Visite mediche di notte, il punto della situazione

Visite mediche e prestazioni specialistiche di notte: soluzione, o utopia?

Visite mediche e prestazioni specialistiche di notte: soluzione, o utopia?

Venezia – Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha chiesto e ottenuto dalle Asl della regione il prolungamento degli orari per le visite mediche e le prestazioni strumentali, con esami che potranno essere effettuati fino a mezzanotte, durante i giorni feriali, e fino a mezzogiorno durante la domenica.

La decisione, che dovrebbe mirare alla sensibile riduzione dei tempi di attesa (per un’ecografia semplice si parte da una media di 45 giorni, con picchi di 55 in alcune zone d’Italia), non è però scevra di complicazioni di carattere amministrativo e sindacale, come dimostrano le immediate prese di posizione da parte dei rappresentanti dei medici e dei tecnici di laboratorio, da Venezia a Padova.

Alcuni nosocomi veneti, come il Fracastoro di San Bonifacio (un comune a circa 30 km di distanza da Verona) e l’ospedale di Marzana (frazione del capoluogo di provincia) hanno già dato il via a una fase sperimentale delle visite notturne, per quanto riguarda ecografie, ecocolordoppler, risonanze magnetiche e TAC . L’Ulss 20 ha infatti dato parere favorevole all’ampliamento dell’orario dalle 20 alle 23 nei giorni feriali, e all’estensione di quest’ultimo anche alle strutture private accreditate, “convenzionate con la mutua” nel gergo comune.

Per Maria Giuseppina Bonavina, dell’Ulss 20 di Verona, «con queste aperture aggiuntive potremo meglio gestire la richiesta di prestazioni, ma dovremo continuare a lavorare sull’appropriatezza delle prescrizioni mediche per calmierare la domanda di prestazioni».

Se per i medici le ore di straordinario restano però retribuite in maniera omogenea su tutto il territorio regionale (100 euro l’ora), ciò non accade con gli infermieri e i tecnici di laboratorio, la cui retribuzione varia da un minimo di 38 euro nei presidi padovani ai 50 di Venezia e Vicenza. Per questo motivo, i tre principali sindacati (Cgil, Cisl e Uil) hanno annunciato una presa di posizione che porterà, in assenza di una regolamentazione chiara e unitaria, alla mancata firma degli accordi con i presidi sanitari locali.

«Non possiamo permettere che le aziende sanitarie adottino comportamenti diversi rispetto ad un’attività uguale, creando disparità di trattamento tra dipendenti», ha dichiarato Fabio Turato, responsabile della Cisl veneta, annunciando che tutti gli impegni siglati saranno messi in discussione senza l’accordo su scala regionale.

Lo stop dei sindacati potrebbe però mettere a rischio tutte le prenotazioni – che come ci si poteva aspettare sono già centinaia – fatte per le cosiddette visite mediche di notte, con un danno economico enorme per le Usl, che si troverebbero costrette ad assumere personale a tempo determinato per sopperire alla mancanza di operatori sanitari, e rispettare così gli impegni presi con i cittadini, fruitori di un servizio nato per migliorare l’accesso alla sanità, ma che rischia di divenire un cane che si morde la coda.

Stefano Maria Meconi

 

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