X Factor e il rock agricolo? Gli Iron Mais non hanno inventato niente

Sta facendo il giro d’Italia l’esibizione degli Iron Mais a X Factor. Ma questi ragazzi, per quanto bravissimi, non hanno inventato niente

Gli Iron Mais (blogdicultura.it)

Gli Iron Mais (blogdicultura.it)

È iniziata la nuova serie di audizioni per X Factor, la celebre trasmissione televisiva che va in cerca di sempre nuovi talenti da sfornare, sfruttare per un annetto o poco più e poi abbandonare alla loro più o meno sviluppata capacità di autogestirsi in seguito al trampolino di lancio mediatico offerto. A riscontrare i favori e gli applausi virtuali soprattutto del web, quest’anno, è una band molto particolare che ha stupito pubblico e giuria sul palco del noto talent show: i lombardi Iron Mais.

NON AVETE INVENTATO NIENTE – Richiamando, nel nome, l’energia del rock metallico più duro degli albori (gli Iron Maiden), Morgan Bizzozero, Alessandro Scollo, Daniele Canali, Matteo Tagliabue, Luca Sampietro, Francesca Arancio e Marco Goli hanno sdoganato una sorta di nuovo genere chamato “rock agricolo” proponendo la cover di un brano come El diablo dei Litfiba e, in più, due loro composizioni inedite. Di cosa si tratta? Semplice: siamo di fronte all’energia basilare del rock, nella sua sfaccettatura più hard e heavy  espressa, però, con l’utilizzo di strumenti assolutamente poco congeniali per il genere, in questo caso quelli utilizzati per folk, musica ebraica e country western (quindi banjo e violino in primis). Il tutto condito da acconciature e vestiario tipici dell’America contadina. Applausi, standing ovation e boati di gradimento per gli Iron Mais sono dovuti, vista la notevole mole di talento e adrenalina sprigionata dal vivo nel contesto di X Factor. Va detta, però, una cosa non meno importante: gli Iron Mais non hanno inventato assolutamente niente, né in sede di cover “agricola” né in ambito di composizione personale ad essa artisticamente collegata. Per questa seconda opzione basta considerare band come Modena City Ramblers o Bandabardò, tanto per rimanere nel confine tricolore; quanto alla capacità di “coverizzare” sotto altre spoglie brani altrui, vediamo il perché di questa scarsa originalità (pane quotidiano per l’ignoranza collettiva che può aggirarsi in un talent show).

Gli Iron Mais sul palco di X Factor (euromusica.org)

Gli Iron Mais sul palco di X Factor (euromusica.org)

IL RITARDO ITALIANO – Come un po’ in tutti i settori della produzione nazionale, con maggiore e decisiva attenzione all’ambito artistico a tutto tondo, in Italia – tranne ben note eccezioni cinematografiche – arriviamo a comprendere e tentare di mettere in tavola qualcosa di bello e interessante unicamente dopo un certo periodo di tempo. Musicalmente parlando, così fu per il progressive e la new wave degli anni ’70 e ’80, generi di stampo anglosassone nati quasi dieci anni prima e importati nello stivale sulle spalle di gruppi a dir poco stratosferici (PFM, Area, Banco del Mutuo Soccorso, Il Balletto di Bronzo, Osanna, Latte e Miele, Le Orme e chi più ne ha più ne metta) ma messi in grado esprimersi in tutta la loro grandezza solo sulla scia del successo commerciale (e politico) ottenuto dal genere prescelto nella sua terra di origine.

MODA O TALENTO? – Da qualche anno a questa parte, sempre nel settore musicale proveniente principalmente dal web, va letteralmente di moda l’arte di stravolgere altrui brani più o meno noti grazie all’utilizzo di strumenti assolutamente non convenzionali per l’esecuzione delle suddette altrui composizioni. Tralasciando i casi di qualità a dir poco imbarazzante, tra le personalità più talentuose – così, a primo velocissimo pensiero – balzano alla mente alcuni esempi estremamente interessanti: tra tutti, spicca per notorietà cibernetica la grandiosa pianista ucraina Viktoriya Yermolyeva (“vkgoeswild” su Youtube) con le sue cover esclusivamente pianistiche di artisti come Iron Maiden, Metallica, Queen, Led Zeppelin, Muse, Guns ‘N Roses, Pink Floyd, Doors e svariati altri.

IL “ROCK AGRICOLO” – Nel caso specifico del cosiddetto “rock agricolo”, sono almeno due i casi internazionali – e ben precedenti agli Iron Mais, se non per essi seminali o semplicemente da emulare per farsi conoscere facendo finta di sorprendere – di eccelsa bravura mista a comicità disarmante e assolutamente intelligente. Il primo caso è quello un po’ più noto ai maggiori utenti del web e, nello specifico, di Youtube. Ci riferiamo agli Steve ‘N’ Seagulls (piccolo richiamino nominale, in questo caso, ai Guns N’ Roses e a Steven Seagall; vai a capire il motivo del secondo), una folk band finlandese che ha scelto da diverso tempo a questa parte di rivisitare brani provenienti dall’hard rock e dall’heavy metal anche più estremo. Tra i brani da loro smembrati e riarticolati in chiave “agricola”, spiccano una notevole Thunderstruck o You shook me all night long degli AC/DC ma, attenzione, anche brani di livello più tecnicamente elevato come quello riscontrabile in una Seek and destroy del primissimo periodo thrash dei Metallica, o una The Trooper degli inizi targati Iron Maiden.

