Anche gli Afterhours non parteciperanno al Premio Tenco

Solidali con Cesare Basile e con i teatri italiani occupati anche gli Afterhours hanno deciso di non partecipare al premio Tenco

Gli Afterhours

Anche gli Afterhours hanno deciso di non prendere parte alla serata di premiazione del Premio Tenco, a cui erano stati invitati come ospiti a sorpresa

Roma – A quanto pare la decisione del cantautore siciliano, Cesare Basile, di non ritirare il Premio Tenco il prossimo 8 dicembre, ha attivato una reazione a catena: infatti, solidali con l’artista e i teatri occupati italiani, gli Afterhours hanno deciso di non partecipare in qualità di ospiti a sorpresa al Premio Tenco, in occasione della serata di premiazione che si svolgerà al Teatro Petruzzelli di Bari.

AFTERHOURS – Gli Afterhours sono una band indie – rock  milanese, anticipatrice del rock alternativo made in Italy. La loro carriera come gruppo è iniziata negli anni ’80 del Novecento: insieme ai Marlene Kuntz rappresentano il vero punto di svolta del rock indipendente italiano. Il loro successo e la conseguente notorietà della band nasce con la cover di Mio Fratello è Figlio Unico realizzata per il tributo a Rino Gaetano nel 1993, nella quale viene usato l’italiano al posto dell’inglese, scelta fondamentale che consente al pubblico di apprezzare la sottile ironia e la trasgressività dei testi. Nel 1995 esce il primo album in italiano, Germi, che consacra la band al successo presso un vastissimo pubblico.

LA SCELTA – Anche gli Afterhours, come Cesare Basile, hanno reso pubblica la loro decisione di non partecipare al Premio Tenco attraverso una nota postata sulla loro pagina Facebook. In essa si legge:

«La Siae deve decidere se vuole essere parte di un cambiamento necessario e improrogabile che dia a tutto il settore musicale e culturale una nuova spinta, o se vuole essere una delle cause che lo stanno soffocando. Identificare nel fenomeno dei teatri occupati un problema, invece che una risorsa, è nel migliore dei casi un sintomo di incapacità totale di comprendere la forza rinnovatrice e la volontà di cambiamento espresse da queste nuove energie».

E pensare che solo lo scorso giugno, qualche giorno dopo essere stato nominato Presidente della Siae, Gino Paoli, affermava:

«La Siae è una società libera, costruita dagli autori, che permette a chi fa questo mestiere di avere una paga. È un vero baluardo di libertà, per quelli che vivono con la musica, invece viene percepita come un gabelliere (chi riscuote le tasse ndr)».

LA POLEMICA – Le considerazioni degli Afterhours prendono spunto dalle dichiarazioni espresse dai rappresentanti della Siae rispetto ai teatri occupati italiani: il concetto essenziale è che la gratuità dell’offerta degli spettacoli teatrali va bandita e che fare l’attore o il tecnico teatrale o lo sceneggiatore gratuitamente vuol dire lavorare nell’assoluta illegalità. Gli Afterhours si sono chiesti se l’ossessione della Siae per l’illegalità non nasconda speculazioni di vario genere e, più in generale, se non mascheri una lotta di interessi. E si sono anche risposti: la lotta di interessi (di qualsiasi genere) non ha più senso di esistere oggigiorno, anzi è l’impedimento principale al rinnovamento, allo sviluppo e al rilancio delle nuove energie, rappresentati, per esempio, dai teatri autogestiti italiani. Ecco perché neanche gli Afterhours parteciperanno al Premio Tenco.

Mariangela Campo

Foto: www.lastfm.it

 

 

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