51840 minuti di oscurità: il Cile dei minatori nel ventre della terra

Esistono solo quando la tv ne parla, di solito perché qualcosa è andata male, ma le miniere reggono un giro d’affari mondiale. Grazie ai minatori

Uno dei minatori intrappolati Foto: tg24.sky.it

Abbiamo fatto le valigie e siamo partiti per le vacanze, abbiamo chiuso uffici e valvole del gas, abbiamo ballato e guardato le stelle cadenti, abbiamo preso treni e aerei, siamo tornati al lavoro e tra i banchi di scuola, abbiamo camminato in lungo e in largo per le strade, cercando di ripararci dal sole bruciante. E agosto è sembrato incredibilmente breve.

Ma a 700 metri di profondità, al buio e circondati da pareti di roccia, forse un mese è stato un lento susseguirsi di minuti.Tutti i più importanti mass media hanno dedicato grande spazio alla notizia, allo sviluppo della vicenda, alle lettere delle mogli, a come si sia riorganizzata l’area vicina alla miniera. La vicenda è stata talmente “drammatizzata” da apparire solo la storia di 33 persone, per caso rimaste bloccate nello stesso posto.

La miniera di San José non è estranea agli incidenti e non ha mancato, in passato di sollevare polemiche.In primo piano le perplessità sulle norme di sicurezza della miniera in questione: uscite di emergenza non realizzate nonostante il protocollo; lavori di fortificazione strutturale delle pareti e della volta non eseguiti, nonostante la messa in attività di una nuova vena; norme generali di sicurezza ferme agli standard del 2007.

Non meno rilevante la proprietà della miniera: la controversa famiglia Bohn, coinvolta in una faccenda di tangenti risalente al 2007, anno dell’incidente al topografo Manuel Villagran. Il Cile soddisfa il 36% del mercato mondiale di rame e lo stesso minerale rappresenta circa il 30% dei prodotti minerari cileni, anche se vengono estratti notevoli quantitativi di oro – di solito come prodotto dell’estrazione del rame – platino, molibdeno e argento, di cui il Cile è il quinto produttore al mondo.

Gli imprenditori impegnati nel ramo sono, generalmente, personaggi molto in vista e stimati, attenti agli standard di sicurezza e consapevoli dei rischi del mercato. Alla base dei grandi gruppi industriali e internazionali ci sono i minatori, detentori della vera forza contrattuale, considerati l’upper class del proletariato cileno, privilegiati per i salari – superiori a quelli degli operai impiegati in qualsiasi altro settore – di certo come controparte per le condizioni di lavoro proibitive e logoranti.

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