Anche Nike e Gucci contro la deforestazione

Il traguardo raggiunto da Greenpeace nella lotta alla deforestazione e ai cambiamenti climatici.

L'inchiesta di Greenpeace partita a giugno sta ottenendo ottimi risultati

L'inchiesta di Greenpeace partita a giugno sta ottenendo ottimi risultati

Attraverso un instancabile lavoro di azione diretta e cyberazione, Greenpeace ha ottenuto notevoli risultati nell’ambito dell’inchiesta “Amazzonia, che macello!”, lanciata lo scorso giugno allo scopo di denunciare i maggiori produttori brasiliani di carne e pelle, responsabili di fenomeni quali deforestazione, occupazione di territori indigeni e forme di schiavitù locale.

Il 7 ottobre scorso, durante la conferenza stampa organizzata da Greenpeace a San Paolo, le aziende JBS/Friboi, Bertin, Minerva e Marfrig hanno formalmente dichiarato l’adozione di standard ambientali e sociali per mettere al bando l’acquisto di capi di bestiame provenienti da aree recentemente deforestate.
Gran parte della carne e della pelle prodotta da questi giganti brasiliani, infatti, proviene da allevamenti di bestiame illegali, la cui espansione è una delle cause più influenti nel processo di deforestazione in Amazzonia e quindi del surriscaldamento globale.
Le azioni dirette di Greenpeace, unite alle decine di migliaia di mail inviate dai consumatori nel corso di questi quattro mesi, hanno indotto i marchi globali che si riforniscono dei suddetti prodotti a pretendere una soluzione sostenibile per non compromettere importanti rapporti commerciali con le aziende brasiliane.
Molti sostenitori hanno firmato la petizione per chiedere alle multinazionali Geox, Timberland, Clarck’s, Adidas e Nike di rivedere la loro politica di acquisti di pelle bovina, specificando di non essere disposti ad acquistare scarpe che potessero avere un’impronta ecologica devastante sulla foresta amazzonica.
Geox e Nike sono state tra le prime ad aderire, seguite da Adidas, Timberland e dalle italiane Gucci e Gruppo Natuzzi (Divani & Divani).
Ma questo è solo uno dei fattori che ha spinto i giganti brasiliani produttori di carni e pelli a bandire l’acquisto di capi di bestiame provenienti da allevamenti illegali.
A sole due settimane dal lancio dell’inchiesta “Amazzonia, che macello!”, infatti, l’International Finance Corporation, l’agenzia della Banca Mondiale che sostiene gli investimenti privati nei Paesi in via di sviluppo, ha cancellato il prestito di 90 milioni di dollari concesso alla Bertin, denunciata nel rapporto di Greenpeace.
La giustizia brasiliana ha inoltre aperto un’indagine apprestandosi a richiedere all’azienda e ai proprietari degli allevamenti illegali un indennizzo milionario per danni ambientali.
Le principali catene di supermercati in Brasile – come Wal Mart, Pao de Azucar e Carrefour – hanno annullato i propri contratti con la Bertin in seguito ad un’azione civile del Ministerio Publico Federal, che ha imposto multe di circa 200 euro per ogni chilo di carne proveniente dalla distruzione dell’Amazzonia.
La stessa Associazione Brasiliana dei Supermercati (ABRAS), insieme al Governatore dello stato del Mato Grosso, Blairo Maggi, ha presenziato alla conferenza stampa del 7 ottobre sostenendo fortemente l’obbiettivo della campagna “Deforestazione Zero” di Greenpeace.

Un gioco di mobilitazioni, pubbliche e private, che ha quasi costretto i giganti brasiliani a cambiare la loro politica di approvviggionamento di carni e pelli.

Anna Clelia Cagnetta

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Una risposta a Anche Nike e Gucci contro la deforestazione

  1. avatar
    filippo 15/10/2009 a 17:12

    che bell’articolo…
    e che sia il primo di una lunghissima serie….

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