Walter Veltroni racconta ‘Quando c’era Berlinguer’. Berlinguer chi?

Quando c'era Berlinguer - la locandina

Quando c’era Berlinguer – la locandina

Chi era Enrico Berlinguer? Parte proprio da questa domanda il documentario diretto da Walter Veltroni, e prodotto da Sky, al cinema dal prossimo 27 marzo. Il film racconta la solitudine, i successi, la formazione e le passioni di Enrico Berlinguer, una delle figure più importanti e rispettate della storia politica italiana. Un uomo che ha raccolto fiducia e consenso ben oltre le divisioni partitiche ed ideologiche; un uomo caro per l’onestà e la competenza con le quali comunicava.

SE L’ITALIA PERDE LA MEMORIA - Caro ancora oggi? Quando c’era Berlinguer si apre su un giro di interviste fatte ai più giovani frequentatori delle università, la maggior parte dei quali non solo non ha la più pallida idea di chi sia stato e di cosa abbia rappresentato lo storico segretario del Pci, ma azzarda addirittura risposte random per rimediare al proprio imbarazzante silenzio. Fa sorridere la risposta di una delle studentesse più ardite, che addirittura dice: «non lo so, non l’ho studiato, ma è colpa del sistema scolastico se non so nulla di un nome che mi state dicendo essere tanto importante per la storia italiana». Ed ha completamente ragione.

Come lo stesso Veltroni suggerisce infatti, attraverso le parole di un Mastroianni che accompagna i titoli di testa, il ruolo della memoria storica è necessario e, proprio per questo, il ricordo ha bisogno di essere alimentato, rinfrescato e sostenuto. In Italia più che altrove invece, si ha il vizio di dimenticare; anzi, la peculiarità italiana è proprio quella di riuscire a produrre esempi di contraddizioni evidenti: tanto che la storiografia del risorgimento era attuale negli anni ’50 e ’60 quanto quella degli anni ’80 calza alla storia corrente. Il punto è che quella studentessa ha ragione: Berlinguer, gli anni di piombo, il compromesso storico, la P2 sono tutte questioni che nessuno ti insegna; fanno parte di programmi che la scuola arriva difficilmente ad affrontare e che, paradossalmente, restano la chiave necessaria per costruire in modo cosciente la partecipazione politica e sociale dei più giovani che, guarda caso, è rarefatta ed incompleta.

Enrico Berlinguer film

Enrico Berlinguer

UNA REGIA ACERBA E COMMOSSA - Quando c’era Berlinguer inizialmente lascia pensare di voler contribuire a sanare questa lacuna. Ma purtroppo si lascia trasportare troppo dal sentimentalismo e dalla retorica. E nell’impegno di questo coinvolgimento, Walter Veltroni riesce a commuovere ma meno a raccontare, perdendo l’occasione per essere il veicolo di quella memoria che non trova più la strada. Allo stesso tempo, la soggettiva di Veltroni ragazzo, che scopriva la suggestiva, cortese e competente figura di Berlinguer, appare troppo timida.

Insomma, il film arriva in sala un po’ sbiadito perché la sua costruzione resta indecisa tra la necessità del tributo personale e l’esigenza del documentario storico. Tutte colpe, forse, di una regia ingenua ed acerba, che ha però agito in buona fede. Lo dimostra anche la commozione che Veltroni non riesce a contenere nelle testimonianze, ma che costruisce a fatica attraverso l’energia di cambiamento e l’integerrima opera di onestà nel trattare con la cosa pubblica che caratterizzava il segretario del Pci, facendogli guadagnare quel rispetto sincero che la società ha sempre avuto di lui, universalmente.

Insomma, peccato che non possa compiersi del tutto l’intento dell’ex leader del Pd di dedicare il film ai diciottenni di oggi e alla loro difficoltà di legare i fili della memoria e alla loro energia e voglia di sognare e cambiare, perché Quando c’era Berlinguer appare più adatto a quella generazione che Enrico lo conosce di già.

UN UOMO FORSE NON RACCONTABILE - Non era facile scendere a patti con la figura di un uomo il cui ideale di politica, che si rifletteva prima di tutto nel vivere onestamente, appare pressoché estinto. Rendergli giustizia «perché era una brava persona», diceva Giorgio Gaber, presente anche lui nel film con la sua poesia Qualcuno era comunista, un contributo che riesce ancora a suggerire il senso profondo della dedizione alla politica di Berlinguer. Una figura alla quale Eugenio Scalfari ha di recente intelligentemente accostato quella di Papa Francesco, nel pieno del paradosso nudo e crudo che questo tandem di significati suggerisce:

Enrico Berlinguer ha avuto nella politica italiana (e non soltanto) un ruolo in qualche modo simile a quello che sta avendo oggi papa Francesco nella religione cattolica (e non soltanto). Tutti e due hanno seguito un percorso di riformismo talmente radicale da produrre effetti rivoluzionari; tutti e due sono stati amati e rispettati anche dai loro avversari; tutti e due hanno avuto un carisma che coglieva la realtà e alimentava un sogno.

Lo storico segretario del Pci ne avrebbe sorriso.

 

Valentina Malgieri

@V_Malgieri

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