A New York retrospettiva su Dario Argento

Roma – Ha scritto Dario Argento: «A mio parere, trovo che il mio sia uno dei modi più sfrenati di fare cinema, uno dei generi che permettono all’autore di far volare in sala sulla testa degli spettatori grandi vele di irrazionalità e di delirio. Contribuisce a far vacillare solide convinzioni e tranquillità, quieti modi di vivere e false sicurezze. Permette di fare del cinema moderno, e di spaziare sui tempi narrativi, che sono oggi il campo di indagine più interessante che si possa presentare a un autore, sia esso cineasta, musicista, attore o altro».

Ed è proprio a questo modo sfrenato di fare cinema che il Museum of Art and Design di New York rende omaggio con una retrospettiva dedicata a Dario Argento maestro nostrano del cinema horror, retrospettiva iniziata il 23 marzo e che si concluderà il 25 maggio.

Argento: il Cinema nel Sangue è interamente dedicata non solo all’inventiva di Dario Argento, ma al talento di tre generazioni di Argento, a partire da Salvatore, padre di Dario e produttore, passando per  lo stesso Dario e suo fratello Fabio – anche lui produttore – fino a Fiore e Asia, entrambe figlie e  interpreti di alcuni dei film del maestro del brivido.

La rassegna è iniziata il 23 marzo con la proiezione di Se tutte le donne del mondo (1966), la prima pellicola con Salvatore Argento come produttore accreditato. I prossimi appuntamenti sono l’11, il 13 e il 14 aprile con L’uccello dalle piume di cristallo (1970), Il gatto a nove code (1971) e Quattro mosche di velluto grigio (1971) che compongono la Trilogia degli animali e che seguono il filone del giallo, più volte ripreso da Dario Argento.

Il 19, 20 e 21 aprile, invece, sarà la Trilogia delle tre madri protagonista delle proiezioni con Suspiria (1977), Inferno (1980) e La terza madre (2007).

La retrospettiva continua poi il 26, 27, 28 aprile con Profondo rosso (1975), Opera (1987), Tenebre (1982). A maggio il Mad propone il 3, Trauma (1993) e l’11 Phenomena (1985) con cui si concludono le proiezioni dedicate ai film firmati da Dario Argento.

Il 17,18, 24 e 25 maggio la rassegna si concentra su alcune pellicole interpretate da Asia Argento: Scarlett Diva (2000) pellicola semi-autobiografica diretta e interpretata da Asia, New rose hotel (1998) diretto da Abel Ferrara, Une vieille maîtresse (2007) di Catherine Breillat, la regista francese della corrente chiamata New French Extremity, De la guerre (2008) di Bertrand Bonello.

Nato dal matrimonio tra Elda Luxardo – figlia del fotografo Elio Luxardo e anche lei fotografa – e Salvatore – che prima di divenire produttore era un funzionario dell’Industria Cinematografica di Stato – Dario Argento inizia come giornalista quando finalmente riesce a farsi assumere da Paese Sera, per cui si occupa di recensioni cinematografiche. Ma la carriera di critico cinematografico dura poco, a causa del suo carattere anticonformista e dei suoi gusti che lo portano spesso a dissentire su film considerati capolavori.

Dopo una breve parentesi come critico musicale e teatrale abbandona il giornalismo e si getta nel mondo della sceneggiatura che lo consacra definitivamente al cinema quando, insieme a Bernardo Bertolucci, firma il soggetto di C’era una volta il West di Sergio Leone. Metti una sera a cena, La rivoluzione sessuale, Commandos e Un esercito di cinque uomini, sono solo alcuni dei film che ha sceneggiato, ma anche questa volta il caratterino di Dario lo porta a fare un salto di qualità.

Le sceneggiature e i soggetti che firma, infatti, non sono sempre realizzati come Argento ha in mente, così nel 1970 decide di dare inizio alla sua carriera di regista e alla sua collaborazione col padre, che ha prodotto tutti i suoi film.

Pur non essendo particolarmente amato in Italia, Argento è molto apprezzato negli Stati Uniti – non a caso il Mad ha deciso di dedicargli una retrospettiva – dove gli è stato riconosciuto il merito di aver contaminato il genere thriller con l’atmosfera onirica e angosciante che già si poteva percepire in Hitchcock – per esempio nella sequenza del sogno, firmata da Salvador Dalì, in Io ti salverò – e con le ossessioni realisticamente rappresentate che si ritrovano nelle prime pellicole della Nouvelle Vague.

Francesca Penza

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