Zerocalcare a Wakeupnews: ‘Armadillo e polpo? Non resteranno soli…’

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Michele Rech, in arte Zerocalcare (Foto: Francesco Guarino)

NAPOLI - Arrivi alle spalle dell’Orientale, in via Santa Chiara, e non appena giri l’angolo capisci che non sarà la solita presentazione. L’ingresso di Sarri 27 si intravede a fatica a metà strada. La fila prima di varcare la soglia è lunga. Ragazzi tra i 20 ed i 35 anni – ma non manca qualche fuori target, sia verso l’alto che verso il basso – leggono, impugnano o stringono sotto al braccio con orgoglio La profezia dell’armadillo e/o Un polpo alla gola. Zerocalcare è decisamente la rockstar del fumetto.

Quando la coda si smaltisce (per noi, non per chi ancora ci segue) scopriamo che Zerocalcare è Michele Rech, ma anche e soprattutto il contrario. Classe ’83, aretino di nascita e capitolino in tutto il resto, Michele/Zerocalcare sembra quasi intimorito dalla ressa piacevolmente minacciosa che attornia il suo tavolino. Parla a braccio e si concede improvvise accelerazioni di ritmo che strappano risate spontanee. Non è una presentazione, è un botta e risposta. Ma quando arriva la domanda ecco che rispunta Calcare: sguardo basso, esitante. Michele quasi non riesce a fissare negli occhi l’interlocutore, le guance infiammate dalla stessa timidezza che il “suo” ZC manifesta di fronte alla bella Camille ne La profezia dell’armadillo, oppure nel trovare la risposta pronta – che però a lui non manca – al burbero della Tiburtina.

Dalla fine della presentazione passeranno altre tre ore prima di riuscire a sederci al suo fianco. La signing session di rito sarà una processione festosa, con Zerocalcare che non si alzerà neppure per un momento dalla sedia dispensando armadilli, polpi e sprazzi del suo mondo di china a tutti i ragazzi rimasti in paziente attesa. «Niente Ken Shiro però – ammonisce sorridendo – sennò co’ tutti quei muscoli famo notte». Faremo notte lo stesso. L’intervista inizia alle 23 passate e, pochi secondi dopo la prima domanda, dalla sala superiore si alza un coro: «LI-BER-TÀ PER ZE-RO CAL-CA-RE!». Michele scoppia in una risata genuina.

Classifica Bestseller di Amazon. Un polpo alla gola e La profezia dell’armadillo occupano i primi due posti della top ten (in data 17 novembre, ndr). Dietro ci sono Camilleri, la Mazzantini, le Cinquanta sfumature. Qual è il primo pensiero che ti passa per la testa?

«Fa strano, fa molto strano. Sono stracontento ovviamente, anche perché la BAO (casa editrice di Un polpo alla gola, ndr) mi ha detto che è la prima volta che una cosa del genere succede ad un fumetto. Poi ovviamente il tutto va contestualizzato, perché le cifre della libreria di Amazon non sono quelle delle librerie di varia.  Però è una super-soddisfazione ugualmente!».

Il tuo blog zerocalcare.it compie un anno proprio in questi giorni. Oltre ad essere stato uno dei primi blog a fumetti italiano, è stato il tuo vero e proprio trampolino di lancio. Ma come è nato? Da dove è partito l’input?

«In realtà io ero scetticissimo sul blog e non volevo proprio aprirlo. È stato Makkox (fumettista ed editore di La profezia dell’armadillo, ndr) a comprarlo, pagarlo, curare il template e pubblicarci all’interno alcune mie storie che non erano finite su “Il Canemucco”. È stata la vera e propria badante del mio blog: io temevo che non avrebbe riscosso successo ed i blog “vuoti” sono frustranti ed umilianti. Invece zerocalcare.it ha iniziato ad andare bene da subito, anche perché lui stesso ci ha messo la faccia in prima persona e lo ha pubblicizzato alla grande».

Oltre alla pagina pubblica di Zerocalcare, su Facebook hai anche un profilo privato, stalkerato ad arte da amici, fan e fanatici. Se spegni il pc la mattina e lo riaccendi la sera, quante notifiche trovi?

«Ne trovo tra 150 e 200. Se sto fuori per un weekend ne trovo 550 o giù di lì. Quindi inevitabilmente molte finiscono nel dimenticatoio senza poter essere lette».

Di Zerocalcare conosciamo quasi tutto, di Michele ancora poco. Allora gli entriamo in casa e sbirciamo il libro sul comodino, il lettore mp3, la tv e il frigo. In cosa ci imbattiamo? 

«Sul comodino c’è il terzo libro 1Q84 di Murakami. Nel lettore mp3 ci sono “Gli Ultimi”, un gruppo punk romano di miei amici. In tv in questo momento c’è Walking Dead. E nel frigo mi sa che c’è rimasto solo uno yogurt. Forse».

Il mondo di Zerocalcare è molto più complesso allora, mi sa. Componente autobiografica, ironia e autoironia, trasfigurazione di coscienza anche e soprattutto dal punto di vista grafico. Sono segreti del successo studiati a tavolino, o è stato tutto molto più naturale?

«Zerocalcare non è una formula nata in provetta per assolvere a determinati compiti. Quelle che hai appena elencato sono caratteristiche portanti già della Profezia, che si colloca cronologicamente prima del blog, anche se magari è stata conosciuta dopo. E tutti questi elementi sono il modo più genuino in cui io mi so esprimere: la trasfigurazione di coscienza, ad esempio, è fondamentale per raccontare i miei stati d’animo. Vero è che, poi, questo espediente ha funzionato bene ed è diventato un po’ la mia cifra stilistica, quindi nel corso del tempo sono stato portato ad affinarla».

