VIDEO Quando Renzi voleva cacciare chi cambia partito

Matteo Renzi sempre più spregiudicato, ma cala la coerenza: nel 2011 chiedeva le dimissioni della Binetti, che lasciò il Pd. Perché Scelta civica è diversa?

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Matteo Renzi contro Paola Binetti: “devi dimetterti”. E Scelta civica? (blitzquotidiano.it)

Matteo Renzi è nato come rottamatore della politica italiana, quasi dovesse portare una nuova stagione di correttezza e innovare la nostra repubblica; capita, invece, che si sia normalmente adattato al sistema politico vigente, anziché cambiarlo, diventandone in qualche modo un campione. Il piccolo scoop di YouTube, allora, non stupisce, ma aiuta a capire la coerenza di fondo dei leader politici italiani.

PAOLA BINETTI E MATTEO RENZI – Correva l’anno 2011, era il 22 febbraio e in diretta a Porta a Porta si confrontano due esponenti della Democrazia cristiana odierna, entrambi passati dal Pd: Matteo Renzi e Paola Binetti. La Binetti, in crisi etica per alcune discutibili scelte del Pd, stava lasciando il partito insieme a Enzo Carra e Dorina Bianchi. Il loro cambio di casacca fu visto malissimo dall’allora sindaco di Firenze, che ne chiese addirittura le dimissioni, forse un po’ dimentico dei principi che oggi brandisce per giustificare i transfughi, dai Migliore agli attuali eletti di Scelta civica.

IL CORAGGIO DI DIMETTERSI – Le parole di Renzi rivolte alla Binetti furono chiarissime: «è ora di finirla con chi viene eletto con qualcuno e poi passa di là. Vale per quelli di là, per quelli della sinistra, per tutti». Posizione opinabile in presenza di una Costituzione che chiarisce come non ci sia alcun vincolo ai parlamentari – per fortuna – ma espressa chiaramente dal futuro leader del Partito democratico. E specificava che, ovviamente, è lecito cambiar partito, ma nel farlo bisogna lasciare il posto ricevuto con il voto elettorale: «avere rispetto per chi mi ha votato, perché chi mi ha votato non ha cambiato idea».

Matteo Renzi, le fila del suo Pd crescono

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ASTENSIONISMO E ANTIPOLITICA – Nell’intervento di quattro anni f Renzi trovava spazio anche per chiarire come queste manovre fossero una delle cause dell’astensionismo; oggi aggiungeremo l’antipolitica e il voto grillino alla lista dei mali causati da queste forme di “trasformismo contemporaneo”. «Se c’è l’astensionismo – dichiarò Renzi – è anche perché se io prendo e decido di mollare con i miei, mollo con i miei»: un po’ a dichiarare che questi “giochetti da Prima repubblica” dovrebbero finire.

E ORA? – Difficile che Renzi chieda ai parlamentari provenienti da Scelta civica di seguire il consiglio che lasciò alla Binetti: «dovevi dimetterti dal Parlamento». Predicare con saggezza diventa difficile quando si ha a che fare con la gestione del potere e Renzi ha dimostrato di saper gestire il potere con spregiudicatezza e abilità davvero non comuni, anche nel panorama politico italiano, da sempre distintosi per questa notevole abilità. Il riconoscimento di queste capacità, però, non può suonare come un complimento, perché la coerenza dovrebbe fondare la carriera di un politico più della sua spregiudicatezza.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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