Achtung! Achtung!: un appello a condividere il dramma dell’Olocausto

Roma – Da quando nel 2000 il Parlamento italiano ha istituito, con la legge n. 211, il Giorno della Memoria in commemorazione delle vittime dell’Olocausto nazionalsocialista e fascista, molte sono le celebrazioni in tutta Italia per ricordare quel 27 gennaio del 1945. È questa la data dell’abbattimento dei cancelli della città polacca di Oświęcim – la tedesca Auschwitz – per mano dell’Armata Rossa sovietica che, scoperto l’orrore del campo di concentramento, ne libera i prigionieri.

Sei milioni di ebrei, cui si aggiunge il numero pure elevato di soldati sovietici, oppositori politici, omosessuali, disabili, e altre vittime innocenti: cifre che descrivono volti, storie e sentimenti atrocemente perseguitati e sterminati dalla Germania nazista nel corso della seconda guerra mondiale.

Cifre che ancora oggi si cerca di minimizzare come se un numero minore di vittime potesse giustificare una simile disumanità.

Ma fortunatamente i più vogliono ricordare e scuotere gli animi, magari attraverso quelle iniziative che meglio riescono in questo intento, impressionando e penetrando la sensibilità degli astanti. A Roma infatti, dove circa la metà degli ebrei italiani risiede in uno dei più antichi ghetti ebraici al mondo, si è conclusa oggi Achtung! Achtung!, mostra collettiva organizzata presso l’Ex Gil dalla Glocal Project Consulting per offrire un’interpretazione e una lettura soggettiva del rapporto fra arte contemporanea e memoria.

«Oggi l’arte diventa strumento di documentazione, e gli artisti, attraverso le loro opere, assumono una posizione di denuncia. Tutto ciò si compie con un unico scopo: chiedersi costantemente quale sia il reale dovere della memoria. Il dovere di non dimenticare e di testimoniare», afferma Barbara Collevecchio, che ha curato l’esposizione assieme a Micol Di Veroli.

Così gli artisti Edoardo Aruta ad Andrea Aquilanti, Boaz Arad, Matteo Basilè, Zaelia Bishop, Simone Cametti, Mauro Di Silvestre, Stefania Fabrizi, Franko B., Silvia Giambrone, Daniele Jost, Fabio Mauri, Andrei Molodkin, Emanuele Napolitano & Francesco Petricca, Davide Orlandi Dormino, Michelangelo Pistoletto, Pietro Ruffo, Roxy in the box, Gaia Scaramella, Davide Sebastian, Fernanda Veron e Claudia Zicari, presentano un’immagine, un profumo, una sensazione in una specie di memory box. «L’unico meccanismo di difesa contro il ripetersi di un dramma collettivo è la nostra memoria, verità assoluta ed indubitabile di un “siamo perché eravamo” che si oppone ad ogni sordida forma di rimozione, negazione e revisionismo», spiega Micol Di Veroli aiutandoci a capire la loro, la nostra scatola della memoria.

Natalia Radicchio

Foto via: http://static.blogo.it/artsblog;  http://www.artelabonline.com

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