Alcoa. Operai ancora sul silos, prosegue la protesta

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gazzettino.it

Cagliari – Dopo un’altra notte passata al gelo, questa mattina fortunatamente è uscito il sole su Portovesme. Almeno il tempo ha deciso di essere clemente con gli operai dell’Alcoa e di concedergli un attimo di tregua, in modo particolare ai due operai, Franco Bardi e Rino Barca, che da mercoledì scorso stanno protestando, questa volta a 70 metri d’altezza, ancorati sul silos. All’origine della nuova protesta il dietrofront dell’azienda che vorrebbe anticipare la chiusura al 13 ottobre, invece che a novembre, come si era detto durante l’incontro al Ministero dello Sviluppo economico lunedi scorso. Dopo la prima notte passata al gelo e sotto una pioggia torrenziale, coperti solo da un telo di un sacco e senza nulla da mangiare, la notte scorsa almeno il tempo sembra essere stato dalla parte di Franco Bardi e Rino Barca, non solo operai dell’Alcoa, ma anche segretari della Fiom e della Fim del Sulcis. E per il momento non hanno alcuna intenzione di interrompere la loro protesta.

Come si legge sullo striscione posto sul silos i due sono “disposti a tutto”. Perché sono stanchi, stanchi di essere presi in giro. «Si sono rimangiati tutto – dicono – il processo di spegnimento continua e rimarranno attive solo 21 celle su 290, questa è la morte della fabbrica». Come si legge dal comunicato ufficiale rilasciato dall’azienda stessa dopo l’incontro al Ministero dello Sviluppo economico «Alcoa ha riconfermato che sta procedendo  con la fermata dello stabilimento di Portovesme, che sarà  mantenuto per un anno in condizioni di essere riavviato da parte di  un altro operatore. A seguito del confronto con il Governo e i  sindacati, i tempi di fermata delle attività dello smelter verranno  rivisti per assicurare una chiusura ordinata dello stabilimento. Le  operazioni riguardanti le celle termineranno entro il 1 novembre e  n.50 celle verranno messe in condizione di essere riattivate entro il  10 novembre. La fermata completa dello stabilimento sarà  completata entro il 30 novembre».

Ma l’azienda mercoledì ha fatto marcia indietro e, in un incontro con i sindacati, ha infatti confermato il programma di spegnimento dell’impianto al 13 ottobre, causa: mancanza di materie prime. «Abbiamo avvertito il prefetto», ha detto ancora Barca all’AGI, «perché sappiamo che quello che abbiamo fatto non è legale ma lo abbiamo fatto mostrando il viso, senza passamontagna, perché non era giusto scaricare sui lavoratori questa responsabilità. Abbiamo deciso di metterci la faccia, di metterci in gioco noi perché qualcuno si deve muovere, perché non si possono mandare a casa mille persone in questo modo». Protesta ad oltranza quindi.

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Ministro dello Sviluppo economico Passera

Intanto oggi pomeriggio forse si potrebbe intravedere uno spiraglio di luce, una svolta, quella attesa dai due sindacalisti. Infatti, dopo le pressioni che ieri sera il Ministero dello Sviluppo economico ha fatto all’azienda per risolvere il prima possibile la questione, i vertici dell’Alcoa hanno deciso di riconvocare nuovamente i sindacati questo pomeriggio per illustrare un nuovo piano di spegnimento, questa volta si spera più conforme ai dettami di lunedì. Nonostante questa notizia i due hanno deciso di non abbandonare il luogo della loro protesta, continueranno, almeno finché non avranno ricevuto risposte positive dai loro colleghi. Solo in questo caso fermeranno la protesta.

Lo ha confermato questa mattina in un’intervista telefonica a Sky tg24 Rino Barca affermando che «oggi siamo stati convocati dall’azienda. Noi aspetteremo che i nostri colleghi ci portino delle notizie». E prosegue «sappiamo che a livello nazionale si stanno muovendo i nostri colleghi e speriamo che la fabbrica non si fermi. È l’unico obiettivo che ci stiamo ponendo». Chiede inoltre «il rispetto degli impegni presi e che il governo stringa i tempi e favorisca quanto prima la chiusura della trattativa». Barca poi spiega che le questioni sul tavolo sono due «Il prezzo dell’energia e la durata di questo prezzo nel periodo medio lungo. Sono elementi che portano lo stabilimento ad avere un certo tipo di appetibilità sul mercato». Per il momento quindi c’è tanta rabbia e tanta attesa a Portovesme. E questa mattina per dare supporto ai loro colleghi, sono anche arrivati i lavoratori in cassa integrazione di Euroaluminia, una fabbrica a pochi passi dall’Alcoa che è stata chiusa 3 anni fa. Un altro pezzo di questa economia e di questa terra che è morto.

 

Stefania Galli

Foto || politica24.it; gazzettino.it

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