SOIL, HARD & HEAVY – Ma proprio a livello estremo in termini hard & heavy tramutati in veste “agricola”, il maestro indiscusso di – tra le altre mille cose – “coverizzazioni contadine” è Rob Scallon, chitarrista statunitense di Chicago – nonché abilissimo video maker, basti vedere il suo gioco interattivo per Youtube – dal talento a dir poco smisurato che, per divertirsi con un paio di amici, diversi mesi or sono, ha dato vita ad una serie di esilaranti – e assolutamente perfette – cover di Metallica e Slayer (tra i gruppi seminali più potenti e rumorosi degli anni ’80 e ’90) con soli banjo e contrabbasso (per non parlare, poi, dei Pantera suonati con l’ukulele). Brani mostruosi ed oscuri come Battery, Raining blood o Angel of death, in sostanza, hanno preso la forma di un divertissement nudo e crudo ma posto in essere in maniera eminentemente qualitativa e assolutamente non priva della carica energetica delle conformazioni originali di ogni singolo brano in questione.

CARI IRON MAIS e caro pubblico acclamante, insomma, va benissimo, attirate pure tutti i “click” che vi pare ma – in tutta amicizia, stima e affetto – cominciate fin da ora, per cortesia, ad abbassare la cresta perché, al pari di gente come quella fin qui elencata, siete puro divertimento amatoriale.

Foto: blogdicultura.it / euromusica.org

Stefano Gallone

@SteGallone

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Una risposta a X Factor e il rock agricolo? Gli Iron Mais non hanno inventato niente

  1. avatar
    Massimiliano Ponzoni 15/12/2015 a 11:42

    Commento un po’ troppo acido. Quanto scrive è vero: non hanno inventato il genere e suonano cover. Quindi nulla di originale, ma… (e secondo me è un “ma” grosso come una casa):

    1) partiamo dal fatto che, televisivamente parlando, gli inediti di sconosciuti italiani, che siano gruppi o solisti, non se li fila nessuno, (basta vedere Sanremo per rendersene conto, dove nella sezione giovani forse emerge 1 ogni 72 anni tipo cometa di Halley). Quindi, al di la delle sue opinioni sui talent, oggettivamente, in ognuno di questi programmi, sono necessarie canzoni già conosciute per gran parte del programma stesso. Solo verso la fine, si da la stoccata commerciale con un inedito, ma solo quando il protagonista diventa il cantante e non la canzone che viene interpretata. Per il programma in sé, la cover è fisiologica e ciò, al netto di facili moralismi e altre menate sui “talent”, è incontestabile.

    2) Siamo in Italia, patria della canzone neomelodica strappamutande da Roma in giù, e del pop stantio in stile Sanremo per tutto il resto dello stivale. sono anni e anni che non ascolto musica italiana nuova, con la musica italiana sono fermo ai Litfiba e ai Timoria e da li non mi voglio schiodare perchè il resto è noioso, sempre la stessa solfa: amore di qua, amore di la, temi d’attualità che se li canti sei profondo e ricercato. Tutto condito da un nauseante sound pop da camera mortuaria. Quindi, se ci fosse anche un minimo di luce in fondo al tunnel, che possa rivelarsi un esplosione nucleare come per gli artisti da lei citati o un flebile lumicino come ritiene siano gli iron mais (o un Giacomo Voli di The voice), perchè spegnerlo a priori? sono novità, cercano di spingere a qualcosa di diverso non stronchiamoli subito.

    3) nel suo articolo è partito bene con il primo pezzo, si è lasciato prendere dalle sue opinioni sui talent e su youtube, è scaduto nel terzo.
    MODA O TALENTO: Non siamo negli anni 60 e 70, siamo negli anni 2000 dove anche un Battisti, per farsi notare, sarebbe costretto a ricorrere ai talent o a youtube, dove le etichette indipendenti hanno solo mercati di nicchia e le grandi major impongono certi paletti all’artista. Emergere oggi non è più così legato al lato artistico, ma solo al lato discografico. Tant’è che per quanto mi sia dispiaciuto vedere eliminati gli iron mais, non posso che dare ragione a Fedez quando ha detto che sarebbero stati snaturati più avanti. Eliminandoli, ha dato loro molta visibilità fuori dal programma principale, sta agli iron mais cominciare a buttare fuori qualche pezzo nuovo in mezzo alle cover per sfruttare questa occasione e l’unico inedito che hanno fatto è piuttosto gradevole. La moda non centra. internet è uno dei mezzi attuali per far notare il proprio talento, (e vale il discorso inediti vs cover), se poi il talento c’è davvero e c’è anche voglia si emerge altrimenti si resta su youtube, non ci vedo nulla di male, oggi funziona così e ci si adatta.
    Da “IL ROCK AGRICOLO” in giù: in questa parte è scaduto. Non per quanto riguarda le opinioni sugli artisti citati, ma semplicemente perché non vedo il motivo per cui se uno inizia un genere non debba essere seguito da altri. Non esiste 1 che fa pop, 1 che fa rock, 1 che fa heavy metal, 1 che suona il triangolo per richiamare al pranzo nei villaggi hamish. Ci può essere un precursore, ma se avessero smontato tutti quelli che hanno seguito l’onda rock dagli anni 50 in poi non avremmo AC/DC, Rolling Stones, Beatles e negli altri villaggi hamish morirebbero di fame.

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