Viterbo. Padre-padrone picchiava le figlie per farle lavorare

Una scena del film dei fratelli Taviani tratto da "Padre padrone" di G. Ledda

Viterbo – La vicenda e l’ambientazione – oltre che il richiamo al padre-padrone nei titoli dei giornali – ricordano quella della narrazione autobiografica di Gavino Ledda, ma lo scenario è quello della campagna viterbese dove la squadra mobile della città laziale ha arrestato un 37enne, padre di due bimbe, che usava verso queste la violenza per obbligarle a lavorare nei campi e accudire un gregge di pecore.

Le due ragazzine, di 13 e 14 anni, venivano dal padre colpite con calci e pugni – e talvolta ferite con oggetti contundenti come utensili da lavoro di metallo – ogni volta che disobbedivano agli ordini e vittima dei maltrattamenti era anche la madre (e moglie dell’uomo finito in manette). Quando perdeva la pazienza il padre violento era capace persino di andare oltre e pare che almeno in un’occasione abbia tentato di investire con l’auto una delle due sorelline.

Le indagini e poi l’intervento delle forze dell’ordine sono scattati dopo una segnalazione di denuncia di una situazione che gli stessi inquirenti hanno poi definito tragica.  Nella piccola masseria di campagna in provincia di Viterbo l’uomo arrestato svolgeva il suo lavoro di pecoraio e agricoltore, recandovisi ogni mattina presto dal vicino paese in cui aveva casa con moglie e figlie. Al lavoro il 37enne portava anche le due ragazzine costringendole non solo ad accudire al bestiame ma anche ad assumersi oneri fisici faticosi, non certo tollerabili dai loro fragili ed acerbi fisici adolescenti.  Ad ogni errore o rifiuto delle due sorelle arrivavano le minacce e le punizioni fisiche, pugni e calci allo stomaco e al basso ventre, colpi inferti con il cric del trattore o con una chiave inglese.

Il capo della squadra mobile che ha seguito le operazione ha detto che le ragazze erano del tutto private di qualunque svago proprio della loro età, isolate da ogni contatto sociale, costrette a restare nei campi fino a sera anche durante l’anno scolastico. Ora le sorelline, insieme alla madre, si trovano in una struttura idonea ad accoglierle e consona ad offrire una vita dignitosa: le bimbe risultavano infatti sporche e malvestite, oltre che piene di ecchimosi e segni di morsi. Dai racconti delle tre vittime, che assistite da psicologi hanno trovato il coraggio di parlare, è emerso tutto l’orrore di una famiglia dominata da un padre violento che ora, si spera, non potrà più farle del male.

Laura Dabbene

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