Virtù d’amore. Pittura nuziale nel Quattrocento fiorentino

Allegoria della Pace, Agnolo di Donnino del Mazziere

Firenze – Ancora un fine settimana per chi vuole intraprendere, alla Galleria dell’Accademia e al Museo Horne, un viaggio attraverso la vita coniugale, il ruolo della donna in ambito domestico, gli atteggiamenti e la condotta esemplare della coppia presentati come indispensabili virtù nel Rinascimento.

Virtù d’amore – Pittura nuziale nel Quattrocento fiorentino è una vera chicca che questa suadente città offre a chi volesse immergersi nel mondo poco conosciuto di forzieri, cassoni, deschi, e spalliere, attraverso l’esposizione di oltre 40 pregevoli tavole del Quattrocento provenienti da prestigiosi musei esteri ed italiani.

Nella camera da letto, fulcro di quella dimensione intima e allo stesso tempo di rappresentanza delle dimore nobili del Quattrocento, i personaggi e le scene raffigurati negli arredi fanno tutti riferimento a fonti letterarie – raggruppate per lo più nei repertori classico, medievale o biblico – che costituiscono il patrimonio librario delle famiglie colte fiorentine. L’Antico Testamento, la mitologia greca, l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide e le Metamorfosi, assieme a Petrarca e Boccaccio, rammentano con le loro storie come ci si deve comportare affinché il matrimonio proceda nel migliore dei modi.

Protagonista è la donna, che in definitiva gode solo di due momenti trionfali nella vita: le nozze e la nascita del primogenito. Per cui, negli arredi dipinti, gesta famose si accompagnano ad ammonimenti e exempla sulle buone pratiche coniugali e sociali, dal momento che un matrimonio non riguarda solo la coppia ma anche i delicati equilibri di tutta la città.

Questo viaggio nel tempo parte da un pezzo importante della Galleria dell’Accademia, il Cassone Adimari di Giovanni di Ser Giovanni detto Lo Scheggia, del 1450 circa. Raffigura una danza di festeggiamento nuziale in una città che ricorda inequivocabilmente Firenze, ed era parte di una spalliera di letto, non un cassone come ritenevano molti studiosi otto-novecenteschi. E il matrimonio non è quello avvenuto nel 1420 tra Boccaccio Adimari e Lisa d’Albertaccio Ricasoli, in quanto quella data non si concilierebbe con gli elementi stilistici del dipinto.

A partire dal Trecento e per tutto il Quattrocento le famiglie fiorentine più agiate iniziano a sentire sempre di più la necessità di tenere riposte e ordinate le proprie masserizie e gli oggetti preziosi in cassoni: contenitori, per lo più di legno e a forma di parallelepipedo, comodi anche per il trasporto.

Cassone Adimari, di Giovanni di Ser Giovanni detto Lo Scheggia

Proseguendo questo mero percorso di scoperta, considerando cioè che tanto del patrimonio di pitture provenienti dagli arredi di dimore private rinascimentali fiorentine è ancora da conoscere, è così possibile ammirare le 4 tavolette laterali dipinte da Sandro Botticelli e Filippino Lippi per una coppia di cassoni che illustrano le Storie di Ester, moglie intelligente, e Assuero, re di Persia. Occasione straordinaria se si pensa che i sei pezzi in cui l’insieme si trova frammentato sono normalmente custoditi da 5 musei diversi e che la tavola raffigurante Mardocheo piangente, per la quale le ricerche confermano l’autografia botticelliana, non era stata esposta da più di 70 anni.

Dilettevoli, sempre alla Galleria dell’Accademia (www.firenzemusei.it/accademia/), i due fronti di cassone con le Storie di Ulisse (Cracovia, Castello di Wavel) dalla bottega di Apollonio di Giovanni, che come in un libro a fumetti raccontano in una “narrazione vivace e allo stesso tempo piena di drammaturgia” (si legga la scheda delle opere pubblicata nel ricco catalogo Giunti) le avventure del re di Itaca, vestito come un principe orientale per poi prendere i panni di un mendicante.

Simile impronta da illustrazioni per bambini – ma a contenuto purtroppo tragico – hanno le due tavole sugli amori infelici di Piramo e Tisbe e Apollo e Dafne, esposte al Museo Horne (www.museohorne.it) e provenienti dal Museo privato Luigi Bellini.

Eseguiti in genere a coppia, i cassoni non riproducono solo i ruoli da rispettare all’interno della coppia e la fama delle famiglie che stavano per unirsi, sul fronte e sui fianchi, ma nella parte interna dei coperchi possono anche contenere messaggi figurativi diretti all’intimità. È il caso dell’Allegoria della Pace, o del bellissimo Paride giacente che si può immaginare far coppia con Elena, probabilmente nuda, nell’altro cassone: in base alla credenza secondo la quale la contemplazione di figure attraenti influiva sull’aspetto del nascituro, tali rappresentazioni costituiscono un augurio per la prole.

Trionfo della Fama, Lo Scheggia

Su entrambi i lati dei deschi da parto, tavole circolari o poligonali nate probabilmente come vassoi per portare da mangiare alla puerpera dopo il parto, sono dipinti messaggi propiziatori per una discendenza forte e sana che scongiurano i pericoli connessi col travaglio e la nascita. Fra tutti, spicca quello col Trionfo della Fama, dipinto dallo Scheggia e oggi conservato al Metropolitan Museum di New York, appartenuto a Lorenzo il Magnifico e realizzato in occasione della sua nascita (1448/1449) o del matrimonio dei genitori Piero il Gottoso e Lucrezia Tornabuoni.

La mostra, organizzata in collaborazione con il Museo Horne di Firenze, nel palazzo tardo quattrocentesco di via De’ Benci che ha perfettamente articolato nel suo contesto “domestico” un percorso di valorizzazione del consistente nucleo di cassoni dipinti presenti nella raccolta e afferenti all’insieme originario appartenuto a Herbert Percy Horne, è realizzata nell’ambito del programma “Firenze 2010. Un anno ad arte” del Polo Museale fiorentino (www.unannoadarte.it/virtudamore/).

Buona esplorazione.

Natalia Radicchio

Foto | via http://2.bp.blogspot.com

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