Whistleblowing: Milano adotta il sistema anti-corruzione, Expo rifiuta

corruzione

È un sistema già usato dalla Nazioni Unite, dall’Ocse e dal Consiglio d’Europa e ora in uso anche in Italia nel Comune di Milano, il primo nel nostro Paese ad adottare il nuovo sistema anti-corruzione chiamato Whistleblowing (in inglese “soffiare nel fischietto”). Una nuova procedura anti-corruzione che permette ai dipendenti di un ente pubblico, in maniera riservata e protetta, di  segnalare casi di corruzione, concussione, peculato, turbativa d’asta e qualsiasi reato contro la Pubblica Amministrazione. Peccato che lo scorso giugno l’Esposizione Universale lo ha rifiutato.

IL WHISTLEBLOWING

C’è da sottolineare che il  whistleblowing differisce dalla delazione per diversi motivi: intanto tutela gli interessi pubblici, l’identità di chi denuncia è tendenzialmente conosciuta e le denunce vengono verificate per avvalorarne la veridicità o meno. Il  whistleblower è quel soggetto che, venuto a sapere o scoprendo fatti che causano o sono in grado di causare danno all’ente pubblico in cui lavora, denuncia il fatto.

Il punto è che il Whistleblowing ancora non è attivo in Expo, la società che gestisce l’Esposizione Universale del 2015 e che già sta affrontando durissimi attacchi per i casi di corruzione che hanno portato all’arresto del general manager Angelo Paris.

Giuseppe Sala, commissario straordinario, alla proposta rispose:

La mia opinione conta quello che conta, ma mi sembra un’asimmetricità che non capisco che uno possa permettersi in maniera anonima di fare una denuncia, mentre dall’altra parte c’è chi ci mette la faccia. Ma tant’è!

Anche Sala, come spesso accade, confonde il whistleblower con il delatore.

COME FUNZIONA

Si tratta di un sistema informatico che prevede la semplice compilazione di un form da parte del dipendente di un ente pubblico che abbia qualcosa da denunciare. La scheda, che rimane strettamente riservata ma non anonima, si trova su una intranet (una rete informatica interna), e può così essere compilata dal lavoratore.  

E visto che l’Expò di Milano, come prevedibile, nasconde dietro al giro d’affari anche un giro altrettanto consiferevole di malaffare, ecco arrivare Expoleaks, la piattaforma di whistleblowing creata da Irpi e dal centro Hermes per la trasparenza e i diritti umani digitali. Almeno qualcuno intanto vigila e denuncia

STRUMENTO VINCOLANTE

Nicoletta Parisi, tra i massimi esperti in Italia del Whistleblowing, ricorda sulle pagine del Fatto che introdurre lo strumento del whistleblowing sarebbe vincolante perché richiesto dalla Convenzione Ocse del 1997 e dalla Convenzione civile del Consiglio d’Europa del ‘99, e raccomandato anche dalla Convenzione Onu contro la corruzione del 2003.

È corretto dire – dice Parisi – che tutte le imprese private che lavorano per Expo e in Expo, a fronte del Decreto legislativo 231 del 2001, dovrebbero dotarsi di un modello organizzativo che contempli anche un sistema interno di segnalazione di fatti illeciti, in grado di tutelare il dipendente che li segnali

Redazione

 

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