Voto di scambio. Polemica inutile sugli anni di carcere: il problema è la legge

voto di scambio camera montecitorio

Camera dei Deputati

Roma – Scambiare i voti è pratica politica, non corollario criminale. Occorre precisare perché in tempi in cui le toghe spuntano da ogni angolo influenzando legislazioni e amministrazioni, offrire ad esse ancora più spazio d’azione non fa dei politici una banda di onesti; ribadisce solo la loro incapacità alla dirigenza.

POLITICA ALLA SBARRA – Beppe Grillo lancia un messaggio agli attivisti del Movimento 5 stelle: spronino i senatori a ripensare l’alleggerimento della pena del ddl sul voto di scambio approvato giorni fa alla Camera da Pd-Ncd-Forza Italia, con relativa ghigliottina – nuovo trend istituzionale – ed ennesima bagarre grillina contraria. Si passerebbe – secondo ddl – dai 7-12 anni di carcere per il politico che si mette a disposizione della mafia, a 4-10 anni. Cosa che, secondo i pentastellati, «non dà più le stesse garanzie ai cittadini». Garanzia di cosa non è chiaro: giustizia? Certezza della pena? Repressione del comportamento? Si scelga la polemica e poi la si contestualizzi nell’assetto del sistema giudiziario attuale che già non offre nessuno di questi capisaldi nel mentre che la politica è dal 1989 che prova incerta a fare rispettare una riforma che mai entrò in vigore, in ragione dell’interpretazione che i magistrati possono fare delle leggi.

E qui si torna al ddl sul voto di scambio che, discussione a parte sugli anni di carcere, propone un testo da brivido, laddove alla magistratura viene consentito non solo di punire il voto mafioso ma pure di decidere chi sia il mafioso.

INTENZIONI DI LEGGE – Dice il testo: «Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante l’erogazione o la promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione». Spiace contraddire il giustizialismo forcaiolo pronto a indicare e condannare il «denaro» ma qui gli accenti vanno su tutto il resto.

Che vuol dire «procurare voti»? Soprattutto in che contesto? Di preferenza su pianta locale o di nomina su quella nazionale? Sarà il caso di definirlo, perché il senso illecito del procurare va chiarito con quanto è lecito. E’ lecito garantire ad enti, associazioni, comitati, fondazioni, singoli individui l’appoggio politico, quindi economico, in cambio di quello elettorale, giacché l’Italia è paese di corporazioni ed unioni a vari livelli, ognuno dei quali chiede attenzioni? Se sì, la legge ad uso giudiziario (altra corporazione), rischia di scatenare il caos; se no, non serve una legge. Basta chiudere i rubinetti della spesa pubblica che irrora il fiorire di poltrone ed incarichi, se per «altra utilità» è questo che si intende. Ma pure questo andrebbe precisato.

Che vuol dire «accettare la promessa»? Da quando l’intento del misfatto è ritenuto misfatto già compiuto? Peraltro non solo di chi promette, ma pure di chi vellica la possibilità di accettare. Che roba è questa, un capo di accusa all’intenzione? Una caccia al delinquete in fase latente? Chi e come si fa ad avere la prova di un crimine non commesso posto che il crimine in sé rimane fumoso. Le procure? I giornali? Nel mentre che ci si sperticava ad inseguire le latitanze vere o presunte di Marcello Dell’Ultri in Libano, aspettando l’estradizione per un reato – associazione esterna di stampo mafioso – partorito dalla fantasia della magistratura italiana, ignoto in altre parti del mondo, è sfuggito quanto segue: la procura di Napoli ha rinviato a processo l’intero partito dell’Udeur di Clemente Mastella con l’accusa di associazione a delinquere. Sorvolando sul fatto che il procedimento è stato annunciato nel momento in cui Mastella si candida alle europee con Fi, va chiarita la ragione della Procura. L’Udeur è organismo criminale perché ha gestito appalti, definito incarichi nella pubblica amministrazione e controllato le Asl. Cioè ha fatto il partito.

LA GIUSTIZIA DELLA POLITICA – Se però così stanno le cose, la Procura di Napoli ha praticato un salto di qualità nella persecuzione dei reati, facendo aderire l’articolo 416 del codice penale – in discussione sul voto di scambio – a tutto il corpo politico italiano. In blocco. Ipoteticamente nessuno escluso. E chi se ne frega se poi a processo non ci si arriva o ci si arriva dopo anni, la sentenza è data in fase di rinvio a giudizio nelle tesi di procura ed eseguita dai media, meglio se in campagna elettorale.

Amministratori e dirigenti di ogni specie, ovunque voi siate, abbandonate le speranze: siete tutti corrotti. Il bello è che adesso a ribadirlo di se medesimi e farne norma di legge sono gli stessi parlamentari, sia chi il ddl lo vota sia chi lo contesta per la ragione sbagliata; tutti pronti a barattare la propria pelle per un voto in più, in nome di un contorto senso etico che lascerà in mano alla giustizia la possibilità di fare di loro quel che vogliono. Così va da sé che i signori, di fatto, potranno presto dire addio anche alla principale prerogativa parlamentare: l’assenza di vincolo di mandato, grazie al quale le scelte operate a Palazzo dai singoli si voleva premiarle o punirle con la scelta elettorale, cioè politica. Quindi tanti saluti anche a quel che rimane della democrazia.

Chantal Cresta

Foto || oggi.it

 

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