Gran parte della linea cronologica dei due libri, e relativi riferimenti musicali, cinematografici e del mondo cartoon, attinge a piene mani dagli anni Novanta. Perché proprio quel decennio?

«Perché gli anni Novanta sono stati quelli della speranza. Più per me che in assoluto, intendiamoci. Vedevo tutte le porte ancora aperte e le aspettative erano belle cariche. Gli anni Zero hanno coinciso con la mia uscita dal liceo e la relativa disillusione delle aspettative: speravo di diventare un paleontologo ed invece fino all’anno scorso davo ripetizioni di francese ai ragazzini e basta. Al di là della mia visione soggettiva, però, gli anni Novanta sono stati quelli del cambiamento del nostro Paese sotto tanti punti di vista – il mercato del lavoro, ad esempio – ma nessuna generazione ne aveva ancora subìto l’impatto sulla propria pelle. E coloro che hanno vissuto i Novanta da adolescenti, si sono trovati inevitabilmente nel Duemila a fronteggiare un mondo del lavoro diversissimo da quello che avevano incontrato i nostri genitori. Quanta gente a dieci anni dal termine degli studi vive ancora di contratti a termine o non ha trovato la propria collocazione definitiva?».

Gli anni Zero italiani, tra l’altro, cominciano con una grossa ferita: Genova 2001. Un evento che ha lasciato un segno profondo anche in te, tant’è vero che hai realizzato una di trilogia di storie brevi sull’accaduto che ancora circola in rete: La nostra storia alla sbarra (2004), Non è finita (2006) e A.F.A.B. (2011). Alla luce anche dei movimenti di piazza degli ultimi giorni, credi qualcosa sia cambiata in Italia dopo Genova 2001?

Con Zerocalcare la signing session è tutt’altro che banale (Foto: Francesco Guarino)

«Per molti anni dopo i fatti del G8 credo che siano cambiate molte cose. Genova 2001 è stato un trauma per la mia generazione e ancora di più per coloro che l’hanno vissuta. Inevitabilmente è cambiato il modo di scendere in piazza, ha avuto il sopravvento la paura. Per fortuna mi sembra che le ultime generazioni non abbiano addosso questo peso. Non portano cicatrici, non avendo vissuto direttamente ciò che è successo, e mi sembra che soprattutto i movimenti studenteschi negli ultimi due anni riescano a mettere in piazza propositività e radicalità».

Leggendo le tue storie in merito, però, è impossibile non accorgersi di come il tuo tratto grafico sia nettamente mutato col corso del tempo. La nostra storia alla sbarra è molto cruda, a tratti inquietante; Non è finita ha lineamenti già addolciti e propende più al ricordo che alla rabbia; A.F.A.B. rispolvera un episodio parallelo di quei giorni in chiave ironica, seppur amara. Dalla rabbia all’ironia, passando per il ricordo: questa è stata anche la tua evoluzione personale in merito, oltre che stilistica?

«È stata indubbiamente un’evoluzione stilistica. Io sono molto legato alla prima delle tre, La nostra storia alla sbarra, ma a distanza di dieci anni ho voluto tornare su quei fatti in maniera graficamente diversa. In quello stile si può riconoscere chi, come me, aveva vissuto quei momenti, mentre per giungere meglio a chi Genova 2001 l’ha vissuta solo per sentito dire ho preferito scegliere un approccio grafico diverso, magari meno intenso per me però più comprensibile per gli altri. La mia cifra stilistica è indubbiamente mutata col tempo, ma se devo pensare ai giorni del G8 difficilmente l’ironia può essere il mio punto d’arrivo. Tutt’al più c’è l’amarezza, visto che l’ultima pagina è stata scritta solo l’estate appena trascorsa con le sentenze della Cassazione. Genova 2001 per me è stata una coltellata».

Alleggeriamo i toni: pagina delle illustrazioni di “Liberazione”, chiusa; “Carta”, chiuso; “Repubblica XL” spazio italian underground, chiuso; “Il Canemucco”, chiuso; Zuda.com chiusa. Ma niente niente Makkox e la Bao sotto al tavolo qualche scongiuro l’hanno fatto?

[Ride]. «Mah guarda, Makkox il precedente negativo ce l’aveva già e su di me ha scommesso lo stesso. Ora come ora penso possa essere soddisfatto di come è andata, non tanto per le vendite del volume in sé, ma soprattutto per il fatto di poter dire di essere stato l’unico ad avermi dato fiducia e di averci preso».

Il limite di Zerocalcare, se così vogliamo definirlo, è però insormontabile: i libri a fumetti si divorano in fretta, pagina dopo pagina. E ciò ovviamente vale anche per le tue storie quindicinali, l’Armadillo, il Polpo. Ma il pubblico è bulimico: quindi cosa bolle in pentola adesso?

«Una storia supercomplessa: molto più articolata ed anche molto più lunga del Polpo. Per me sarà una nuova sfida».

Tempistica?

«Guarda, proprio per il tipo di lavorazione che una storia del genere richiede, non mi sono ancora dato una scadenza, non vorrei darmela, né mi è stata imposta tassativamente. Ovvio che per il mercato del fumetto la data di riferimento resta quella del Lucca Comics 2013. Se si riesce per quel periodo bene, altrimenti pazienza».

Domanda d’obbligo: ma dopo il polpo e l’armadillo ci sarà un altro animale a fare da traino alla storia?

«Sì. Però non dico quale ovviamente…».

Francesco Guarino

LE FOTO DELLA PRESENTAZIONE DE “UN POLPO ALLA GOLA” DI ZEROCALCARE. NAPOLI, SARRI 27:

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