99 Posse, quel sì alla violenza a Cremona che fa male a tutti

Caos per le dichiarazioni dei 99 Posse dopo la manifestazione antifascista #EmilioResisti di Cremona. Sostegno ai violenti e polemiche con i fan su Facebook

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I 99 Posse (lucanomagazine.it)

La violenza fa sempre male, in tutti i sensi e di qualsiasi matrice essa sia. Fa male ancora di più se ad inneggiarla, come risposta alla violenza fascista, è una band di riferimento come i 99 Posse, da sempre espressione in prima linea di pensieri in musica e politica dei centri sociali. Il gruppo rap napoletano si è schierato apertamente su Facebook al fianco dei manifestanti e dei violenti che sabato pomeriggio hanno vandalizzato il centro di Cremona, distruggendo vetrine di banche e di attività commerciali, ma anche danneggiando auto di privati, arredo urbano e assaltando il comando dei vigili urbani. Il tutto in una manifestazione antifascista che aveva l’obiettivo di convergere presso la sede di CasaPound Cremona, come risposta agli scontri di matrice politica che hanno ridotto in coma Emilio Visigalli, 50enne abituale frequentatore del centro sociale Dordoni, al termine della sfida di campionato tra Cremonese – Mantova.

#EMILIORESISTI - Il 50enne è stato ferito in uno scontro non tra tifoserie ma tra differenti aree politiche, militanti dei centri sociali ed esponenti di CasaPound. Ricoverato (e dimesso con 20 punti di sutura alla testa e 20 giorni di prognosi) anche il presidente di CasaPound Gianluca Galli, candidato 2013 al comune di Cremona. Ma ad avere la peggio, in circostanze ancora da chiarire ma con quella che sembrerebbe essere una evidente disparità di forze in campo a favore della fazione di estrema destra, è stato proprio Emilio Visigalli, colpito selvaggiamente con bastoni e spranghe alla testa nei pressi del centro sociale Dordoni, adiacente allo stadio lombardo. L’uomo è attualmente in prognosi riservata.

La manifestazione antifascista di sabato a Cremona, con circa 5mila partecipanti e la famiglia dell’uomo alla testa del corteo, è purtroppo rapidamente degenerata. La polizia ha impedito che i partecipanti raggiungessero la sede di CasaPound per evitare uno scontro frontale tra le due fazioni, ma ciò non ha fermato un folto gruppo di individui a volto coperto e vestiti di nero – gli organizzatori del corteo hanno smentito la presenza di black bloc o infiltrati, ndr – che ha preso la testa del corteo e dato il la alle violenze. Vetrine di banche e attività commerciali infrante, danni a vetture e arredo urbano, un assalto al comando dei vigli urbani. Il totale dei danni ruota attorno ai 500 mila euro ed i cremonesi sono infuriati per quello che doveva essere solo un sacrosanto corteo antifascista di solidarietà a Emilio.

99 POSSE, IL SOSTEGNO AGLI ANTIFASCISTI (E AI VIOLENTI) - A gettare benzina sul fuoco sono arrivati i 99 Posse, con un post eloquente su Facebook: Onore a chi lotta. Più bastoni meno tastiere. Allegata al post una foto della prima fila del corteo di Cremona, caschi neri calati in testa e bastoni alla mano. E tra i media ed il web è stato il caos. I 99 Posse non hanno fatto nulla per ammorbidire la propria posizione, anzi, l’hanno rivendicata apertamente, e hanno annunciato per giovedì un concerto a Cremona per raccogliere fondi per le cure di Emilio. Una iniziativa che in molti a Cremona stanno criticando e rifiutando, sia per il timore di nuovi scontri, sia per le dichiarazioni al vetriolo della band e l’atteggiamento molto poco conciliante nei confronti dei cremonesi che chiedevano di dissociarsi dai violenti.

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I botta e risposta tra i 99 Posse e i fan su Facebook

Il derubricare quanto accaduto a Cremona come “due vetrine di banche rotte”, lo scontro frontale con i fan che si stupiscono dell’atteggiamento, l’attacco a chi viene a commentare “senza neanche essere iscritto su questa pagina”. Atteggiamenti duri e aggressivi, che spostano l’attenzione dall’accaduto e autorizzano tutt’altro che implicitamente la violenza come risposta alla violenza. Il tutto, si ricordi, che parte da una – sacrosanta – manifestazione antifascista. I fatti di cronaca con protagonisti esponenti di CasaPound (“fascisti del terzo millennio” è una definizione che si sono cuciti autonomamente addosso) e centri sociali sono ormai all’ordine del giorno. Una guerra silenziosa, fatta di assalti e aggressioni armate e che guadagna le prime pagine dei giornali solo quando ci scappa il ferito grave o la vittima. Una situazione indegna di un Paese civile, che continua a guardare e si limita ad intervenire senza prevenire. Come se l’esistenza e i gesti dell’uno giustificassero esistenza e gesti dell’altro. Con l’avallo di chi, come i 99 Posse, dall’alto di una posizione mediatica forte si schiera accanto sì agli antifascisti, ma anche a coloro che hanno devastato il centro di una città. I cui atti di violenza sono definiti, in un comunicato dello stesso Csa Dordoni, “danneggiamenti evitabili [...] ma non potevamo controllare tutto”. 

IL CIRCOLO VIZIOSO DELLA VIOLENZA - La risposta definitiva è quindi questa, da una parte e dall’altra? Non si può né controllare la violenza reiterata da un movimento politico di dichiarata ispirazione fascista – la cui esistenza parrebbe cozzare palesemente con il reato di apologia di fascismo, previsto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645 – né controllare la violenza antifascista, autorizzata dal principio del (testuali parole dei 99 Posse a la Repubblica) ”è stata fatta una manifestazione di autodifesa contro le cose, non contro le persone”? Un circolo vizioso, una spirale che si avvolge su se stessa senza via d’uscita. Bastone chiama spranga e sangue chiama ferita, fino alla prossima pagina di giornale o al prossimo scontro frontale. L’Italia, prima colpevole, guarda mentre i propri figli si sprangano in piazza. Ma buttare benzina sul fuoco quando la fiamma già è alta, come hanno fatto i 99 Posse, non è forse la scelta ideale.

Francesco Guarino
@fraguarino

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