Allarme in Siria, Al Qaeda recluta europei per atti terroristici

Secondo il New York Times, Al Qaeda potrebbe reclutare dei kamikaze tra gli europei che combattono in Siria per attentati nei Paesi di provenienza

europei siria

Alcuni europei islamici durante un funerale ad Aleppo

Fa molto parlare in questi giorni l’articolo del “New York Times” – che cita fonti dell’Fbi – secondo il quale degli occidentali reclutati in Siria per combattere contro Assad, potrebbero essere convinti a compiere attentati terroristici nei loro Paesi di provenienza. La notizia ha immediatamente fatto il giro del mondo rimbalzata dai media. Si tratterebbe di cittadini europei convertiti all’Islam che avrebbero deciso di partecipare allo scontro per appoggiare i liberatori del regime. Sarebbero quindi elementi già in contatto con l’ala più radicale dell’Islam, che una volta in territorio siriano verrebbero ulteriormente indottrinati per compiere attentati nel loro Paese. In realtà già l’estate scorsa si sapeva tutto. Si sapeva che molti occidentali avevano iniziato a combattere contro il regime a fianco dei Jihadisti e si sapeva che esisteva un reale pericolo di attentati al loro rientro a casa. Negli Stati Uniti hanno anche girato una serie televisiva su questo tema, Homeland. In questa serie un militare americano operante nel Medio Oriente viene catturato da un gruppo di Al Qaeda e viene liberato dopo aver subito il lavaggio del cervello. In seguito fa ritorno negli Usa dove organizza un attentato. Insomma, la notizia è preoccupante, ma per nulla nuova.

EUROPEI IN SIRIA – Alcune fonti parlano di milleduecento combattenti europei attualmente in Siria. Interpellata, la Farnesina ha dichiarato di non sapere se al momento tra questi europei vi siano anche cittadini italiani. In realtà si stima che gli italiani che combattono in Siria siano circa una cinquantina, tra cui almeno una donna con compiti di supporto logistico alle truppe di insorti. Sembra che la maggior parte di loro provenga dal centro-nord Italia e dalla città di Roma.

LE VIE D’INGRESSO – Ma come possono queste persone arrivare in Siria se i confini sono chiusi e sorvegliati ventiquattr’ore su ventiquattro? Alcuni cercano di penetrare nel Paese dal confine libico, ma è molto sorvegliato, per cui la maggior parte di questi partigiani tenta l’ingresso dalla Turchia dove si accalcano centinaia di profughi in cerca di asilo politico e dove la confusione è certamente grande.

guerra siria

Una foto dei combattimenti in Siria

LA GUERRA E AL QAEDA – Alcuni giornalisti hanno paragonato la guerra siriana a quella spagnola ai tempi di Franco. In effetti anche in quel caso migliaia di persone provenienti da tutto il mondo si sono unite all’una o all’altra parte in lotta per motivi ideologici. Questa però è una guerra diversa, molto diversa. La carneficina che sta avvenendo in quel Paese non conosce confini politici o geografici e soprattutto si configura sempre di più come uno scontro di civiltà, l’islamismo estremista contro il resto del mondo. Bisogna dire che lo scontro è nato per sovvertire un regime, per un bisogno di libertà che veniva dal basso, dalla gente. Ma l’impressione è che ogni giorno di più questa guerra stia divenendo un pretesto per portare nuovi proseliti alla causa di Al Qaeda.

STORIA DI UN COMBATTENTE – Ne è un esempio la storia di Giuliano Del Nevo, un venticinquenne genovese che dopo aver abbracciato la fede musulmana cambiò il suo nome in Giuliano Ibrahim Del Nevo. Del Nevo si era convertito all’Islam nel 2008 divenendo man mano sempre più estremista e intollerante nei confronti di chi seguiva altre ideologie. Questo percorso lo aveva portato nel 2012 a partire per la Siria e ad appoggiare la causa degli insorti. Del Nevo era stato indagato dalla Procura distrettuale di Genova assieme ad altri con l’accusa di aver ricevuto un addestramento per finalità di terrorismo internazionale. Come lui sono partite tantissime altre persone da tutta Europa per combattere quella guerra. Si stima che gli europei combattenti in Siria siano circa l’11% di quella legione straniera operante nel Paese. Il restante 89% è composto da gente che viene dal nord dell’Africa e dalla penisola arabica. Guerra di liberazione o guerra religiosa che sia, quella in Siria è sempre guerra e a ben vedere chi ci rimette è sempre la povera gente.

Andrea Castello

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