Anna Karenina, l’amore che travolge e distrugge – Recensione

Anna Karenina (blogosfere.it)

Locandina del film (blogosfere.it)

«Non esistono perché quando si parla d’amore». E non esiste forza più grande, capace di sfidare barriere sociali e portare alla distruzione della vita stessa, in un connubio perverso con la morte. Questo è Anna Karenina, il nuovo film di Joe Wright, già regista di Orgoglio e Pregiudizio ed Espiazione (candidati a numerosi BAFTA e premi Oscar), nuovo adattamento cinematografico del famoso romanzo dello scrittore russo Lev Tolstoj del 1877. Ricoprendo il ruolo che fu di Vivien Leigh, Greta Garbo e Sophie Marceau, stavolta è Keira Knightley, ormai attrice prediletta di Wright, ad interpretare la bella Anna, moglie dell’ufficiale imperiale Aleksei Aleksandrovič Karenin (Jude Law), che, durante un viaggio a Mosca compiuto per raggiungere il suo impunito e recidivo fedifrago fratello Oblonsky (Matthew MacFayden), conosce e si innamora perdutamente dell’affascinante conte Vronskij (Aaron Taylor-Johnson). Oblonsky è inoltre in contatto con Levin (Domhnall Gleeson), innamorato di sua cognata Kitty (Alicia Vikander), che però è infatuata di Vronskij. Sebbene in un primo momento Anna resista alla tentazione di cadere tra le braccia del conte, non vi riesce quando Vronskij, persa completamente la testa per lei, la segue sul treno per San Pietroburgo, scatenando così uno scandalo senza precedenti che costringe Karenin a porre la moglie dinanzi a un ultimatum: rinunciare al conte o non vedere più suo figlio Serëža. Nel frattempo, Levin riuscirà a sposare l’amata Kitty, mentre Anna, sfidando con coraggio imposizioni e pregiudizi, porterà avanti il suo sogno fino a fare i conti con la follia e la tragedia.

Come spesso accade nella letteratura russa, Anna Karenina è un romanzo dalla lunghezza e dalla complessità notevole, un arazzo ricchissimo che contiene in centinaia di pagine molti temi e riflessioni diverse sulla complessità sociali, politiche, morali e amorose della Russia imperiale. Adattata dallo sceneggiatore premio Oscar Tom Stoppard (Shakespeare in Love), questa trasposizione cinematografica (la dodicesima della storia del cinema) stupisce sin da subito per la sua notevole fantasia ed arditezza visiva. Le vicende di Anna, Vronskii, Levin e di tutto il loro numeroso contorno si svolgono infatti su un grande palcoscenico teatrale, in cui fuori e dentro vengono collegati da notevoli sceneggiature mobili che, coerentemente con il romanzo, oltre a significare la finzione e la falsità della convenzioni sociali dell’alta società imperiale, danno al film un senso di continuo movimento, rafforzato a sua volta dall’immagine ripetuta del treno in corsa, a simboleggiare l’inarrestabilità di quell’imponente forza che è l’amore, passionale ed irrazionale, in grado di esplodere con una forza tale da distruggere legami saldi e sicuri, ma destinato, così come un treno che corre senza freni, ad un terribile schianto. La fotografia, diretta da Seamus McGarvey, già collaboratore di Wright in Espiazione, crea atmosfere che ricordano i quadri di Claude Monet ed Édouard Manet, unite a meravigliosi costumi, che vedono la firma della costumista due volte candidata all’Oscar Jacqueline Durran.

Anna Karenina (4.bp.blogspot.com)

Keira Knightley (4.bp.blogspot.com)

Molto brava anche la Knightley, non nuova a ruoli di grande intensità emotiva ed espressiva (Espiazione e Orgoglio e Pregiudizio dello stesso regista, senza dimenticare Non lasciarmi, Last Night e A Dangerous Method di David Cronenberg) capace di dare al personaggio la dolcezza di una madre ma anche la forte aggressività di una donna in grado di sfidare le convenzioni sociali per inseguire il proprio sogno e assecondare i propri sentimenti, mettendo a rischio le proprie certezze e sicurezze e, come se non bastasse, la propria dignità e rispettabilità. Una dignità persa man mano che l’amore travolgente tra lei e Vronskij procede in un vortice crescente di passione, incurante della società che scruta con i suoi sguardi torvi e inquisitori ogni loro movimento. C’è da dire, purtroppo, che la passione, l’intensità e la rapidità coinvolgente della storia perdono ritmo a causa della vicenda parallela di Levin e Kitty, che funge da opposto a quella tragica di Anna. I due, infatti, rappresentano quell’amore che nasce in condizioni sfavorevoli per poi tramutarsi in una benedizione positiva per entrambi gli amanti, seguendo una logica da lieto fine che rischia di annoiare lo spettatore più disincantato e preso dalla tormentata tragedia degli altri due sfortunati amanti, che si protrae per bene due ore e mezza.

Nonostante ciò, Anna Karenina resta un film da vedere se siete appassionati del genere (ma anche se non lo siete), se non altro per le meravigliose scenografie, la fantasiosa sceneggiatura, la fotografia ammaliante e la coinvolgente colonna sonora candidate, tra l’altro, agli Oscar. Il film sarà disponibile nelle sale a partire da giovedì 21 febbraio.

(blogosfere.it / 4.bp.blogspot.com / bestmovie.it)

David Di Benedetti

@davidibenedetti

 

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