Volontariato:cresce l’attenzione verso malati e giovani

Al nord  più volontari. In alto, nella classifica dei destinatari della gratuità, ci sono i malati e gli infortunati, poi  i giovani. Aumentano le organizzazioni, ma diminuisce il numero dei volontari:  ecco quali sono le principali problematiche delle organizzazioni

di Chiara Campanella

“La tua energia spandi in tutto l’ universo, tu, che dalla sofferenza fai un a ragionar di vita”. Lo diceva Alessandro Manzoni. Probabilmente questa è la frase che più si addice alla definizione di chi opera nel mondo del volontariato perché esprime, in tutto e per tutto, solidarietà. Secondo il poeta dell’ottocento, infatti, è importantissimo pensare più a far del bene che a stare bene e, in questo modo, anche noi stessi  finiamo per stare meglio. Fortunatamente, anche oggi quelli che la pensano come il Manzoni sono tanti e in aumento rispetto al passato. In Italia, infatti, ci sono circa 1 milione e 125 mila di volontari, di cui poco meno di 650 mila svolgono la propria attività in modo continuativo o sistematico. Infatti, garantiscono un impegno medio settimanale di 5 ore al giorno. A dichiararlo sono i dati della Fivol (Fondazione italiana per il volontariato) con un’indagine condotta nel 2006 su tutto il territorio italiano.

Secondo i calcoli della Fivol le organizzazioni di volontariato ammontano ormai a 35.256, erano 21 mila nel 2003 e sfioravano le 28 mila nel 2005. Le Odv (organizzazioni di volontariato) sono 6 ogni 10 mila abitanti, anche se il nord est registra un tasso di volontari assidui più elevato rispetto al Sud. La densità più alta spetta alle Marche, mentre fanalino di coda è la Campania. Tuttavia, tra Nord e Sud il divario si sta gradualmente ridimensionando. Basti pensare che negli ultimi 5 anni le Odv in proporzione sono cresciute più al sud (20,2%) che al nord (12,6%).

Aumenta dunque il numero delle associazioni che mostra la capacità di affrontare i diversi problemi sociali;  diminuisce, tuttavia, il numero dei volontari. Quasi  un’organizzazione su 4 non ha più di 5 volontari e 6 su 10 non superano le 10 unità. Nonostante questo, il pericolo di una “grande frammentazione” delle Odv è scongiurato con la capacità di fare squadra anche con le realtà presenti sul territorio e con le amministrazioni locali.

Volontari

I malati in  generale, gli infortunati  e subito dopo a minori e giovani. A loro principalmente si rivolgono i volontari. Quasi sullo stesso piano ci sono, oltre agli anziani, persone in stato di bisogno (soprattutto quelli in momentanea difficoltà), come gli utenti dei centri d’ascolto. Purtroppo, scarsa è l’attenzione ai disabili, ai poveri e agli immigrati. Infine, ancora più distanziati sono le donne con problematiche specifiche (compresa la prostituzione), alle persone con dipendenze, ai detenuti ed ex detenuti e alle vittime di violenza, abuso e usura.  I volontari nel carcere sono circa 9 mila e si concentrano a nord. Sono persone tra i 46 e i 65 anni, per lo più donne.  Significativa, infatti, è la presenza femminile. Tuttavia, anche se le donne rappresentano il  50 % delle persone impegnate, non ricoprono posizioni di leadership. Statisticamente solo in 3 organizzazioni su 10 ci sono donne presidenti.

Le attività principali svolte sono un rapporto personalizzato in funzione dell’ascolto attivo, del sostegno morale e psicologico a beneficio di soggetti privati di una vita relazionali; un sostegno materiale vero e proprio, soprattutto con l’assegnazione di  indumenti ai soggetti privi di qualunque possibilità di rifornirsene o impossibilitati a ottenerli attraverso l’assistenza pubblica ) e, ovviamente,  un aiuto psicologico.

Oltre alle donne,  crescono i volontari giovani che hanno meno di 30 anni. Purtroppo però spesso, questi giovani sono demotivati perché poco coinvolti. La scuola, infatti, non promuove la partecipazione a esperienze di gratuità, c’è forte rassegnazione di fronte alle scelte politiche e, sicuramente, la precarietà non facilita forme di volontariato continuativo. Infatti, spesso i  volontari devono fare i conti con la mancanza di un lavoro di rete tra le organizzazioni  e di un rapporto complesso con le istituzioni. Per quanto riguarda queste ultime non riescono a stimolarle affinchè si assumano le proprie responsabilità, denunciando  una mancanza di rispetto per l’identità del  volontariato, una  confusione nei ruoli e nei compiti, il pericolo che il no profit si sostituisca agli enti pubblici nel garantire i servizi essenziali e i diritti  delle persone.

I giovani gridano a voce alta la necessità di diffondere una cultura della solidarietà, di essere portavoce delle esigenze dei più deboli e di saper comunicare adeguatamente le proprie azioni. Resta l’esigenza di nuove forme di collaborazione anche con gli altri del terzo settore, finalizzate su bisogni specifici, per rispondere al meglio ai bisogni del territorio.

Foto | via http://www.sandrazampa.it; http://www.fevoss.org; http://www.studafech.com; http://www.aido.it

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