8 marzo, le donne della Rivoluzione araba

Le donne hanno fatto molta strada dal 1911. Vediamo i loro volti nelle notizie che arrivano dall’Egitto, dalla Tunisia, dalla  Libia, nelle storie racchiuse nel Mese Storico della Donna, marzo.

Nawara Belal, un’attivista egiziana, ha sognato per lungo tempo che nel suo Paese uomini e donne camminassero fianco a fianco. Il mese scorso ha vissuto questa realtà a Piazza Tahrir. «In quei momenti di felicità, abbiamo avuto il diritto di cantare  e danzare liberamente, di abbracciarci tra di noi e con gli uomini. In quei momenti di paura e di delusione, non siamo state escluse», ha raccontato. Con la complicità degli uomini, a piazza Tahrir alcune “norme culturali” sono state rovesciate: le donne hanno potuto fumare in pubblico senza preoccuparsi di come erano vestite. In un Paese a prevalenza musulmana, maschi e femmine hanno sfidato il pudore dormendo insieme per strada e stringendosi tra grida di giubilo all’annuncio delle dimissioni di Mubarak.

Ma ora, Belal teme che l’ombra del regime torni ad affacciarsi, che quell’Egitto dove il 91 per cento delle donne tra i 15 e i 49 anni ha vissuto l’esperienza della mutilazione dei genitali e dove più della metà delle ragazze afferma di essere stata vittima di molestie sessuali, non sia davvero passato.

Una nazione non può raggiungere il suo pieno sviluppo con un braccio legato dietro la schiena. Da 100 anni, la Giornata internazionale della donna ricorda la forza di questo braccio, la necessità di celebrare la recente dimostrazione di coraggio e amore delle donne arabe e di garantire che raggiungano la libertà dall’oppressione. « La nostra speranza più sincera è quella di essere ricordate come le Donne della Rivoluzione, le donne che hanno cambiato la storia del loro Paese almeno quanto i loro compagni maschi», ha dichiarato Belal.

Le donne mediorientali sono costrette ad affrontare alcune delle peggiori violazioni dei diritti umani nel mondo. Nello Yemen, i matrimoni delle bambine hanno portato a gravidanze precoci, violenze domestiche e alta mortalità tra le giovani ragazze. In Arabia Saudita le donne non possono votare, guidare o uscire di casa senza un niqab. Anche in una nazione progressista come la Tunisia le donne hanno denunciato di aver ricevuto minacce di stupro durante le campagna per le riforme politiche e sociali.

Ma negli ultimi mesi, gli abusi del passato hanno soffiato sul fuoco della disobbedienza civile. «Io sono di quelle che sono libere e non hanno paura», cantava una donna per le strade di Tunisi davanti a una folla silenziosa. Grazie a YouTube, la sua canzone ha attraversato il deserto ed è giunta al Cairo. In poche settimane, una nuova rivoluzione è nata. Le donne sono state ispirate dalle sue parole e sono scese in piazza. Anche le più conservatrici hanno partecipato, e nessuno può negare questo coinvolgimento: persino il despota libico Muammar Gheddafi ha esortato le sue milizie a «combattere fino all’ultimo uomo, e all’ultima donna».

Molte donne egiziane ora si chiedono cosa ne sarà di loro, dopo aver finalmente ritrovato la libertà. Finora, hanno lavorato per cancellare completamente le ultime tracce del vecchio regime, chiedendo lo scioglimento del Consiglio Nazionale egiziano delle donne, un organismo ancora presieduta da membri dell’ex-governo di Mubarak. Ora vogliono essere rappresentate nella nuova Costituzione, che dovrà essere garante di principi inclusivi e più rispettosi della dignità femminile.

di Silvia Nosenzo

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews