Wikileaks fa tremare il mondo

Ieri, in tarda serata, El Pais, The New York Times, Der Spiegel, Le Monde e The Guardian hanno diffuso i documenti riservati che da diversi giorni hanno messo in agitazione la diplomazia di non pochi Paesi in tutto il mondo.

In pochissimo tempo innumerevoli siti di informazione hanno riportato le notizie relative ai file in questione, file che rivelano non solo la natura dei rapporti tra alcuni importanti attori internazionale, ma anche l’opinione che i diplomatici statunitensi hanno di diversi leader europei e, ovviamente, le impressioni suscitate dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

La condanna circa la divulgazione dei documenti non ha tardato ad arrivare dalla Casa Bianca e anche in Italia non sono mancate le reazioni, in primis del ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha definito l’evento come «l’11 settembre della diplomazia mondiale».

Importante sapere che nessuno dei 251.287 documenti divulgati è considerato top secret, circa quindicimila sono classificati come segreti, novemila come troppo delicati per essere condivisi con un governo straniero – cioè Noforn, Not releasable to foreign nationals/governments/non-Us citizens – circa 102mila confidenziali, e circa 134mila non rientrano in alcun livello di segretezza.

La cosa certa è che, sebbene in molti casi non stupiscano talune considerazioni su certi personaggi molto in vista a livello internazionale, le reazioni saranno da osservare e valutare nel corso dei prossimi giorni.

Durante la giornata l’attenzione dei media è stata catalizzata dall’imminente rivelazione.

Chi segue Wikileaks su Facebook o Twitter alle 17.45 circa, ora italiana, ha letto comparire sulla propria homepage il messaggio: We are currently under a mass distributed denial of service attack, cioè Stiamo subendo un Ddos che, per i profani, sarebbe un Distributed denial of service, una negazione del servizio – in sostanza viene simulata la connessione simultanea di milioni di utenti al server, evento che provoca un sovraccarico e rende inaccessibile l’indirizzo interessato – che ha impedito al sito di essere consultabile per diverso tempo.

Dopo pochi minuti, i cinque giornali deputati alla diffusione dei documenti hanno garantito che tutti i dati sarebbero stati comunque resi noti, anche in caso di prolungata inaccessibilità di Wikileaks.

Alle 19.30, ora italiana, i siti dello spagnolo El Pais, del britannico Guardian e dell’americano New York Times iniziano a diffondere i primi documenti.

Berlusconi è definito “incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno”, fisicamente e mentalmente stanco, troppo preso dalle sue “feste selvagge” e ridotto al ruolo di portavoce del “maschio alpha” Vladimir Putin; Gheddafi “usa il botox ed è un vero ipocondriaco, che fa filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori”.

L’Iran è definito uno “stato fascista” da un consigliere diplomatico di Sarkozy a colloquio con il sottosegretario di Stato americano Gordon; fu Pechino a guidare l’attacco ai sistemi informatici di Google in Cina; la Corea del Nord avrebbe fornito all’Iran armi per attaccare l’Europa occidentale; la Russia è “virtualmente uno Stato della mafia”.

Sono solo alcune delle considerazioni che diplomatici statunitensi hanno espresso e solo alcune delle delicate questioni discusse nei migliaia di telegrammi che tra il 1966 e febbraio di quest’anno hanno fatto il giro del mondo, coinvolgendo 274 ambasciate.

Funzionari Onu – tra cui lo stesso Ban Ki Moon – spiati, le pressioni dell’Arabia Saudita per un bombardamento sull’Iran, i cinque punti del Mossad per bloccare lo sviluppo nucleare dell’Iran, l’unificazione della Corea, la Siria che arma gli Hezbollah, ora tutto è sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale.

E dei capi di Stato e di Governo di tutto il pianeta.

Da tenere sotto controllo le reazioni di Paesi come Turchia e Arabia Saudita che, insieme ad altri giganti mediorientali, sono figli di una tradizione politica fortemente nazionalista e che potrebbero, da un lato, sentire la necessità di rispondere in qualche modo, dall’altro, essere ulteriormente destabilizzati.

L’Europa non si impone in un ruolo di primo piano, bensì risulta essere una comparsa piuttosto dimessa e sembra interessare relativamente la diplomazia statunitense, al di là delle valutazioni sui diversi leader politici che assumono sempre più i contorni del pettegolezzo.

Serve rendersi conto se il motivo di questo disinteresse sia dovuto alla solidità dell’alleanza con gli Stati Uniti o se ci troviamo di fronte ad una progressiva – irreversibile? – perdita di influenza del Vecchio Continente.

Due conseguenze sono facilmente deducibili. In primo luogo la natura di certe notizie trapelate renderebbe possibile risalire ad alcune fonti, che sarebbero di certo in qualche tipo di pericolo – è da sottolineare che diverse migliaia di persone occupate in diplomazia hanno facilmente accesso a informazioni più o meno riservate.

L’altra immediata conseguenza sarà un crollo della fiducia nel sistema diplomatico statunitense, con una successiva tendenza di diversi Governi a lasciar trapelare meno informazioni in sede diplomatica.

Domanda essenziale da porsi è: perché proprio in questo particolare momento? La storia di Wikileaks è iniziata nel 2007 e data la quantità enorme di documenti acquisita di certo la bomba esplosa in queste ore avrebbe potuto esplodere in qualsiasi altro momento. Perché dunque, ma anche chi, visto che il giovane e sfuggente Assange non è di certo il solo a muovere i fili dell’enorme teatro dei burattini che sta man mano prendendo forma.

Per il resto il panorama rimane incerto, ma non per quanto riguarda la rivoluzione mediatica a cui abbiamo assistito.

Il web è ormai definitivamente la regina del castello: grazie alla rete tutti i cittadini, o almeno tutti i cittadini che hanno la possibilità di accedere a internet – circa il 50% della popolazione mondiale, distribuita su tutto il pianeta in modo eterogeneo, visto che in un continente come l’Africa solo il 3.6% della popolazione ha accesso ad una connessione internet – possono attingere ad un enorme numero di informazioni.

Questo vuol dire, più consapevolezza, più conoscenza, più scelta, più partecipazione, ma anche un progressivo declino dei media tradizionali, frenati dalla barriera spazio-temporale a cui il web non è aggiogato.

Francesca Penza

Foto via: http://www.hoffmeisterhaus.com/images%5Cflags_med.gif, http://160.80.53.2/tblog/wp-content/uploads/2009/10/white_house_logo.jpg, http://justpiper.com

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  1. Pingback: Wikileaks, nuovo “parto”: 250mila documenti - The New Blog Times

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