Allontanamento del minore: esiste una misura alternativa

Allontanamento minori, ricerca Rischio per l’infanzia e soluzioni per contrastarlo

Sono quasi 30.000 i minori affidati ad altre famiglie o accolti nelle comunità

Roma – L’allontanamento del bambino dalla propria famiglia, collocandolo in una comunità o dandolo in affidamento, non soltanto comporta conseguenze negative da un punto di vista etico e clinico, ma anche economico. La strada migliore da intraprendere è quella di trovare delle soluzioni all’interno del nucleo famigliare stesso.

Questo è quanto emerge dalla ricerca Risc – Rischio per l’infanzia e soluzioni per contrastarlo, svolta dalla Fondazione E. Zancan di Padova, commissionato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. L’adozione di percorsi di lavoro dove sono inclusi anche i genitori del bambino, attraverso un piano personalizzato e una verifica dei risultati, appaiono meno traumatici per il minorenne, meno onerosi e più utili anche per la madre e il padre.

La ricerca ha coinvolto 6 regioni e 16 gruppi di lavoro, in un arco temporale di riferimento di 9 mesi. Da giugno 2011 a febbraio 2012, sono stati presi in esame 114 minori a rischio di allontanamento (52 femmine e 62 maschi), con età media di 10 anni, 94 di loro sono italiani e i restanti 20 di origine straniera. Una fase della ricerca consisteva in una valutazione delle condizioni dei minori, provenienti nella maggioranza dei casi da contesti famigliari multi-problematici. È emerso un’elevata compromissione di alcune capacità come quelle di calcolo, di lettura e di scrittura. L’aspetto dove, però,  bisogna rivolgere maggiormente l’attenzione è quello inerente le relazioni socio-ambientali. Il bambino, infatti, trova enormi difficoltà nel relazionarsi, oltre che con la famiglia, anche con il gruppo dei pari. A questo punto ha preso il via la sperimentazione vera e propria, consistente nella redazione di un piano operativo personalizzato, in una prospettiva di prevenzione degli allontanamenti, sull’’83% del campione di riferimento.  Dopo 3 mesi, i bambini sono stati rivalutati e, in seguito, è stato redatto un secondo piano. Il primo miglioramento riguarda le capacità relazioni per il 58% dei minori, ma i cambiamenti maggiori sono avvenuti nell’apprendimento e nelle capacità cognitive. Soltanto in un caso su cinque non è stato registrato nessun progresso, mentre il 3,8% dei minori ha mostrato un peggioramento. Sul fronte economico, altro scopo della ricerca, è emerso che il lavoro svolto all’interno delle famiglie costa 10 volte in meno rispetto al ricovero in una comunità educativa e 35 volte meno rispetto all’inserimento in una comunità terapeutica-riabilitativa.

Allontanamento minori, ricerca Rischio per l’infanzia e soluzioni per contrastarlo

Nel 69% dei casi l’affidamento avviene tramite un provvedimento giudiziale, quindi senza l’adesione della famiglia

È chiaro che le conseguenze, derivanti dall’allontanamento di un figlio dalla propria famiglia, possono incidere notevolmente sullo sviluppo psicosociale dei bambini. I motivi più frequenti, nell’adottare questa drastica scelta, sono rintracciabili nelle condizioni materiali di povertà, mancanza di uno o di entrambi i genitori, gravi lacune nelle competenze parentali, elevata conflittualità all’interno della famiglia, presenza di problemi psicologici. Tutto questo non può che comportare una carenza di cure e sostegno dei genitori nei confronti del figlio. Con la chiusura in Italia dei grandi istituti, che in passato erano le destinazioni obbligatorie per questi bambini, sono stati attivati dei servizi territoriali volti a sostenere le famiglie e agevolare il rientro dei figli allontanati. In concomitanza, quindi, con questo processo “deistituzionalizzazione“, sono stati avviati una serie di studi per trovare soluzioni più efficienti per la tutela di questi minori, che si trovano a vivere in contesti in cui coesistono disadattamento, abbandono ed emarginazione.

Secondo una ricerca svolta dall’Istituto degli Innocenti di Firenze, sono circa 30.000 i minori che, al 31 dicembre 2010, si trovano fuori dalla famiglia di origine, accolti in comunità o affidati ad altre famiglie: 3 bambini ogni 1000 coetanei. E per quanto a primo impatto possa sembrare un numero elevato, bisogna considerare il fatto che l’Italia è uno dei paesi in cui l’incidenza degli allontanamenti è più bassa. Ad aumentare sono soprattutto gli affidamenti ad altre famiglie rispetto al collocamento nelle comunità. Soltanto il 34% dei bambini torna nella famiglia di origine, il 33% trova accoglienza in un’altra comunità, il 7% viene dato in affidamento pre-adottivo, il restante 8% raggiunge la vita autonoma. Altro dato da evidenziare è che nel 69% dei casi l’affidamento avviene tramite un provvedimento giudiziale, quindi senza l’adesione della famiglia. Riguardo quest’ultima, le madri sembrano essere quelle più coinvolte negli interventi educativi per il bambino, mentre il padre sembra assumere un atteggiamento più distante.

Considerato, quindi, questa tematica nella sua complessità, l’auspicio è di diffondere a larga scala quanto fatto dalla ricerca della Fondazione E. Zancan. L’allontanamento del minore va valutato caso per caso e, spesso, progetti di lavoro all’interno del contesto famigliare di origine possono risultare più vantaggiosi sotto diversi aspetti Così facendo, si dà continuità a quanto previsto dalla Convenzione Onu dei diritti del bambino del 1989, dove la separazione dei figli dai propri genitori è da considerarsi come extrema ratio, quindi di carattere residuale, quando non ci sono altre soluzioni praticabili per la tutela del bambino.

Giorgio Vischetti

@GVischetti

foto|| minori.it; newsabruzzo.it; aspbasilicata.net

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