Announo, Prince il populista del Ghana fa il boom: #stoconPrince

Prima puntata di Announo, Prince Obeng è la star della serata. Il 25enne del Ghana inveisce contro l'Italia e gli italiani e guadagna il suo #stoconPrince

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Ha esordito ieri sera Giulia Innocenzi alla guida di Announo, spin off di Servizio Pubblico, e se su Twitter vi siete imbattuti nell’hashtag #stoconPrince, il perché è qui di seguito. Il programma di approfondimento politico si avvarrà della stessa squadra di Servizio Pubblico (più in disparte Santoro e Travaglio, a cui sono affidati rispettivamente l’introduzione ed una finestra sulle Europee, mentre a Vauro è lasciato il solito ruolo di incursore con le sue vignette) ma con un formato diverso: quattro puntate con un politico in studio (ieri sera il premier Renzi) e 24 giovani in studio, “il più possibile rappresentativi della realtà italiana”. Ieri sera la superstar è stata Prince Obeng, un 25enne del Ghana arrivato a Milano a 10 anni che si è espresso senza peli sulla lingua sull’Italia e sugli italiani. Talvolta colpendo nel segno, talvolta cavalcando facili populismi.

“ITALIA RAZZISTA” - Prince si è presentato con un video in cui brevemente parla di sé e della sua condizione di integrazione pressoché perfetta a Milano: lavoro, famiglia, fidanzata, nipotino nel capoluogo. Ma pochi secondo gli bastano per tracciare un quadro desolante dell’Italia vista dai suoi occhi: «Odio l’ipocrisia dell’uomo italiano. Non puoi dire che questo Stato non è razzista, perché vi odiate tra di voi, figuratevi con noi. Se vuoi la prova ti do la mia pelle da nero, ci vai in giro un giorno e a fine giornata mi dici se il tuo popolo non è razzista». Parole forti, di rabbia e disillusione.

“AVETE RESO VOI L’AFRICA POVERA ED IGNORANTE” - Prince si ritaglia bene il suo ruolo che è simile a quello degli altri ragazzi della trasmissione. Parola roboanti, ad effetto, perfettamente studiate. Gli applausi nello studio della Innocenzi – che non convince del tutto nel suo esordio tv: passivo ed accondiscendente, in perenne ricerca del colpo ad effetto o della facile polemica. Ci si aspettava forse un piglio diverso da una allieva di Santoro e Travaglio.. – sono scroscianti quanto più la “sparata” è grossa. E simbolico è l’altro momento di dialogo forte in cui viene toccato il tema dell’immigrazione. Prince risponde ad una ragazza del gruppo dei 24, che aveva palesato il problema del “doverceli tenere tutti qua”. L’obiezione del 25enne ghanese è l’esasperazione del populismo: «Per la storia se stavi a casa tua e non venivi ad uccidere e rendere l’Africa povera ed ignorante, magari Announo eri a farlo a casa mia».

 

Prince è un fiume in piena: «Come fate a parlare così? Poi magari la domenica andate in chiesa a prendere la Comunione». La Innocenzi capisce che l’argomento è di quelli caldi e ricorda ammiccando che “stiamo parlando di vite umane”. Obeng sferra l’assalto populista finale: «Tu magari preferisci un tuo cane, un chihuahua del… però il vestito glielo compri al chihuahua. Ci avete derubato, resi ignoranti, poi mi dici che devo starmene a casa mia. “Mare nostro”: di chi è il mare, è tuo?». Applausi più deboli e qualche mugugno.

IL POPULISMO NON SI COMBATTE COL POPULISMO - Che l’Italia sia un Paese con tanti problemi, caro Prince lo sappiamo bene. O almeno la maggior parte degli italiani lo sa. Onestamente il teatrino televisivo in cui tu, 25enne ghanese arrabbiato ma integrato con famiglia, fidanzata e lavoro a Milano, consigli ad un vagabondo di colore di fare qualcosa di brutto per farsi rimandare al suo paese, è ipocrita tanto quanto gli italiani che vanno in Chiesa e poi sputano odio e razzismo sugli immigrati. Ridurre poi i problemi dell’Africa ad un urlato ci avete uccisi e derubati, è colpa vostra se siamo rimasti indietro, quindi non potete dirci nulla se veniamo in Italia, è semplicemente errato, riduttivo ed approssimativo. Ossia l’altra faccia del populismo.

Il razzismo è un problema che va combattuto col pugno duro, senza giri di parole. L’Italia deve crescere culturalmente ed insegnare ai propri figli l’integrazione, non l’emarginazione. Il problema dell‘immigrazione clandestina – perché quello è il problema, non certo l’immigrazione di per sé – è un argomento troppo complesso e con troppe sfaccettature da poter essere ridotto al ci avete ucciso e derubati, quindi ben vi sta se vengono tutti qui. I flussi migratori del Mediterraneo sono in gran parte gestiti – caro Prince, forse lo dimentichi – da molti di quelli che tu chiami fratelli. Uomini della tua stessa terra, che spillano fino all’ultimo centesimo dalle tasche di poveri disperati, per lanciarli in eterni viaggi della speranza prima attraverso i deserti, poi nel Mediterraneo stipati come sardine a bordo di gommoni o carrette del mare. Criminali senza scrupoli che non hanno remore a gettare in mare moribondi o malati.

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Giulia Innocenzi (foto via Facebook)

FICTION E POPULISMO - L’Italia non dirà mai di no nel tendere la mano e soccorrere le sventurate vittime della disperazione e della crudeltà altrui. Ma un flusso migratorio continuo, incontrollato ed incontrollabile non può essere un problema solo dell’Italia. Né l’Italia – e Prince ben lo sa – può rispondere alle esigenze di decine di migliaia di immigrati che ogni anno si riversano sul nostro territorio via mare. E per l’incapacità materiale delle strutture di contenerli, e per l’impossibilità di offrire loro qualcosa che vada al di là di un angolo dove dormire e qualcosa da mangiare. È sbagliato parlare di respingimenti senza curarsi del destino di quelle vite umane, è sbagliato parlare indiscriminatamente di ius soli, quando uno straccio di assistenza sanitaria è forse l’unica cosa che si può offrire. Non si risponde al populismo col populismo. Ma all’Italia piace la fiction anche nella vita reale. Ed allora #stoconprince diventa l’argomento del giorno. Aiuta a guardarsi dentro e dire quanto fanno schifo gli altri. Almeno sull’ipocrisia, sì, Prince ha ragione.

Francesco Guarino
@fraguarino

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