Vuoto a rendere: torna in base al decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti

Vetro: materiale 'privilegiato' nel sistema del vuoto a rendere (it.dreamstime.com)

Ci sono Paesi in cui di fatto non è mai scomparso, come la Germania che da sempre ha una buona pratica per il riciclo soprattutto del vetro, mentre in Italia forse se lo ricorda a malapena chi oggi ha 30 anni. Si tratta  del vuoto a rendere, destinato a rientrare nelle abitudini quotidiane e nei nostri consumi. Si tratta di una sorta di cauzione pagata all’acquisto di un prodotto e legata al contenitore – di plastica o vetro che sia – che ne costituisce l’imballaggio: alla restituzione del ‘vuoto’ al negozio si riceve indietro la somma versata.

Un sistema semplice che il decreto sulle liberalizzazioni presentato dal Governo Monti ha voluto ripristinare: difficile riuscire a capire con chiarezza quali saranno i materiali su cui verrà applicato il meccanismo, ma è verosimile che si tratti  soprattutto del vetro anche se nella sostanza pure tetrapak, cartone, alluminio e plastica possono tranquillamente essere riutilizzati.

Si attende entro fine giugno un apposito decreto del Ministero dell’Ambiente, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, per fissare tutte le norme che regoleranno il vuoto a rendere. Per ora basti l’anticipazione offerta dal decreto che recita, in un articolo: «I venditori al dettaglio devono ritirare dai consumatori finali, contestualmente alla cessione del singolo prodotto, il deposito cauzionale, garantendo la restituzione dello stesso o la corresponsione di un titolo all’acquisto di valore almeno equivalente, a fronte della restituzione degli imballaggi usati».

L’obiettivo di  diminuire la produzione di rifiuti è evidente, ma anche l’incentivo al riciclo non va dimenticato. Il vuoto a rendere consente di immettere di nuovo nel ciclo produttivo i contenitori – talvota anche senza frantumarli come ora succede per vetro e plastica – risparmiando notevolmente su costi e tempi di produzione. Riportare bottiglie e altri imballaggi, indistintamente, direttamente al negozio in cui li si è acqusitati toglierebbe inoltre le famiglie dall’imbarazzo di gestire la raccolta differenziata: molti sbagliano nella divisione del materiali e ciò rende spesso impossibile procedere con il riciclo.

Laura Dabbene

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