Abbey Road in saldo: la sventurata fine di un pilastro della storia della musica moderna

Tra i grandi artisti che vi hanno lavorato Beatles e Pink Floyd

di Roberta Colacchi

LONDRA - Anche la celebre società discografica EMI risente della crisi che sta dilagando in tutto il mondo, tanto da essere costretta a mettere in vendita gli storici studi di Abbey Road. Secondo quanto riportato dal Financial Times la decisione non è stata presa direttamente dalla EMI, ma da Terra Firma, un fondo di investimento privato che ha acquistato la società nel 2007 per 4,7 miliardi di dollari. Oggi EMI vale meno della metà di quanto è stata pagata tre anni fa, e Terra Firma, che rischia di vedersi proporre un’azione di fallimento dal suo maggiore creditore Citygroup, mossa da un “disperato” bisogno di liquidità ha messo all’asta al migliore offerente gli studios che hanno segnato la storia della musica internazionale.

Le autorità inglesi stanno pensando di lanciare una campagna per salvare gli studios dalla speculazione che ne potrebbe seguire, ritenendoli un bene nazionale, e non finanziario. Per questo la National Trust, l’ente che gestisce il patrimonio storico-architettonico del Regno Unito, si è fatta avanti per l’acquisto, nel timore che gli Abbey Road studios possano finire in mani sbagliate. Lo stesso Paul McCartney ha dichiarato: «Si tratta sempre un ottimo studio. Ho tanti bei ricordi di quel posto con i Beatles. Sarebbe molto bello se un po’ di persone potessero mettersi insieme per fare qualcosa; mi è stato detto che c’è qualcuno del “giro” di Abbey Road che vuole darsi da fare. Hanno tutto il mio appoggio. Spero che possano mettersi in azione, sarebbe un’ottima cosa». Comunque non è ancora chiaro se la EMI sia intenzionata a cedere interamente gli studi, o soltanto il marchio, che da solo vale più di tutta la struttura; ciò che è certo è che la vendita frutterà decine di milioni di sterline segnando per sempre la fine di un’epoca.

Simbolo della storia della musica del Novecento e luogo di culto per molte generazioni, gli Abbey Road studios, situati nell’omonima via nel quartiere aristocratico di St John’s Wood a Londra, vennero acquistati dalla leggendaria etichetta discografica EMI nel 1929 ed inaugurati nel 1931. Sede delle più grandi sperimentazioni e rivoluzioni musicali, hanno sfornato capolavori come “Abbey Road” dei Beatles e “The dark side of the moon” dei Pink Floyd, nonché la celebre colonna sonora di Guerre Stellari.

Ma l’amara rovina che ha colpito EMI, l’etichetta simbolo del panorama musicale degli anni Sessanta e Settanta che ha guidato artisti del calibro di Frank Sinatra, The Shadows, Beach Boys, e Rolling Stones non coglie di sorpresa. L’arrivo del digitale, degli mp3, della musica scaricabile da internet non potevano non intaccare anche un colosso come EMI nei cali delle vendite dei CD. La questione è stata ormai lungamente dibattuta: dalle battaglie con Napster nel 2000, uno dei primi siti in cui si poteva scaricare musica grazie al meccanismo di file-sharing, si è arrivati all’adeguamento degli artisti che hanno accettato la nuova ottica in cui si è indirizzata la musica. Inoltre avendo i CD raggiunto prezzi a volte molto alti, piuttosto che perdere i fan in molti hanno deciso di abbattere i costi tramite la distribuzione su Internet; pionieri furono i Radiohead che scelsero di vendere un intero album sul web.
Da allora nonostante il prezzo dei CD si sia abbassato, non c’è stata una ripresa nelle vendite, e per EMI è stato l’inizio della fine.

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