Una zona di libero scambio in Cina. Shanghai nuova metropoli finanziaria

shanghai Cina

Shanghai

La Cina ha dato l’avvio alla sua prima zona di libero scambio, la “China Shanghai Pilot Free Trade Zone”. Consiste in una superficie di 28 km² a est di Shanghai che il governo cinese userà per sperimentare alcune riforme di mercato orientate verso una forte liberalizzazione degli scambi commerciali.

È stata inaugurata domenica 29 settembre dopo che all’interno del Paese se ne parlava ormai da mesi. I primi annunci risalgono infatti a luglio, periodo in cui sarebbe stata presa la decisione da parte del Consiglio di Stato.

La zona rappresenterà una vera e propria area “pilota”, uno spazio di prova. All’interno di essa gli investitori potranno muovere flussi di capitali in entrata e in uscita con libera convertibilità (e quindi con massima facilità) e a decidere gli interessi saranno le banche piuttosto che il governo. In questo modo il mercato di questa regione si emanciperà dalle rigide restrizioni che il partito comunista applica al resto del Paese, in particolare per quanto riguarda gli investimenti stranieri.

Uno degli obiettivi prevalenti della classe dirigente cinese sembra quello della piena convertibilità dello yuan, la moneta locale, entro cinque anni, in modo da facilitare l’uso della valuta nel commercio internazionale. Una seconda ragione sembrerebbe essere costituita dalla volontà di attrarre nuovi capitali per combattere il rallentamento che anche l’economia cinese sta vivendo, oltre alla volontà stessa di misurarsi sul campo con le riforme strutturali promesse da tempo.

Il governo di Pechino ha inoltre reso pubbliche le linee guida del progetto già dalla giornata di venerdì, ma sembra che non vi sia ancora stata fatta molta chiarezza su diversi argomenti, in particolare su quanto potere concedere esattamente al mercato. In ogni caso la sospensione delle leggi nazionali nella zona avverrà a partire da oggi 1 ottobre, giornata della Festa della Repubblica cinese.

I settori principalmente interessati sono sei: servizi finanziari, logistica, commercio, servizi professionali, cultura e intrattenimento, salute e istruzione. Nei servizi sarà inoltre concessa libera attività per 18 nuovi tipi di impresa: dalle assicurazioni agli studi legali, fino a cliniche e agenzie turistiche.

YUAN Cina

Questa messa in opera dovrebbe rappresentare una svolta cruciale quanto quella legata allo storico leader comunista Deng Xiaoping, che nel 1979 sperimentò il capitalismo socialista proclamando la regione meridionale cinese di Shenzhen come una “zona economica speciale”. La sua riforma permise nel tempo alla Cina di trasformarsi in una delle economie dalla crescita più rapida, moltiplicando il PIL fino a farlo diventare, oggi, il secondo del mondo. Secondo gli analisti di Merril Lynch tuttavia questo paragone in realtà non regge, in quanto a quell’epoca ciò che si sperimentava era la manifattura, mentre oggi il discorso si sposta soprattutto su finanza e tecnologia.

Il fulcro di tale laboratorio riformista è infatti proprio il settore finanziario. L’attuale premier cinese Li Keqiang vuole verificare cosa accadrebbe nel caso in cui sia il mercato a fissare i tassi di interesse, con la possibilità inoltre per le aziende di cambiare la moneta locale in valuta straniera e di muovere capitali verso l’estero. Ciò nonostante gli eventuali rischi verranno controllati passo dopo passo, per una durata complessiva del progetto di tre anni. Dopodiché si stabilirà se il modello Shanghai sarà applicabile anche al resto della Cina, oppure no.

A detta di molti, il piano è quello di trasformare Shanghai in uno dei più potenti centri finanziari del mondo, e di portare lo yuan ad essere un concorrente diretto del dollaro a livello globale. La zona libera di Shanghai rappresenta quindi un vero e proprio banco di prova, un’incubatrice dove la regione territoriale non sarà altro che un laboratorio all’interno del quale procedere con il più rigoroso metodo scientifico. Con tutto il rispetto per i programmi architettati in continuazione dalla nostra politica.

Francesco Gnagni

Foto | 1.bp.blogspot.comvenividivici.usi.telegraph.co.uk

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