Summit Arte e Cultura a Milano: seconda edizione della kermesse de Il Sole 24 Ore

MILANO – Intensivo e carico di contenuti il 2°Summit Arte e Cultura, ospitato nella sede de Il Sole 24ORE, in Via Monte Rosa, 91, due giorni fa, il 23 febbraio 2012. Beni culturali e mercato dell’arte, patrimonio culturale e impresa, apparentemente inconciliabili e competitivi, sono due realtà che potrebbero accrescersi e consolidarsi reciprocamente mediante un mutuo sostegno, se al posto di un arido mecenatismo si sostituisse un’adeguata e studiata partnership.

In apertura Armando Massarenti, Responsabile della Domenica de Il sole 24ORE, ha presentato il Manifesto della cultura pubblicato il 19 febbraio, un vero e proprio appello al Governo perché metta la cultura al centro della propria azione per il rilancio economico del Paese; i beni culturali devono tornare ad essere determinanti per la crescita reale e per la rinascita dell’occupazione. Niente cultura, niente sviluppo, ecco qual è il concept del documento, che si sviluppa in cinque punti fondamentali. “Una Costituente della cultura“, ha detto Massarenti, è “un’azione assolutamente necessaria”, per una “cultura intesa come territorio che comprende educazione, istruzione, ricerca scientifica, conoscenza”. E uno sviluppo come “capacità di valorizzare i saperi, di guidare il cambiamento”. È necessario adottare strategie di lungo periodo in cui ”lo sviluppo passi obbligatoriamente per la valorizzazione dei saperi”. Inoltre è necessaria la cooperazione tra i ministeri: “Si tratta di promuovere il funzionamento delle istituzioni mediante la loro leale cooperazione, individuando e risolvendo i conflitti a livello normativo”. Al quarto punto si sottolinea come sia importante che “l’azione pubblica contribuisca a radicare a tutti i livelli educativi, dalle elementari all’università, lo studio dell’arte e della storia per rendere i giovani i custodi del nostro patrimonio, e per poter fare in modo che essi ne traggano alimento per la creatività del futuro”. Viene inoltre valorizzata una necessaria “cultura del merito” che attraversi tutte le fasi educative, e come ultimo punto, si incentiva la complementarità pubblico/privato “fondata sulla condivisione con le imprese e i singoli cittadini del valore pubblico della cultura”. Sono necessari provvedimenti legislativi a sostegno dell’intervento privato, come per esempio sgravi fiscali finalizzati al superamento degli ostacoli allo sviluppo del paese.

L'intervento del sottosegretario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Roberto Cecchi

“Lo Stato deve continuare a investire un fondo che garantisca la conservazione del patrimonio e l’identità del Paese”, ha sottolineato in mattinata Roberto Cecchi, sottosegretario di Stato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il mondo della cultura deve smettere di vedere le imprese “come una sorta di elemosiniere, per un settore che deve essere tenuto in qualche maniera in vita”. Per il futuro servono “investitori in cultura”, non più gli “sponsor” o i “mecenati”. Cecchi ha evidenziato come in Italia il patrimonio abbia il “il carattere della diffusività”: sull’intero territorio nazionale si contano 424 musei per 37 milioni di visitatori l’anno, “ma il 50% dei 37 milioni di visitatori va solo in otto musei.[…] Abbiamo un territorio a maglia, ma stiamo polarizzando l’attenzione su alcuni soggetti e non su altri. Ecco dove viene la necessità di una riflessione: al mondo dell’imprenditoria va chiesta una collaborazione di crescita e valorizzazione di ciò che abbiamo nella sua interezza”.

Un quadro della situazione italiana ben delineato e analizzato accuratamente nel corso dell’intero Summit, suddiviso in tre Focus: ”Cultura e Impresa”, “Investire nell’Arte” e “Industria Culturale”. Gli exempla e le case histories delle maggiori realtà culturali e imprenditoriali del Paese hanno mostrato la volontà di cultura e impresa di concorrere allo sviluppo del Paese mediante una costruttiva cooperazione.

L’appello al Governo mediante il Manifesto della cultura e i gli interventi che si sono susseguiti hanno sollecitato una risposta ufficiale, arrivata alle pagine del quotidiano da parte dei ministri Lorenzo Ornaghi, Corrado Passera e Francesco Profumo. Nella missiva inviata al Sole 24ORE i tre ministri, che ringraziano il quotidiano economico per il Manifesto redatto, ammettono che “nel nostro Paese l’investimento in cultura è insufficiente, se confrontato su scala internazionale”; relativamente alla spesa pubblica “la componente impiegata nella sfera della conoscenza non può essere considerata un costo da tagliare ma rappresenta uno dei bacini in cui spendere di più e meglio creando sviluppo e occupazione”. Si cita anche il noto articolo 9 della Costituzione, che promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica nonché la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico.

Perché sicuramente, noi non ne abbiamo alcun dubbio, la cultura genera sviluppo. E l’Italia potrebbe benissimo rialzarsi dalla crisi puntando sul suo patrimonio glorioso, che non è un fardello improduttivo, ma un giacimento economico ricchissimo da valorizzare.

Benedetta Rutigliano

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