La violenza sulle donne in India. Quando la società uccide

Una vera e propria cultura della violenza sulle donne. I casi delle giovani vittime di soprusi in India: una ustionata, l'altra violentata e bruciata viva

india stupro

Una giovane vittima prima e dopo lo stupro

I due casi di violenza sulle donne in India che hanno sconvolto il mondo intero. A distanza di pochi giorni una ragazza è stata sfigurata dal lancio di acqua bollente sul viso e una bambina di dodici anni è stata stuprata e poi bruciata viva.

UNA TRAGEDIA NATA SU FACEBOOK – Il primo episodio è avvenuto nel distretto di Muzzaffarpur, Stato settentrionale di Bihar. Il giovane ricercato conosceva bene la sua vittima perché prendeva ripetizioni ogni settimana dal padre. La ragazza aveva accettato il giovane come amico su Facebook, ma con il passare del tempo si era stancata di un linguaggio sempre più volgare e allusivo nei suoi confronti e così lo aveva rimosso dai propri contatti. Evidentemente per il ragazzo si è trattato di un’onta insopportabile, tanto che ha subito raggiunto la casa della quindicenne e con una scusa si è fatto aprire la porta. Non appena si è trovato vicino alla ragazza, le ha rovesciato sul viso dell’acqua bollente che si era portato da casa. La giovane indiana è ora ricoverata all’ospedale con ustioni gravi sul 20% del viso.

UNA VIOLENZA INAUDITA – Ma andiamo indietro di alcuni giorni, al 26 ottobre scorso, quando sei uomini hanno violentato una bambina di dodici anni nei pressi di casa sua, a Madhyagram, venticinque chilometri da Calcutta. Il giorno successivo la bambina era andata al commissariato per denunciare alle autorità l’accaduto, ma per un caso sconcertante è stata violentata nuovamente, questa volta da due uomini. Ma le disgrazie di questa bimba ancora non erano finite. Infatti il 23 dicembre è stata aggredita una terza volta, questa volta in casa sua, da due delle persone coinvolte negli stupri precedenti. Questa volta però gli aggressori non si sono limitati a violentarla, ma l’hanno bruciata viva, forse per vendicarsi della denuncia. Le autorità hanno dichiarato che tutti i colpevoli sono stati arrestati, ma intanto la piccola è morta in seguito alle ustioni.

UN’ONDA INARRESTABILE – In seguito a questi avvenimenti, migliaia di persone si sono riversate in varie piazze di città indiane per manifestare contro queste barbarie e il governo ha assicurato lo stanziamento di fondi per arginare il fenomeno dilagante della violenza sulle donne. Ma nonostante il denaro messo a disposizione per dispositivi di sicurezza e l’innalzamento delle pene, questi atti sembrano un’onda inarrestabile. Basti pensare che nel 1997 i casi di violenza sulle donne erano 2.497, nel 2011 erano invece 24.206 e si parla solo dei casi denunciati alle autorità.

LA CULTURA DELLA VIOLENZA – Il problema è chiaramente culturale. L’India di oggi si maschera dietro a una facciata buonista che vede la donna come “madre del mondo”, come una forza che genera vita e per questo va venerata. Ma raschiato il primo strato di stereotipi quella che appare è un’India estremamente maschilista nella quale la donna è spesso trattata come un oggetto di proprietà del padre o del marito.  È vero, l’India ha un presidente donna e ha anche una rappresentanza femminile tra i ministri del proprio governo, ma dall’altro lato i media spingono  nella direzione opposta. Per esempio, un famoso rapper di nome Honey Singh nei suoi testi inneggia allo stupro affermando che se anche una donna dice di non volere un rapporto sessuale, in realtà lo vuole, quindi bisogna prendersela come se fossimo degli animali. Per la cronaca questo rapper è l’autore di testi più pagato del Paese. Ma gli esempi non si fermano qui. Un famoso attore di Bollywood, Ranjeet, ha girato circa un centinaio di scene di stupro nei suoi film e il pubblico lo adora, lo esalta, lo emula.

india manifestazione

Un’immagine tratta da una manifestazione indiana dell’anno appena passato

UN PROBLEMA DI TUTTI Ma il problema della violenza sulle donne e i bambini non è solamente indiano, è un fenomeno globale che non risparmia il nostro Paese. Tutto parte dalla visione consumistica dell’economia. Ci hanno sempre detto che per essere un Paese civile e vivere bene bisogna essere ricchi, infatti il benessere dei popoli si calcola sulla spesa pro capite. Anche i servizi come la sanità, la previdenza sociale e i trasporti danno un’idea di quanto una società sia civilizzata. Ma quale civiltà può esistere se non c’è una cultura che combatte la violenza? Che razza di società si è costruita se un branco di adolescenti stupra una compagna di classe a una festa o se si violenta e si dà fuoco a una bambina? Un errore che si fa spesso è quello di considerare la civiltà come un dato acquisito, scontato. Per il mondo occidentale incivili sono quei popoli che non hanno l’acqua corrente in casa o la cui economia è arretrata. Si è completamente perduto il messaggio illuminista per cui al centro di tutto c’è l’essere umano e la ragione. Continuando di questo passo l’uomo rischia di vendere la sua umanità e a quel punto gli resteranno, forse, solo i soldi.

Andrea Castello

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