Ah, che Rebus! La mostra per chi ama giocare con le parole

Il rebus di Paolo Conte - Le carte da gioco contrassegnate dalla lettera A (tutti re e assi) fanno un full degno di complimenti; dunque, seguendo l’indicazione del diagramma: Fan full A da lodi, seconda lettura Fanfulla da Lodi

Si chiuderà l’8 marzo 2011 la mostra allestita a Palazzo Poli interamente dedicata ai rebus, intesi non solo come gioco, ma come espressione artistica.

Un rebus è una sorta di rompicapo linguistico che prevede la formazione di frasi grazie all’uso di immagini e lettere, inserite nell’immagine stessa. Nel corso della storia in tanti si sono dedicati alla realizzazione di rebus, ottenendo risultati più o meno sorprendenti e di difficoltà risolutiva variabile.

Le due curatrici della mostra, Antonella Sbrilli e Ada De Pirro, hanno scelto di creare un itinerario storico per esaminare il rapporto tra le arti figurative e i rebus, e quindi la lingua, cioè l’elemento con cui l’essere umano definisce e rende reale il mondo.

Il percorso dell’esposizione è appassionante e sorprendente e affianca alle video animazioni di alcuni rebus di Leonardo da Vinci e alle opere di Agostino Carracci, Stefano Della Bella, Felice Casorati, Giorgio de Chirico, i giochi realizzati da Mario Schifano, Tullio Pericoli e Tomaso Binga. Un’attenzione particolare è rivolta ad assemblage, graffiti, video, sculture e incisioni grazie ai contributi di Nanni Balestrini, Pablo Echaurren, Lino Fois, Filmmakergroup e Paolo Conte, che ha dato il titolo alla mostra, “Ah che Rebus!”, ritornello della canzone Rebus del 1979.

Trattandosi di rebus, non poteva mancare un richiamo alla Settimana Enigmistica – il più famoso e antico periodico di enigmistica italiano – con i rebus di Maria Ghezzi, la famosa Brighella e con la consulenza di Stefano Bartezzaghi, che ha collaborato alla realizzazione della mostra.

Maria Ghezzi - Strada di Nicosia: la soluzione si ottiene osservando che la S si trova tra dadini, così la A

Ma il rebus non è solo un coinvolgente, e a volte frustrante, gioco enigmistico, è anche ispirazione linguistica, stratagemma pubblicitario e veicolo di messaggi politici stampati su fogli di vita breve, ma densi di significati storici e sociali.

Interessante il catalogo della mostra, edito da Gabriele Mazzotta, che raccoglie una serie di saggi dedicati ai rebus, osservati attraverso differenti filtri: la storia dell’arte, l’enigmistica, la letteratura, il semiotica, la pubblicità, la musica.

Dal Cinquecento a oggi, un viaggio affascinante che soddisfa due bisogni fondamentali del genere umano, cioè la ricerca del bello e la necessità di abbandonarsi al gioco, al divertimento, allo svago. Un percorso espositivo accurato e stuzzicante: impossibile resistere alla tentazione di cimentarsi nei rompicapo e trovare le chiavi risolutive degli enigmi, per esclamare, esultanti o disperati: «Ah, che Rebus!».

Le immagini proposte in questa pagina e in preview, e le relative soluzioni sono tratte dal sito http://www.grafica.arti.beniculturali.it/rebus/index.htm

Francesca Penza

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