Alessandro Alfano fratello del vicepremier nominato dirigente Poste

Alessandro Alfano (www.facebook.com)

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Roma – Ricordate i tempi in cui, in Italia, si otteneva un posto di lavoro attraverso le raccomandazioni? L’epoca della prima Repubblica, direte voi, dei primi anni ’90. Ebbene, a quanto pare, certe abitudini sono restie a sparire e resistono nel tempo ai terremoti. Infatti, nemmeno due settimane fa, all’interno della società dei servizi internet di Poste Italiane, Postecom, è arrivato un nuovo dirigente: Alessandro Alfano. Esatto, proprio lui, il fratello del più in vista Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell’Interno nel governo Letta.

Niente concorsi, per carità, e uno stipendio da duecentomila euro l’anno. Insomma, come suggerisce l’Unità, da cui è stato reso noto l’incarico, formalmente può accadere di poter accedere alla dirigenza senza aver vinto alcun concorso, senza alcuna selezione. Potrebbe succedere, ma avendo un cognome del genere, è davvero una caduta di stile. Senza contare che il neo dirigente Alessandro Alfano è finito sui giornali qualche settimana fa perché accusato di aver falsificato alcuni esami per riuscire a ottenere la laurea in Economia. Eppure, sul curriculum pubblicato all’interno del suo sito si legge:

 «Si mostra duttile nell’interlocuzione, aperto a comprendere le motivazioni degli altri, attribuendo a questa sua capacità un indubbio apporto di conoscenza – da aggiungere alla sua esperienza personale, per maturare nuove prospettive e nuove soluzioni – ed anche un’intensa pratica di mediazione. Sa anche essere inflessibile, quando è necessario, e tutti gli riconoscono di essere diretto, franco, leale, spietatamente realista».

Oltre ad essere stato indagato per aver comprato esami all’Università, poi,  il «giovane» Alfano ha anche partecipato al concorso per diventare segretario generale della Camera di commercio di Trapani, senonché le Forze dell’Ordine hanno trovato dei documenti anonimi contenenti la sua nomina, con larghissimo anticipo. Questo, purtroppo per lui,  lo costrinse a dimettersi.

Insomma, con tutti i giovani di buona volontà che ci sono in Italia e che, per trovare lavoro, fuggono all’estero, ci sembra che la laurea triennale di Alfano in Economia, comprata o meno, non possa essere idonea a far ricoprire un ruolo dirigenziale all’interno della pubblica amministrazione. Di questo, tra l’altro, si è discusso anche in Parlamento: a sollevare la questione il deputato Sel, Erasmo Palazzotto, senza peraltro ottenere alcun risultato. D’altra parte, come pretendere di cambiare le cose se anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nomina Giuliano Amato giudice della corte costituzionale?

Mariangela Campo

Foto: www.facebook.com

 

 

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