Alla Fondazione Forma di Milano Robert Doisneau non solo in bianco e nero

Un Regard oblique (1948)

Milano – Ancora una settimana per visitare la mostra dedicata al celebre fotografo francese Robert Doisneau: Dal mestiere all’opera e Palm Springs 1960.

In collaborazione con la Fondation Cartier-Bresson e l’Atelier Doisneau di Parigi la Fondazione Forma per la Fotografia di Milano ha inaugurato infatti la stagione espositiva con una selezione di circa cento stampe originali, le più famose accanto ad altre inedite, scelte in gran parte nell’atelier dell’artista e in importanti collezioni pubbliche e private francesi. Palm Springs 1960 nasce invece dall’incarico della rivista “Fortune”, che domandò al fotografo di raccontare la vita di questa città californiana scoperta come una sorgente di pura bellezza nel deserto della California.

E la bellezza apparentemente spontanea delle immagini di Doisneau è proprio il tema della mostra milanese, che propone una rilettura critica e aggiornata dell’opera dell’artista assieme a un appendice di documenti privati e testimonianze raccolte con l’aiuto delle figlie.

Chi non conosce Le Baiser de l’Hôtel de Ville? La foto, scattata nel 1950, ritrae il bacio fra una coppia di giovani lungo le movimentate vie di Parigi: la loro identità fu un mistero fino al 1993, quando Denise e Jean-Louis Lavergne denunciarono l’artista per averli fotografati senza la loro volontà. A questo punto egli dovette ammettere che i protagonisti dell’opera erano Françoise Bornet e Jacques Carteaud, due attori e modelli.

Insomma, l’epilogo di una messinscena sognante ed elaborata, come lo sono molti dei suoi lavori. Piccolo particolare: all’epoca Françoise venne pagata in parte con una stampa originale, venduta nell’aprile del 2005 per 155.000 euro.

La bellissima e inusuale Parigi del dopoguerra e le sue doisneauiane immagini in bianco e nero che, attraverso gli sguardi e i piccoli gesti della gente comune il grande fotografo è riuscito a trasformare in straordinarie opere d’arte, hanno fatto il giro del mondo divenendo metafora stessa della ville lumière. Nato nel 1912 nella banlieu nord della città e divenuto disegnatore, grafico, poi operatore per la celebre agenzia fotografica Rapho, Robert Doisneau crebbe in un universo piccolo borghese che non prediligeva particolarmente ma da cui non si allontanò mai del tutto.

Tra un incarico e un altro, percorreva le strade di Parigi e della banlieu dove era nato, ritraendo con la sua inseparabile macchina fotografica e con la lucidità pudica degli artisti di strada il «piccolo teatro personale» dove amava divertirsi.

Un osservatore che sapeva scoprire con emozione e grazia la vita che incontrava, affermando: «Le meraviglie della vita quotidiana sono così esaltanti che nessun regista può comporre ciò che di inaspettato si può trovare per strada». Un’umanità composita che andava dai frequentatori dei caffè e dei boulevard (Cafe Noiret et Blanc, 1948) ai lavoratori (Cour des Artisans, 1953) e ai ragazzini impegnati nei loro divertimenti per strada (L’automobile rotta, 1944), cui guardava in maniera singolare con serietà e rispetto.

A seguito dell’incarico da parte di Fortune si lanciò poi tra i vivaci colori della sabbia del deserto, delle palme e del cielo cobalto, dei cocktail e dei campi da golf di Palm Springs, dando vita al suo personale sogno americano distante dall’universo in bianco e nero della capitale francese.

I cigni gonfiabili (1960)

Le fotografie dell’album Palm Springs 1960, esposte ora per la prima volta in Italia, mostrano così una parte poco conosciuta dell’opera del grande fotografo, che accompagna il visitatore in una dimensione festosa e beffarda.

Alcune immagini a colori come la sottile Donne in Pelliccia, la ironica I cigni gonfiabili, o Il deserto del Colorado che sembra quasi anticipare le atmosfere wendersiane di “Paris-Texas”, sono una vera epifania: quello che tutti considerano un maestro del bianco e nero in realtà è anche un genio del colore.

Un’occasione espositiva, quella offerta fino al 17 novembre dalla Fondazione Forma, per riscoprire una fotografia dolce e divertente, innovativa e ammaliante dalle sorprendenti capacità investigative che sembrano fermare attimi eloquenti nel tempo e nello spazio.

«Sono deciso a impedire al tempo di scorrere. È una pura follia», giustamente sosteneva il grande talento della fotografia del Novecento.

Natalia Radicchio

Dal mestiere all’opera e Palm Springs 1960, dal 22 settembre al 17 novembre 2010

Piazza Tito Lucrezio Caro 1, 20136 Milano

Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00, giovedì e venerdì dalle 10 alle 22.00, lunedì  chiuso

Ingresso: intero 7,50 euro, ridotto 6 euro, scuole 4 euro

Informazioni:  www.formafoto.it; tel.: 02 58118067; 02 89075419
FOTO via/ http://potinblog.typepad.comhttp://imagesvisions.blogspot.comhttp://images.milano.corriereobjects.it

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