Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino: la poesia nelle età

Youth - La giovinezza di Paolo Sorrentino

Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino

Ci sono momenti in cui ci si accorge che il mondo è troppo grande per essere scoperto del tutto, in cui l’avvenire è ormai un ricordo e in cui si pensa che la sola cosa da fare è aspettare. Solitudine, anzianità ferme a guardare mentre l’esistenza prosegue senza accorgersi che qualcuno si è fermato. Eppure si sa che a mancare è solo il coraggio di fare un ultimo importante sforzo per rigenerare vita e speranza, anche solo per un attimo. È questo uno dei tanti temi presenti nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, da oggi nei cinema italiani, Youth – La giovinezza, presentato questa mattina al Festival di Cannes 2015, concludendo il tris di autori italiani, dopo Matteo Garrone e Nanni Moretti.

TESTAMENTI E APATIE – La trama è all’apparenza molto semplice. Due vecchi amici, Fred (il due volte premio Oscar Michael Caine) e Mick (Harvey Keitel), sono in Svizzera a trascorrere una vacanza. La loro età (sono entrambi vicini agli ottant’anni) li porta a guardare il mondo con occhi curiosi. Ognuno però affronta i suoi demoni e le sue sfide. Mick, regista affermato, vuole terminare la stesura del film che sarà, a suo avviso, il suo testamento spirituale. Fred, invece, direttore d’orchestra e compositore di alto livello e autentico protagonista del film, non vuole saperne di ricominciare a dirigere, malgrado un’offerta prestigiosa. Intorno a loro svariati personaggi si susseguono, compresi i corrispettivi figli che decidono di divorziare tra loro e ricominciare a vivere, un attore in cerca del proprio personaggio, i giovani assistenti di Mick che cercano, insieme a lui, il finale perfetto, Miss Universo in vacanza e un ex goleador mancino ormai fuori forma ma capace ancora di far meraviglie con una palla da tennis e attirare milioni di fan.

Fred (Michael Caine) in una scena del film (ciakmagazione.eu)

Fred (Michael Caine) in una scena del film (ciakmagazione.eu)

GIOVINEZZA vs VECCHIAIA – Film dalla significativa e voluta lentezza, la prima cosa che salta agli occhi è il tema dell’età. Immagini significative, simboliche, di ovvia (per Sorrentino) forma felliniana, ci mostrano una gioventù, dall’imperfetta freschezza o dalla compiuta armonia, in paragone con una triste età avanzata e decadente. Una gioventù che balla, si muove, canta; più è giovane più è capace di cogliere pensieri, insegnamenti e messaggi profondi (si pensi ai due bambini nel film). L’età avanzata è decadente, sempre ferma, poco sorridente, triste anche quando fa sesso. Significativa la scena del percorso benessere. Persone di varie età girano per le saune, ma gli anziani si racchiudono in silenzio e accalcati in piccoli spazi, sempre affumicati e alcune dal color rosso: quasi un girone dantesco. Esistono, nel microcosmo dell’albergo, giovinezze apatiche, ma hanno comunque la meglio sull’età avanzata. Simboliche due scene, entrambe con lo stesso significato: la prima le infermiere/dottoresse giovani che salgono con l’ascensore, mentre un gruppo di anziani privi di espressioni le guarda salire; altra quando Fred e sua figlia Lena (il premio Oscar Rachel Weisz) sono intenti a fare la terapia dei fanghi e Lena si è sfogata contro il padre, il lettino di Fred, parallelo a quello della figlia, viene fatto scendere da una giovane dipendente.

Michael Caine e Paolo Sorrentino durante le riprese (lastampa.it)

Michael Caine e Paolo Sorrentino durante le riprese (lastampa.it)

CAST, MUSICHE E FOTOGRAFIA –  Per il suo secondo film in lingua inglese, Sorrentino ha scelto un cast stellare. Oltre ai già citati, c’ è anche Paul Dano (12 anni schiavo) nei panni dell’attore che studia i vari ospiti dell’albergo per dare un tocco suo ad un personaggio un po’ scomodo; e un cammeo del due volte premio Oscar Jane Fonda (auto-ironica e auto-critica). Le musiche sono nuovamente di David Lang, con il quale Paolo Sorrentino ha collaborato anche per La grande bellezza. Ma la vera protagonista de La giovinezza è la fotografia. Scene e paesaggi, espressioni e silenzi donano quella silenziosa armonia che un’immagine riesce non facilmente a dare.

Il film è bello, poetico e vede un Paolo Sorrentino carico e a pieno regime (oltre alla regia, sua anche la sceneggiatura e il soggetto). A mio avviso, come successe in passato a Roberto Benigni con La tigre e la neve, La giovinezza potrebbe non ottenere il successo che merita (forse è migliore de La grande bellezza), poiché critica e pubblico, dopo un Oscar, sono molto pretenziosi.

 Francesco Fario

(Foto: sceglilfilm.it, ciakmagazine.eu, la stampa.it)

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