Visual China. Artisti cinesi al Vittoriano

Ritratto Xiao Jiang di Leng Jun

Ritratto Xiao Jiang di Leng Jun

Roma – Il Complesso del Vittoriano dal 4 al 27 settembre 2013 ospita la mostra Visual China. Realismo figurativo contemporaneo, a cura di Claudio Strinati e Nicolina Bianchi su progetto di Maurizio Fallace  e Ma Lin.
Promossa dalla fondazione China Wuhan Rongbaozhai e dall’Istituto d’Arte Internazionale Meilidao Cina Pechino, con il patrocinio della Regione Lazio, della Provincia di Roma e di Roma Capitale, la mostra presenta al pubblico italiano 11 autori cinesi, appartenenti al crogiolo culturale della Provincia di Hubei, tra i più ricchi nel panorama artistico cinese.

Tutti gli artisti sono accumunati dalla necessità di raffigurare il reale anche se è evidente che questo impulso a rappresentare la realtà si sviluppa in opere molto differenti tra loro con una individualità indubbia e talvolta prepotente. Quello che risulta palese nei lavori presentati è l’altissima qualità pittorica e una maestria nell’utilizzo di materiali e tecniche che, seppur ormai nella quotidianità artistica cinese da circa 100 anni, non fanno parte dell’antica tradizione pittorica orientale come l’olio su tela o l’acquarello. Gli influssi culturali e i richiami alla tradizione occidentale, rielaborati e chiaramente riadattati al background culturale asiatico, sono altrettanto evidenti e variano da autore ad autore.

Ad aprire la mostra è l’artista più giovane del gruppo (1981), Lou Min, con i suoi paesaggi che ricordano chiaramente il Realismo nord europeo di fine Ottocento come Paesaggio di San Pietroburgo. Atmosfere sfumate in cui i colori vigorosi trasmettono una vivacità espressiva forse frutto della giovane età della sua autrice. A seguire, e in netto contrasto, ci sono le opere di Zhu Xiaoguo con altri paesaggi autunnali e invernali dove a prevalere è un’atmosfera malinconica, come in Stagno nel tardo autunno, dove l’autore con minuzia di dettagli e giocando con luci e riflessi ci fa quasi percepire l’umidità e la freddezza dei panorami rappresentati.

Tocchiamo aspetti quasi surreali invece quando ci avviciniamo alla produzione di Xu Mangyao  con La signora indossa un orecchino in cui gli arti si duplicano e vengono amplificati dall’utilizzo di colori purpurei e dal drappeggio dell’abito. Il realismo torna predominante, invece, sulla sua produzione a matita e in acquarello come nella splendida Ragazza parigina.

Stagno di un tardo autunno, Zhu Xiaoguo

Stagno di un tardo autunno, Zhu Xiaoguo

Strepitoso è il lavoro dell’iperrealista Leng Jun il quale, con Ritratto di Xiao Jiang, arriva a una tale cura del dettaglio e a un livello di aderenza alla realtà da azzerare quasi completamente il divario tra pittura e reale. D’altra parte è lo stesso autore a raccontarci che il suo maestro all’Accademia di Arti Figurative lo ha indirizzato verso questo cammino artistico, influenzando la sua capacità immaginativa prima ancora che la sua tecnica.

Una commistione tra Oriente e Occidente è invece l’opera di Wang Xinyao Paesaggio Cinese che associa un materiale moderno come il propilene alla tradizione di pittura su rotolo, tipica dell’arte cinese tradizionale. Quest’opera ha aspetti anche vicini all’astrattismo e si differenzia fortemente dagli altri suoi lavori i quali, tornando al figurativo, ci mostrano scorci di una Cina ormai sempre più rara, in lenta scomparsa come in Ricordo di una vecchia strada n°3 dove  una predominanza di toni chiari dà al paesaggio un aspetto desolato da città fantasma.

La produzione di Guo Runwen spazia tra pastelli ad olio, in cui a spiccare è principalmente l’impeccabile studio sulla luce come in Luci nella cattedrale, a ritratti olio su tela di chiara impronta realista come in Nastro per capelli rossi, fino ad arrivare a opere come Vita ideale in cui sono evidenti la componente ironica.

Le donne sono invece indiscusse protagoniste nei lavori di Pang Maokun (Nella stagione dei fiori n°9 ad esempio) che le rappresenta in pose quasi annoiate, sicuramente malinconiche se non proprio tristi, in ambienti angusti e ridotti all’essenziale in cui è impossibile non soffermarsi sui loro sguardi magnetici, specchio di una realtà in cui il limite tra oriente e occidente si fa sempre più labile.

Critiche alla società moderna cinese arrivano da alcuni lavori di Liu Xin che nella serie di opere Claustrofobico 1°, 2°, 3° vuole esprimere la difficoltà a trovare nuovi spazi nella realtà sociale cinese dove la libertà è limitata e dove a volte sembra difficile anche respirare. Le opere di chiara influenza fiamminga, mostrano nature morte di una cupezza indescrivibile, su sfondi neri come la pece, in cui gli unici tocchi di luce sono concentrati su alcuni singoli dettagli.

Dialogo Roma-Pechino, di Ma Lin

Dialogo Roma-Pechino, di Ma Lin

Completamente differente è l’approccio adottato da Ma Lin  con le sue installazioni su legno in cui il tema principale è il contrasto nelle sue più varie accezioni. Che sia, infatti, il conflitto tra Occidente e Oriente come in Dialogo Roma-Pechino o che sia quello tra uomo e donna come in Dialogo e Conflitto non ha molta importanza, perché è proprio dal diverso che può nascere la comunicazione, così come dalla asimmetria delle forme e dal scontro tra colori primari nascono le sue splendide opere.

Ancora più estremo, quasi caricaturale, è il lavoro di  Xin Dongwang il quale fa della critica sociale il punto forte del suo realismo. Protagonista, infatti, è un certo tipo di società standardizzata, legata al consumismo estremo, mancante di ideali e di cultura come i suoi adolescenti “griffati” e annoiati o l’uomo dagli occhiali scuri nell’opera Vista.

A chiudere la mostra ci sono i lavori dell’unica altra donna, Chen Zijun, la quale, distaccandosi dal Realismo, abbraccia il Simbolismo e l’Astrattismo. Importantissimo l’uso del colore per rappresentare un ambiente vacuo e impalpabile in cui a colpire l’attenzione è spesso solo un dettaglio come il volto senza espressione della sua opera più interessante Indovinare.

Visual China. Realismo figurativo contemporaneo è una mostra che grazie alla sua varietà di autori, indaga vari aspetti dello spettro del reale non fermandosi quasi mai alla sua mera riproduzione, ma cercando una più intima definizione, una interpretazione personale e sentita che, ovviamente, non può e non vuole distaccarsi da tematiche come il rapporto tra Occidente e Oriente o quella ancora più complessa della globalizzazione non solo dei costumi ma anche di molti aspetti dell’arte.

Elisabetta Tirabassi

Visual China. Realismo figurativo contemporaneo
Complesso del Vittoriano – Roma
Dal 4 al 27 settembre 2013
Orario: 9.30 – 19.30
Ingresso Gratuito
Per informazioni: 06-6780664

Immagini dell’Ufficio Stampa (Comunicare Organizzando e Segni d’arte)

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