WhatsApp sotto l’occhio del Garante. Privacy a rischio?

whatsappLa diffusione di smartphone e tablet ha favorito la nascita e la costante crescita del mercato delle applicazioni. Chi ogni giorno stringe tra le mani uno dei tanti dispositivi mobili all’avanguardia, non ha che l’imbarazzo della scelta tra le numerosissime e utili app disponibili per ogni aspetto della vita quotidiana. Servizi spesso indispensabili, altre volte piuttosto curiosi, che consentono anche di distrarsi qualche momento mentre si utilizza un iPhone, o altre apparecchiature nelle quali è installato il sistema Android o Windows Phone. Tra le più amate e utilizzate c’è senza dubbio WhatsApp.

La diffusione di questa applicazione ha scatenato un piccolo contraccolpo tra le aziende di telefonia. Con WhatsApp infatti, gli utenti possono scambiare messaggi istantanei con i propri contatti, inviare loro file di tipo multimediale, come foto e video scattati direttamente con il proprio smartphone. Una novità che ha fatto tramontare in parte i più longevi sms pagati al singolo operatore.

Solo qualche settimana fa, gran parte degli utenti di WhatsApp erano andati nel panico a seguito della decisione degli sviluppatori di rendere l’applicazione a pagamento anche per Android e altre piattaforme. Timori poi ridimensionati con la decisione di far versare l’esigua cifra pari a 0,79 centesimi di euro l’anno. Questa volta però WhatsApp torna alla ribalta per un problema legato alla tutela dei dati personali, scomodando nientemeno che il Garante per la privacy.

Allarmata infatti dai recenti rapporti dei propri colleghi di Olanda e Canada, l’autorità garante ha richiesto dei chiarimenti agli sviluppatori dell’app sull’uso dei dati sensibili forniti dagli utenti. Al momento dell’installazione infatti la società californiana richiede ai singoli utenti di autorizzare l’accesso alla rubrica presente sul proprio dispositivo. In questo modo l’applicazione può avere a disposizione anche dei dati personali di persone che non la utilizzano affatto.

Altro aspetto sul quale il Garante ha preteso spiegazioni, riguarda invece le norme di sicurezza adottate dall’azienda in merito alla conservazione dei dati trattati, e a quanto messo in atto per evitare che i dati e le informazioni condivise possano finire in possesso di atri soggetti terzi. Preme anche comprendere se siano previsti sistemi contro gli attacchi tipo «man in the middle», cioè degli interventi esterni, mirati ad acquisire in maniera illecita il contenuto dei messaggi scambiati dagli utenti.

Le richieste rivolte alla società sviluppatrice mirano anche a capire se e per quanto tempo siano «conservati i dati degli utenti e il numero degli account riferibili a quelli italiani». Un intervento doveroso a tutela di chi ogni giorno ricorre all’applicazione per inviare dei messaggi di testo ad amici e familiari. «Anche questo ultimo intervento dell’Autorità, al pari di altre iniziative adottate di recente, mira a garantire i diritti dei cittadini – si legge nella nota diffusa dal Garante – pur nell’ampio e complesso contesto di servizi ormai globalizzati».

Problemi analoghi erano stati sollevati di recente anche per Skype, altro software di messaggistica istantanea, soprattutto sulla gestione degli account volontariamente cancellati dagli utenti. In quel caso Skype aveva accolto l’appello dell’Authority, assicurando di migliorare le procedure previste in caso di chiusura dei singoli profili. Non resta che attendere e verificare se anche WhatsApp Inc seguirà le orme di Skype.

Angela Piras

@AngePiras

Foto: agi.it

 

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