Addio ad Alda Merini, poetessa del delirio d’amore

Si è spenta all’età  di 78 anni la poetessa Alda Merini. Nel corso di una vita intensa e tormentata, svilita e arroventata dall’esperienza del manicomio, cantò la follia e l’amore nelle loro più sublimi elevazioni e nei loro affondi più impietosi

di Daniela Dioguardi


Alda Merini

Alda Merini

“Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,

ora l’unico tempo è nel tempo che colsi:

qui dentro il dolore è un ospite usuale,

ma l’amore che manca è l’amore che fa male

(da Canzone per Alda Merini di RobertoVecchioni)



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Domenica 1° novembre, Alda Merini ha lasciato la sua Milano, gli amatissimi Navigli, ed è volata in cielo, magari in paradiso, l’unica meta per cui, a sua detta, avrebbe abbandonato la città natia. D’altro canto lei l’inferno se lo è già goduto tutto. E in vita. Perché, se si parla di Alda Merini, si parla anche e in modo irrinunciabile di follia, quella follia che l’ha costretta a lunghi periodi di internamento negli ospedali psichiatrici ma che è divenuta, contemporaneamente e miracolosamente, fonte ed elemento principe della sua ispirazione poetica.

Figlia di un assicuratore e di una casalinga milanesi, seconda di tre figli, Alda Merini frequenta le scuole professionali dopo essere stata respinta in italiano in sede di ammissione al Liceo Manzoni. Intanto si dedica con passione allo studio del pianoforte e, adolescente, scrive già appassionati versi: a sedici anni vedrà comparire il suo nome in un’importante antologia di poesia contemporanea (Poesia italiana contemporanea 1909 -1949) curata da Giacinto Spagnoletti. Tutto ciò mentre i sintomi della sua malattia iniziano lentamente ma inesorabilmente a manifestarsi.

Nel 1953 Alda sposa Ettore Carniti, proprietario di diverse panetterie milanesi e pubblica la sua prima raccolta di versi, La presenza di Orfeo, edita dalla Schwarz che attirerà l’attenzione di personalità del calibro di Pierpaolo Pasolini. Tuttavia, dopo la pubblicazione di altri due volumi (Paura di Dio e Nozze romane) e la nascita della primogenita Emanuela, si avvia la lunga parentesi dell’internamento presso l’istituto Paolo Pini che durerà dal ’65 al ’79, intervallato da alcuni ritorni in famiglia e alleviato dalla nascita di altre tre figlie. Sarà, questo, un periodo di silenzio, di “dolore inutile” proprio di un’esistenza spezzata, che però non inciderà negativamente sulla fantasia fervida e vorace della poetessa che di lì a poco, subito dopo la dimissione dall’ospedale, produrrà una miriade di nuovi, irruenti componimenti.

Scritti su fogli sparsi, appuntati, dettati agli amici per telefono, i suoi versi, a centinaia, diventano oggetto di una selezione a cura di Maria Corti intitolata La Terra Santa e altre poesie (1984) in cui si  colgono lucidamente erotismo e misticismo, astrazione visionaria e dolore (che è passione) e poi ancora eccesso e violenta eccitazione: elementi, questi, che ricorrono in tutta l’opera di Alda Merini e che si riflettono anche nello stile turbolento, irrequieto, senza mai, tuttavia, discostarsi dall’Essenziale.

Io sono folle, folle,

folle di amore per te

Io gemo di tenerezza

perché sono folle, folle,

perché ti ho perduto.

Stamane il mattino era sì caldo

che a me dettava questa confusione

ma io ero malata di tormento

ero malata di tua perdizione


Dopo la morte del suo primo marito, nel 1983 Alda si unisce in matrimonio al medico e poeta Michele Pierri con cui si trasferirà a Taranto per un breve periodo felice seguito da un ulteriore ricovero in ospedale che la riporterà definitivamente a Milano.

aldameriniLa sistemazione scelta a Ripa Ticinese, ai Navigli, è quasi inabitabile ma rende più dolci le ricorrenti incursioni della malattia: quì ritroverà amici di un tempo e si avvicinerà con partecipazione al mondo degli indigenti che abitano il suo quartiere. In questi anni nascerà il rapporto d’amore con il clochard Titano, accolto in casa senza riserve, e il suo genio poetico verrà finalmente riscoperto, ricevendo definitiva consacrazione con la pubblicazione di Testamento, edito da Crocetti, una scelta di testi  dall’47 all’88 a cura di Giovanni Raboni. Seguirà Vuoto d’amore, pubblicato da Einaudi nel 1991 e una serie incalcolabile di ricordi, aforismi, libelli e racconti a cui si aggiungono le partecipazioni televisive a lMaurizio Costanzo Show e la conseguente notorietà popolare che contribuirà a farla divenire una scrittrice di culto.

Con Alda Merini se ne va una delle voci più  appassionate, incendiarie  e dirompenti del Novecento. Profonda è la commozione degli amici di sempre, delle eminenze culturali, ma, soprattutto, di tutti coloro che sono stati travolti e salvati dalla sua Poesia.

Anima tenera, tenace e sofferente, tutti quelli che ti hanno amata si sentono oggi un po’orfani di te, mutilati, irrimediabilmente, di un pezzo di cuore.

Le più belle poesie

si scrivono sopra le pietre

coi ginocchi piagati

e le menti aguzzate dal mistero

(Da Il nostro trionfo, La Terra Santa, 1984)

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