‘BE’ – La recensione del secondo album dei Beady Eye

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La copertina di 'BE' (foto via: www.nme.com)

Era il novembre 2009, quando i rimanenti membri degli Oasis, (nello specifico Liam Gallagher, Gem Archer e Andy Bell), si chiusero in studio a registrare nuovo materiale inedito, sotto il nome di Beady Eye. Orfani di Noel Gallagher, da sempre il massimo songwriter degli Oasis, i Beady Eye riuscirono nell’impresa di sfornare un buon disco d’esordio, intitolato Different Gear, Still Speeding e uscito nel 2011, composto da canzoni piacevoli, assolutamente non rivoluzionarie e chiaramente ispirate dal classico rock inglese di Beatles e Stones, ma che comunque rappresentarono un buon ascolto per gli amanti delle sonorità rock pop inglesi e per i nostalgici degli ormai defunti Oasis. A due anni di distanza i Beady Eye tornano nei negozi con la seconda prova discografica, intitolata semplicemente BE: la prova del nove per una band che non ha ancora dimostrato pienamente le proprie capacità di songwriting, limitandosi a ripetere, seppur con gusto, schemi e motivi già utilizzati nel rock inglese del passato.

Flick of the Finger, primo singolo estratto, apre le danze con un incedere incalzante costruito su un unico giro di accordi ripetuto per tutta la durata del brano. Un inizio dal sapore interlocutorio, prima di Soul Love, un semiacustico di sottofondo dall’atmosfera densa e profonda, ma un po’ monotono, specie nel prolungato finale dall’intento psichedelico. Face The Crowd preme finalmente il piede sull’acceleratore con un allegro giro di accordi di chiaro stampo inglese che costituisce l’ossatura di un buon brano rock.

Second Bite of the Apple, secondo singolo estratto, è un pop sperimentale e alternativo, forte di un ritornello orecchiabile. Un brano da non disdegnare, anche se privo di mordente. Si prosegue quindi con Soon Come Tomorrow, un malinconico rock acustico dai toni oscuri e riflessivi, caratterizzato da un ottimo arrangiamento globale. Il brano migliore del disco fino ad ora, e in ogni caso quello che trasmette più di tutti una certa idea di compiutezza e definizione, assente negli altri brani fin qui ascoltati.

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Liam Gallagher (foto via: music.gearlive.com)

Iz Rite è un breve ma un po’ anonimo pop rock di chiaro stampo britannico, mentre la successiva I’m Just Saying è un buon rock di stampo Oasis-iano, perfetto per un esecuzione dal vivo. Si prosegue quindi con la lunga Don’t Brother Me, un pezzo semiacustico soffuso, ottimo nella prima metà ma troppo prolungato nella troppo insistente coda psichedelica.

Shine a Light è costruita su di un buon giro blues, sostenuto da una corposa sezione ritmica che sfocia in un finale prolungato ma questa volta ben riuscito nel suo intento ossessivo. Si prosegue quindi con la ben riuscita Ballroom Figured, un breve e delicato brano acustico costruito su un azzeccato giro di accordi, prima della conclusiva Start A New: un brano di chiusura che parte in sordina per evolversi in un profonda canzone d’amore.

Promossa a metà questa nuova prova discografica dei Beady Eye, che alterna momenti felici con altri poco riusciti. Da apprezzare di sicuro la volontà della band di staccarsi dall’eccessiva influenza della tradizione rock inglese (onnipresente nel precedente album) e dal sound degli Oasis, per creare un prodotto più “personale”: il risultato però è discontinuo. Alcuni brani risultano ben riusciti, coinvolgenti e ben definiti, altri invece si perdono in una certa ripetitività di fondo. Alcune buone idee e altre ottime vengono spesso poco sviluppate, dando in definitiva ad alcuni brani un senso di incompiutezza e una sensazione di aver lasciato le cose a metà. Si intravedono però miglioramenti sostanziali sia da un punto di vista di originalità di songwriting, che in una produzione più sperimentale e originale. La bravura dei musicisti non si discute, e da sottolineare c’è anche la buona prova vocale di un Liam Gallagher meno “lagnoso” del solito. Un buon brit pop con venature psichedeliche che però non riesce a centrare il bersaglio se non di striscio e dopo diversi ascolti, indispensabili che apprezzare il buono che si può trovare in questo nuovo disco dei Beady Eye.

Alberto Staiz

@AlStaiz

Foto homepage: www.nme.com

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