Allarme oro blu: l’Atlante del rischio è on-line

ROMA -  Entro il 2025 ben due terzi della popolazione rischia seri problemi nell’approvvigionamento dell’acqua. Morire di sete: una previsione che non è solo una distopia a lunga scadenza, ma rischia di diventare realtà.

Ad annunciarlo è l’ Atlante del Rischio  consultabile on-line sul sito dell’  associazione Aqueduct Alliance. Un progetto voluto dal World Resources Institute, che ha incontrato l’adesione di aziende come la Dow Chemical, GE, Goldman Sachs and Bloomberg, tra le principali produttrici di bevande in bottiglia.

La definizione degli scenari futuri si basa su circa 14 indicatori quali caratteristiche fisiche del territorio, disponibilità di risorse, strutture esistenti e leggi sul tema nelle singole aree. È possibile ottenere un quadro della situazione attuale di stress e consumo idrico, confrontare gli indici di riuso nei diversi paesi, scoprendo che allo stato attuale la maggior porzione del planisfero è coperta di blu, colore che nella leggenda segnala l’indice di riuso low, ossia inferiore al 10%. Fra gli scenari possibili, il peggiore annuncia una situazione di emergenza fra meno di quindici anni, complici l’ innalzarsi delle temperature e l’inasprirsi di fenomeni atmosferici estremi.

La situazione italiana non consola affatto, anzi il primo fatto a saltare all’occhio è la forte riduzione delle precipitazioni negli ultimi anni. Segno che i mutamenti climatici vanno presi sul serio. In primavera Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Agenzia europea per l’Ambiente, aveva già diramato il proprio appello: «Visto che i cambiamenti climatici hanno reso più difficile prevedere la disponibilità futura di acqua ora diventa ancora più importante che l’Europa utilizzi questa risorsa in modo più efficiente e guardando al benessere di tutti i suoi utenti. Le risorse idriche dovrebbero essere gestite con la stessa efficienza impiegata per gli altri beni naturali posseduti dagli Stati».

Recenti rilevamenti satellitari della Nasa hanno evidenziato che in Groenlandia ad esempio, la fusione del ghiaccio – causata da temperature straordinariamente elevate – ha toccato il 97% della superficie: una percentuale mai raggiunta negli ultimi 30 anni.

Aqueduct Alliance ha poi annunciato l’uscita entro fine anno di un ulteriore studio dettagliato, che avrà come oggetto i sei fiumi principali del mondo, mentre già sono stati studiati il Fiume Giallo e l’Orange-Senqu africano. L’ intento dichiarato dall’associazione è quello di suggerire alle aziende e al mercato le basi per effettive strategie di risparmio idrico: «La mappa va molto oltre l’indicazione di quanta acqua è utilizzata per produrre qualcosa» spiega Betsy Otto, direttrice del progetto, «con questo strumento si può guardare al contesto locale, vedendo quanto è scarsa l’acqua nella regione, qual è la sua qualità e quanta competizione c’é per il suo utilizzo». Si tratta infatti del primo lavoro sistematico di questo genere, strettamente legato alla volontà di direzionare le logiche di mercato verso investimenti consapevoli.

Per un paradossale ma banale gioco di sopravvivenza, l’allarme “oro blu” preoccupa tanto chi rischia di restare a bocca asciutta quanto chi, finora, ne trae guadagno indiscriminato.

Arianna Fraccon

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