A Milano il Jobs Act day: scontro tra Renzi e sindacati

Milano teatro del Jobs Act day: Renzi porta la sua legge delega di riforma e i sindacati insorgono minacciando mobilitazioni ad oltranza.

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Milano è un teatro con due palcoscenici, dove si sta consumando uno scontro destinato a durare per mesi circa la discussa legge delega che il Parlamento potrebbe assegnare al Governo sul Jobs Act.  Siamo pronti ad occupare le fabbriche: lo dice adesso Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, tuona contro il Governo nel corso di un corteo contro il vertice Ue sul lavoro a Milano. Alla manifestazione vi sono sia le  sigle sindacali che lavoratori e i centri sociali. Le parole d’ordine scandite dai manifestanti sono quelle sentite in questi giorni contro il Jobs act e cioè per la riduzione dei diritti e dei salari, contro la precarietà, la libertà di licenziare e la delocalizzazione.

IL NO DEI SINDACATI - La precarietà non si combatte rendendo più facile il licenziamento ma con il tempo indeterminato e garantendo i diritti a tutti - grida Landini ai manifestanti –  e se Renzi pensa di fare il figo dandoci ottanta euro e se pensa che noi siamo i coglioni che accettano di firmare la riduzione, si sbaglia di grosso. Al corteo, insieme alle sigle sindacali e ai lavoratori ci sono anche gli studenti e i militanti di alcuni centri sociali. Un corteo che da il via ad una serie di iniziative che certamente infiammeranno le prossime settimane.

Il no dei sindacati al Jobs Act del governo sta anzitutto in una obiezione di fondo e cioè l’enorme ampiezza del testo di legge delega nel quale – dicono tutte le organizzazioni sindacali – c’è tutto e niente nello stesso tempo. A dirlo è la sequenza degli eventi e l’incertezza dei testi sottoposti alla fiducia che – ricordiamo – è un voto politico e che impegna la maggioranza alla tenuta del governo pur nei contrasti di merito alla riforma del lavoro. Tutto il quadro politico è comunque sotto pressione in un tira e molla di “rendita” squisitamente politica. Il dissidente Pippo Civati sostiene che in questa delega non è presente l’abolizione dell’art 18 come a dimostrare ironicamente una sorta di passo indietro dell’esecutivo mentre da Palazzo Chigi si tiene a marcare questo superamento pur inserito dentro una proposta di cambiamento strutturale del mercato del lavoro. Tuttavia le obiezioni rimangono per un dato endogeno della riforma renziana visto che il quadro legislativo che si voterà in serata è una cornice molto ampia sulla quale poi il governo dovrà disegnare i decreti attuativi. Andrea Sarubbi, parlamentare del Pd, twitta pochi minuti fa:

VERTICE UE SUL LAVORO - Milano è anche la location di un appuntamento cruciale come il vertice Ue sul lavoro voluto proprio da Renzi nel semestre di nostra presidenza dell’Unione: Alle 14 iniziano i lavori dei premier europei e i fari sono puntati sulle posizioni di Angela Merkel e Francois Hollande, leader di due paesi fondamentali per la tenuta dell’economia europea e in forte divergenza dopo l’annuncio della Francia pronta a sforare al 4,4% il rapporto deficit/Pil; una posizione questa che clamorosamente mette in difficoltà la commissione europea alla ricerca di armonizzare rigore dei conti ma anche flessibilità nei bilanci per fare investimenti e combattere la recessione.

In questi minuti è trapelata la notizia di una possibile conferenza stampa congiunta dei tre alle 18, al termine lavori. All’appuntamento partecipano i capi di Stato e di Governo di 15 Stati membri dell’Unione europea, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e il presidente della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso.

Giuseppe Trapani

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