We will rock you. Una chitarra vi seppellirà

La versione italiana dello show basato sui successi dei Queen coinvolge ed emoziona. Grazie a un ottimo cast. E all’immortalità di ventiquattro splendide canzoni

di Chiara Collivignarelli

http://blogs.nlb.gov.sg/epcl/wp-content/uploads/2008/03/we-will-rock-you.jpg

Siamo nell’anno 2300. Sul pianeta una volta chiamato Terra spadroneggia il pensiero unico. Qualsiasi forma di creatività e di espressione artistica viene messa a tacere dalla potente multinazionale Globalsoft, capeggiata dalla terribile Killer Queen. Il rock e gli strumenti musicali sono vietati. La musica viene programmata al computer ed è ascoltabile solo tramite internet. È il mondo ga-ga, dominato dalla realtà virtuale, dove chi prova a ribellarsi viene rinchiuso e la sua mente “resettata”. Nella testa di Galileo Figaro, però, risuonano in continuazione parole e testi ai quali il ragazzo non sa dare un senso: l’unica cosa che sa è di volere essere libero (i want to break free). Insieme a un’altra giovane e combattiva ribelle, Scaramouche, e con l’aiuto dei Bohemians, straordinario gruppo di resistenti che si nasconde nel sottosuolo e che ha rimesso insieme pezzi di un passato remoto in cui la musica veniva suonata e scritta dalle persone (in un’antica lingua morta, l’inglese), scoprirà di essere destinato a ritrovare l’ultimo strumento musicale presente sul pianeta, futuristica spada nella roccia sepolta nella leggendaria living rock. Per riportare in vita la musica vera.

Prodotto da Brian May e Roger Taylor con Ben Elton, We will rock you – da sette anni sold out nei teatri di Londra e in Italia dalla settimana scorsa – mette in scena tutta la forza dirompente e liberatoria del rock attraverso i più grandi successi dei Queen. Da Radio Ga Ga a Under pressure, da Who wants to live forever fino alla meravigliosa Bohemian Rhapsody, filo conduttore di tutta la trama. Interpretate magistralmente da un cast di giovani talenti (quasi) perfettamente rodato che – sotto la guida del regista Maurizio Colombi – porta a termine l’impegnativa impresa di ridare vita allo spirito e alla voce perduta troppo presto di Freddie Mercury, di cui il personaggio di Galileo rappresenta l’ideale reincarnazione.

In un vortice di scenografie spettacolari e melodie inconfondibili, lo spettacolo riesce a essere emozionante e coinvolgente – nel modo unico in cui lo sono le canzoni della band inglese – e, al contempo, decisamente divertente e leggero nel senso autentico del termine, nonostante qualche giustificabile caduta di tono nelle parti recitate. Il testo parlato è denso di citazioni e riferimenti alla canzone nostrana così come i nomi dei Bohemians, estrapolati dagli antichi reperti (ritagli di riviste e scampoli di manifesti pubblicitari) di cui sono i custodi. Indimenticabile, oltre ai due protagonisti, la coppia a capo dei ribelli Brit e Ozzy, che richiamano con nessun’altra analogia i nomi di Britney Spears e Ozzy Osborne. Particolarmente riusciti i numeri corali e i duetti tra Killer Queen e il suo scagnozzo Khashoggi, oltre alla chiusura da standing ovation con We will rock you e Bohemian Rhapsody. Una nota di merito alla band dal vivo, macchina perfetta e imprescindibile che sorregge l’intero show. Il musical, in scena a Milano all’Allianz teatro fino al 10 gennaio, farà poi tappa anche a Trieste, Bologna e Roma.

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