World Solar Challenge: il rally per auto a energia solare

world solar challenge

Il percorso del World Solar Challenge (Foto via: auto.it)

Darwin – Al via ieri il World Solar Challenge, la gara più importante tra vetture elettriche ad alimentazione fotovoltaica, a cui partecipano team provenienti da tutto il mondo. La competizione ha origine nel lontano 1982, quando Hans Tholstrup e Larry Perkins riuscirono nell’impresa di attraversare l’Australia da ovest a est a bordo di una pioneristica macchina solare. Nel 1987 si tenne la prima edizione del World Solar Challenge, che poi si è ripetuta ogni tre anni e, più recentemente, ogni biennio, con partenza da Darwin e arrivo ad Adelaide. Oltre alla competizione in sé, il World Solar Challenge ha come obiettivo quello di stimolare lo sviluppo delle alternative convenienti in termini di costi e prestazioni ai motori dei veicoli convenzionali.

Dietro la competizione ci sono infatti le più importanti università del mondo e nomi di primo piano dell’economia mondiale, tra cui Toshiba, Bridgestone, e molte altre. Quest’anno parteciperanno squadre da tutto il mondo, tra i quali rappresentanti del Giappone, Arabia Saudita, Stati Uniti e Iran: in totale parteciperanno 44 team provenienti da 25 nazioni diverse. Rigorosi i criteri tecnici in base ai quali i prototipi possono essere ammessi alla gara: 4 ruote, 1 pilota, lunghezza massima 4,5 metri, larghezza massima 1,8, non più di 6 metri quadrati di pannelli solari e batterie ridotte al minimo.

La auto da battere è la Tokay Challenger, sviluppata dall’omonima università nipponica, che ha trionfato nelle ultime due edizioni: in quella 2011 la velocità media è stata attorno ai 91 km orari, mentre nel 2009, il team riuscì nell’impresa di completare il percorso Darwin-Adelaide con una media di 100 Km/h.

Anche l’Italia parteciperà alla gara, con il team Onda Solare. Il prototipo, ribattezzato Emilia3, utilizza componenti di STMicroelectronics, ed è stato messo a punto a livello progettuale da docenti, studenti e giovani ricercatori dell’Università di Bologna e del Cnr, e successivamente costruito da artigiani e operari di diverse imprese emiliane, tra cui anche Ferrari.

Alberto Staiz

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