della Federazione nazionale della Stampa – dimostra che l’informazione non è un bene da usare con arroganza, per minacciare, insultare, intimidire le persone e i colleghi presunti nemici. I direttori che si inventano padroni assoluti del lavoro e dell’autonomia dei colleghi hanno nel sindacato dei giornalisti un avversario leale e fiero, nella consapevolezza che queste figure si pongono fuori dalla disciplina deontologica della professione e fanno un altro mestiere».

Da direttore del primo giornale della Sardegna a radiato dal mondo della carta stampata. Buttata alle ortiche la sua carriera giornalistica, il nome di Liori continuò negli anni a rimbalzare sugli altari della cronaca. Il caso più clamoroso in cui venne implicato come diretto responsabile il 45enne desulese è quello riguardante il crack della cartiera di Arbatax, assieme a un altro nome eccellente dell’imprenditoria isolana, l’ex editore de L’Unione Sarda, Nicola Grauso. I due ormai ex soci, quali amministratori della società “Arbatax 2000”,  furono accusati di bancarotta fraudolenta e preferenziale (in pratica, preferirono alcuni creditori invece di altri), falso in bilancio, ricorso abusivo al credito e violazione delle norme fiscali. Nella bufera che ne seguì venne investita anche L’Unione Sarda, in quanto Arbatax 2000 «gestiva un impianto industriale da decine di miliardi e che – si legge in un articolo de La Nuova datato 24 maggio 2000 – avrebbe dovuto essere garantita da un gruppo editoriale solido come quello dell’Unione Sarda». Grauso perderà non solo il quotidiano cagliaritano, ma anche Radiolina e Videolina, da lui fondate negli anni ‘70.

La bancarotta di Agile-Eutelia è l’ultima “bravata” finanziaria di Antonangelo Liori, quella che lo ha poi portato in cella a Buoncammino, a luglio di quest’anno. Assieme ad altri soci, ha acquistato società di telecomunicazioni, ne ha incassato le commesse milionarie, non ha pagato i dipendenti né versato un euro allo stato. Quasi duemila dipendenti perdono il lavoro e Liori dice in tono sprezzante al fratello Sebastiano (indagato anche lui per gli stessi reati), durante una telefonata che è stata intercettata nell’aprile scorso, che nel caso ci fosse stato un fallimento «io continuo ad avere la mia macchina, il mio autista, il mio elicottero, la mia villa…. Tutto uguale e loro non ce l’hanno un lavoro…. Questa è la storia». Ma come è stato possibile che Antonangelo Liori, con il suo curriculum giudiziario, abbia potuto rovinare altre società e creare altri duemila disoccupati?

Foto: www.resistenze.blog.tiscali.it; www.unionesarda.it; www.locali.data.kataweb.it; www.bp.blogspot.com

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews