Alitalia si ricapitalizza ma per la Ue l’operazione Poste è ‘protezionismo’

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Roma – L’assemblea straordinaria dei soci di Alitalia ha deliberato all’unanimità l’approvazione dell’aumento di capitale – tetto massimo di 300 milioni – per il salvataggio della compagnia. La riunione è iniziata nella giornata di lunedì alle 17, ed è proseguita fino alle 8 di martedì.

La cifra verrà ripartita tra i soci in proporzione alla quota di capitale posseduta, con a disposizione un tempo di 30 giorni per sottoscrivere le azioni di nuova emissione. Questo fa sì che restino ancora varie cose da decidere.

A chi finanzierà l’intera parte spettante in base alla propria quota, verrà concesso ulteriore tempo per sottoscrivere le eventuali altre azioni non ancora aggiudicate. Poi, in seguito all’approvazione degli organi deliberanti, entrerà nell’operazione anche Poste Italiane, con la sottoscrizione di 75 milioni complessivi. Il resto verrà assegnato a Intesa Sanpaolo e Unicredit, che si faranno carico degli altri 100 milioni rimanenti della quota.

Nel frattempo però è sorto un’ulteriore problema. Infatti Iag, la holding che controlla i concorrenti British Airwais, Iberia e Vueling, si è scagliata contro il Governo italiano denunciando la manovra di rilancio della compagnia come un ritorno al “protezionismo”. La tesi sostenuta dice che l’operazione di aiuto da parte dello Stato, effettuata tramite Poste Italiane, sarebbe “illegale”, e minerebbe la competizione favorendo le aziende più deboli e incapaci di fare profitti. Il parlamento Europeo dal canto suo ha comunicato che sarà possibile stabilire la compatibilità delle manovre con le norme Ue solamente dopo la loro notifica, che non è stata ancora attuata.

Restano dubbi sulla presenza o meno di Air France. Secondo le indiscrezioni dei giorni scorsi questa avrebbe dovuto partecipare all’operazione in maniera rilevante, ma invece sembra che sottoscriverà solamente la quota già posseduta. Forse la strategia che si vuole adottare non va del tutto a genio alla compagnia d’oltralpe, che puntava ad impadronirsi della società per farla rientrare all’interno dei propri piani commerciali, ma che in questa situazione si troverebbe a dover condividere gli stessi problemi con tutti gli altri azionisti.

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Se Air France dovesse infatti salire al 50% di Alitalia, ne otterrebbe la gestione operativa e l’intenzione sarebbe probabilmente quella di attuare un piano di ristrutturazione vero e proprio. Questo comprenderebbe un ridimensionamento di flotta e organico, il taglio dei costi in vista di un recupero di efficienza, e soprattutto un cambio di strategia dell’azienda che rinuncerebbe ad acquistare nuovi aerei e ad aprire nuove rotte. Fattore di cui Alitalia, secondo alcuni, se restasse in vita ne avrebbe un forte bisogno, visto la scarsità di certi voli, e la mancanza tra la lista di arrivi e partenze di mete come Cina o Australia.

In ogni caso i soci italiani hanno fatto sapere che per ora la ricapitalizzazione si farà indipendentemente dalla presenza o meno dei francesi. Ma sarà necessario che si trovi comunque un accordo tra le parti, per il quale ci sarà ancora un mese di tempo disponibile prima che le sottoscrizioni avvengano.

Oltre al piano di salvataggio resta da stabilire anche il valore effettivo della compagnia, il quale determinerà poi quanto dovranno pagare i nuovi soci. Ma si sa in ogni caso che non sarà estremamente elevato, almeno in confronto alle altre grandi compagnie internazionali. Si parla di una cifra che corrisponde grossomodo ad un decimo di altre grandi aziende, tra cui cinesi, arabe, o anche tedesche.

Ma nonostante ciò vi è una grande voglia di non mollare l’azienda, di farne la propria bandiera, ma allo stesso tempo anche di restare immuni da ogni radicale svecchiamento, rinchiusi in una sorta di paura del cambiamento. Nella faccenda vi sono molti azionisti privati, ma quello dell’intervento pubblico è stata una scelta politica, a dimostrazione di come in realtà la compagnia ha un valore sistemico per tutto il Paese. Le posizioni sulla bontà di questa operazione sono diverse e numerose, e non è chiaro se quella presa sarà la scelta giusta. Si sa solo che è stata fatta. E di questo si prende atto. Ue permettendo.

Francesco Gnagni

Foto || facilecomunicare.com

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