Recensione – ‘Volition’: guardando al futuro con i Protest The Hero

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La copertina di Volition  (saladdaysmag.com)

Volition è il quarto album studio dei canadesi Protest The Hero, stelle nascenti del metal internazionale determinate nel trasmettere ai posteri il loro inestimabile valore. Prodotto dalla Razor & Tie, Volition è uscito ufficialmente lo scorso 29 ottobre 2013, finanziato dal massiccio supporto dei fan più affezionati che, tramite un crowd founding indetto dall’Indiegogo, ha concretizzato la realizzazione di un progetto di alta qualità e confermato l’autorevolezza dei giovani Protest The Hero nel mondo dell’avanguardia musicale.

Formatisi nel 1999 sotto il nome di Happy Go Lucky in piena fase adolescenziale, i Protest The Hero sfoderano inizialmente un’energica indole punk, seguendo le orme di Bad Religion e Rancid per poi sconfinare, in pochi anni, nelle terre più tortuose del mathcore e del progressive metal.

Il 2005 il gruppo, capitanato dalla strabiliante voce di Rody Walker, vede la nascita di Kezia, primo album studio degli evoluti Protest The Hero che abbandona i cardini della giovinezza con un incredibile balzo in avanti per rincorrere un metalcore criptico influenzato da spunti thrash e speed metal.

L’ombra dell’anima progressive si infittisce nella carriera della band a partire da Fortress per poi scoprire le carte vincenti con Scurrilous, disco del 2011 dal gusto poetico dissacrante e trascendentale dal quale è stato estrapolato il fortunato singolo C’est la Vie.

Volition segna l’abbandono dei Protest The Hero da parte di Moe Carlson, batterista storico della band  sostituito momentaneamente da Chris Adler, mago della doppia cassa fondatore degli esplosivi Lamb of God. Volition conduce un gioco tortuoso e ricco di suspense, incontenibile in un solo flusso concettuale pur mantenendo con sapienza uno sperimentalismo ammaestrato.

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La copertina di Volition destinata ai fan che hanno promosso il disco tramite Indiegogo
- Credits by metalsucks.net

Le undici tracce di Volition attingono alle più disparate influenze stilistiche, dal power al death metal, dal progressive al metalcore, attraversando gli universi paralleli dei fuoriclasse Dream Theater, Killswitch Engage o Faith No More.

Clarity si sviluppa su alternanze di luce e ombra, tra altezze vertiginose che cadono in picchiata in growl oscuri, raccontando una inutile lotta fra esseri umani destinati ad annientarsi a vicenda. Lo spettacolo continua con i cambi di tempo a sorpresa di Drumhead Trial sospesa in un’atonalità straniante che si risolve in cadenze accelerate alla massima potenza e un assolo dal sapore onirico.

Without Prejudice esorta a lasciare i preconcetti che affliggono l’umanità, esacerbando l’intenzione spirituale con una irriverente libertà musicale che lega nuclei multiformi e autonomi in un solo brano e sfocia in Yellow teeth, brano dal carattere combattivo che sente gli echi di un articolato riff in minore.

Con la graffiante Plato’s Tripartit anche la filosofia trova spazio nel vocabolario visionario di Volition mentre la conturbante A Life Embossed mostra un lato orientaleggiante che si sveste fra ventate death metal e sottofondi goth, toccando il piatto scottante sull’espulsione dei pitbull dal Canada. Tornano gli spunti punk del passato insidiatisi nel tempo incalzante di Mist che si conclude con stupore in un soave duo fra chitarra e pianoforte. Underbite serba una velata critica alla considerevole perdita di originalità creativa nella musica contemporanea sotto una potente impalcatura thrash.

La fantastica Animal Bones sorvola le vaste terre dell’immaginazione con armonie criptiche che lasciano il turno a linee vocali da capogiro. La derisoria Skies raggiunge l’apoteosi della plurivocità strumentale e tematica raccogliendo gli strascichi di una fine incontrastabile di ogni essere vivente che non può sfuggire all’inesorabilità degli eventi. Volition rinvigorisce le speranze di rivalsa di quella faccia del metal che da anni vive sotto forma di rarità fruibile e conosciuta da una ristretta elite di appassionati, sconfinando verso un pubblico più ampio con personalità ed estro.

I Protest The Hero si sottraggono ancora dal pesante processo che tende ad inquadrare una band in un genere specifico, abbracciando in ogni brano pensieri già trascorsi e dell’avvenire pur colorandoli con un intimo carisma e una profonda dedizione. Volition dimostra l’attuabilità di un lavoro ben studiato che, grazie soprattutto all’impegno dei fan, si rende funzionale e apprezzato dall’ascoltatore. I tempi sono ancora acerbi per incoronare i Protest The Hero nel regno dei pilastri del metal ma i quattro ragazzi canadesi non demordono, proseguendo la rotta verso l’infinito e oltre.

Foto preview: I Protest The Hero con il batterista Chris Adler dei Lamb of God (metalhammer.co)

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

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