A Roma, una grande mostra sui Preraffaeliti

ROMA – Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna è in corso una importante mostra dedicata al rapporto di fascinazione fra l’arte inglese del XIX secolo e la cultura artistica italiana. Si ripercorre il “gusto dei primitivi” fino a giungere al pieno Cinquecento,  partendo dai paesaggi di ispirazione italiana di William Turner, attraverso gli studi di John Ruskin su cicli pittorici, monumenti e architetture.

I Preraffaeliti, pur ribadendo il concetto di arte come rappresentanza del vero, sono annoverati tra le vere, primissime avanguardie, per il concetto stesso di riformismo che accompagna la loro produzione.

 

Rifiutando ogni forma di imitazione artistica (e per questo riconoscendo solo gli artisti precedenti il manierismo di Raffello), posero al centro della propria corrente di riflessione sull’arte un’ispirazione che fosse genuina e la rappresentazione veritiera della Natura.

A distanza di 25 anni dalla fortunata retrospettiva dedicata a Burne-Jones, la Galleria torna dunque con una grande mostra – curata da Maria Teresa Benedetti, Stefania Frezzotti e Robert Upstone – sull’arte inglese del secondo Ottocento in cui sono esposte più di 100 opere, provenienti da prestatori privati e musei internazionali, molte delle quali per la prima volta in Italia.

 

Il nucleo principale della rassegna comprende i preraffaelliti Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones, William Morris e indaga la particolare declinazione del classicismo nell’ambito della Royal Academy operata da artisti come Frederic Leighton e da rappresentanti della cultura estetica e simbolista come Albert Moore, George F. Watts e John William Waterhouse. Un aspetto particolarmente significativo dell’esposizione riguarda il rapporto tra le opere inglesi e i prototipi italiani che ne hanno costituito il modello iconografico e la suggestione formale: sono esposti dipinti di Giotto, Crivelli, Carpaccio, Botticelli, Sebastiano del Piombo, Palma il Vecchio, Bergognone, Luini, Tiziano, Veronese, Tintoretto – a testimoniare, pure nella diversità di clima culturale, la loro incidenza in area inglese.

 

Ciò permette anche di evidenziare singolari letture critiche, esposte a continue evoluzioni nel corso del secolo, come la predilezione di Ruskin per Luini, anche rispetto a Leonardo, e il suo rifiuto di Michelangelo, pure destinato ad avere una rilevante influenza in ambito tardo preraffaellita e simbolista.

La passione per l’Italia ha un complesso fondamento critico negli  scritti di Ruskin, nelle originali letture del nostro Rinascimento ad opera di Swinburne, insieme ai saggi di Walter Pater su Giorgione, Botticelli, Michelangelo e Leonardo, testi che hanno inciso profondamente nel diffondersi di un preciso orientamento su uno stretto cenacolo di letterati, artisti, critici e committenti.

 

Altrettanto importante è, infatti, il forte incremento in Inghilterra, fin dall’inizio del secolo, di un collezionismo pubblico e privato di arte italiana, che confluirà  nella formazione del primo nucleo della National Gallery (1834), costituito da importanti acquisti provenienti dalla dispersione di patrimoni prevalentemente aristocratici del nostro paese.

Una sala della mostra è dedicata alla diffusione del “gusto dei primitivi italiani”, documentato attraverso una selezione di cromolitografie della popolarissima Arundel Society, di  incisioni di Carlo Lasinio  dagli affreschi del celebratissimo Camposanto di Pisa e da incisioni di William Young Ottley ispirate agli “Old Masters” della scuola fiorentina.

 

A chiusura dell’esposizione viene presentata una sezione di artisti italiani – Nino Costa, Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis, Gaetano Previati – che negli ultimi decenni del XIX secolo, proprio attraverso la scoperta dei Preraffaelliti inglesi, recuperano la tradizione artistica del Rinascimento come  matrice culturale ed ideologica dell’identità italiana. Buona scoperta!

Natalia Radicchio

Foto| via Ufficio Stampa Electa

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