Vigilia di proteste per il Festival del Film di Roma

Il red carpet del Festival Internazionale del Film di Roma

Roma – Mancano poche ore all’inizio della quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (si aprirà, infatti, domani 28 ottobre) e non tardano ad arrivare quelle che, probabilmente, erano gli attesi contrasti con quanto, come al solito, resta in disparte e forzatamente fuori dai riflettori per cause di forza maggiore. “The show must go on”, quindi, ma non senza gettare un occhio a problemi non di poco conto.

È di questi giorni, infatti, la notizia che prevede notevoli mobilitazioni di protesta, sul red carpet del festival cinematografico capitolino, contro il “muro di gomma” creatosi, da diverso tempo a questa parte, a sostenere una certa spiacevole indifferenza riguardo la Casa Del Cinema di Villa Borghese.

Seguendo il comunicato stampa divulgato lo scorso 23 ottobre, si evince che numerosi addetti al settore cinematografico e televisivo hanno prima deciso di occupare la suddetta Casa del Cinema e, ora, anche di manifestare il proprio dissenso nei pressi dell’Auditorium Parco della Musica in occasione di ciò che dovrebbe riguardare loro molto più da vicino: il Festival Internazionale del Film, per l’appunto. Le motivazioni di simili intenzioni sembra risiedano in un provvedimento, da parte del Comune di Roma, circa un tentativo di tamponamento per fronteggiare una crisi economica ed industriale nella quale in governo non appare totalmente privo di colpe nel suo (intollerabilmente risaputo) non considerare la cultura come elemento portante per il progredire etico, morale ma anche e soprattutto di azione pratica da parte della popolazione italiana. La chiusura della Casa del Cinema, con tali premesse, insomma, non è molto lontana. Inestimabili sarebbero le perdite proprio a livello culturale sia per città di Roma che di un intero frangente di patrimonio artistico nazionale.

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La Casa del Cinema di Villa Borghese

Al pari di informazione, scuola e ricerca, dunque, il provvedimento risulterebbe estremamente drastico nel suo inevitabile dissolvere la crescita e il progredire delle nuove generazioni anche e soprattutto nel settore dell’audiovisivo. Dopo il taglio del Fondo Unico per lo Spettacolo (arrivato al minimo storico), il rinvio eterno di una nuova e vera legge per il cinema (non provvedimenti “bondiani” di riparo), il taglio netto alla possibilità di finanziamenti di produzione cinematografica operato dalla legge Romani e il mancato rinnovo del tax credit e del tax shelter, ora è il turno della Casa del Cinema, la quale subirà una radicale e involutiva revisione gestionale: non più un Direttore Artistico ma un comitato di 7 membri di cui 5 “che apportino un contributo di almeno 50000 euro annui, soluzione che farebbe della Casa del Cinema oggetto di appalto per un Comitato di affari libero di fare il proprio comodo, tenendo fuori (ma guarda un po’) gli autori e il pubblico che, in tutti questi anni, ha aderito con estremo interesse agli eventi (tutti gratuiti) e alle discussioni proposte. Riuniti in assemblea, così, gli appartenenti al mondo del cinema chiedono: immediato e certo rinnovo di tax credit e tax shelter, approvazione di una legge che crei un Centro nazionale di Cinematografia staccato da ogni interesse politico, un reinvestimento di parti di capitale per televisioni finalizzato a produzioni nazionali, reintegro del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) facilitato dalla messa all’asta (come accade in tutta europa) delle frequenze di digitale terrestre altrimenti regalate a Mediaset, sostegno e difesa delle sale di città con spazio privilegiato per il cinema italiano.

Si prevede una protesta pacifica ma massiccia ed importante. Terremo d’occhio, ovviamente, assieme alla kermesse capitolina, anche questo aspetto assolutamente impossibile da minimizzare se davvero ci consideriamo amanti della settima arte.

Stefano Gallone

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