Zimbabwe, ottanta elefanti avvelenati con il cianuro

Le zanne di un elefante possono valere fino a diecimila dollari

Le zanne di un elefante possono valere fino a diecimila dollari

Hwange – Una vera e propria carneficina di elefanti, è quella avvenuta negli scorsi giorni nell’Hwange National Park, una delle più importanti riserve naturalistiche dello Zimbabwe, a poca distanza dal confine con il Botswana. Circa ottanta esemplari – ma il numero sembrerebbe essere più alto – sono infatti stati avvelenati con massicce dosi di cianuro da un gruppo di bracconieri, e le loro zanne sottratte per essere rivendute.

Il ministro del Turismo dello Zimbabwe, Walter Mzembi, ha confermato alla stampa la strage degli elefanti, aggiungendo che le armi chimiche utilizzate dai bracconieri hanno fatto ulteriori vittime tra piccoli esemplari di animali che vagavano nelle zone circostanti, compresi alcuni predatori che davano la caccia alle specie rimaste uccise.

«Quando abbiamo lasciato il parco nazionale domenica scorsa, il numero totale degli elefanti rimasti uccisi dal cianuro era salito a 81. Ulteriori animali sono rimasti uccisi, ma non abbiamo ancora stabilito il numero totale». Queste le scioccanti parole di Jerry Gotora, direttore del Dipartimento dei parchi dello Zimbabwe, un organismo di controllo statale.

Si tratta di un caso che ha, purtroppo, un precedente piuttosto recente: lo scorso 6 settembre, infatti, le autorità avevano scoperto che nello stesso parco altri 41 elefanti erano stati avvelenati dal cianuro, utilizzato per contaminare alcuni alimenti destinati al nutrimento delle specie.

La Zimbabwe Parks and Wildfire Management Authority, altro organismo che regola e tutela la sopravvivenza degli animali all’interno delle specie protette, ha ovviamente diffuso un appello alla popolazione a non nutrirsi di alcuna parte degli elefanti uccisi, in quanto l’avvelenamento da cianuro potrebbe portare alla morte anche dell’eventuale consumatore della carne.

Negli ultimi anni il fenomeno del bracconaggio è cresciuto esponenzialmente nell’Africa centromeridionale, con casi di uccisione diretta e di avvelenamento, come purtroppo accaduto in Zimbabwe lo scorso fine settimana. Due anni fa, a rimanere uccisi furono nove elefanti, cinque leoni e due bufali, a dimostrazione della crudeltà dei cacciatori e dei cercatori d’avorio, che sul mercato nero viene venduto a circa 700 dollari al kg, per un valore a zanna di circa 3-4 mila dollari. Una somma che, almeno in Africa, “autorizza” queste e altre stragi.

Stefano Maria Meconi

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